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Ivrea
24 Dicembre 2023 - 16:26
Francesco Bermond des Ambrois
Una notizia che non è solo da dare, ma da strombazzare. Da urlare a squarcia gola per la gioia che ti dà nel darla.
Il 14 dicembre scorso, infatti, s’è tenuto, in Municipio, un incontro di coordinamento per dare il via ai lavori al Castello del Conte Verde, riguardanti la “rigenerazione funzionale delle aree verdi e dei bastioni esterni al centro storico di Ivrea, per migliorare l’accessibilità e la fruizione dei luoghi di aggregazione di comunità...”.
La procedura di assegnazione è avvenuta entro i tempi previsti. A eseguirli sarà il Consorzio Stabile Opera Scarl.
Sono anche già stati decisi i tempi. La consegna delle aree avverrà entro la fine del mese di gennaio e il cantiere dovrebbe durare una decina di mesi.
A parlarci di tutto questo, con l’entusiasmo di un bambino, è il progettista, nonchè direttore dei lavori, l’architetto Francesco Bermond des Ambrois, amante di Ivrea e della sua storia, discendente di quel Louis François Des Ambrois De Névache nato a Oulx il 30 Ottobre 1807 da Louis Victor che fu colonnello dell’armata sarda.
Con lui un gruppo di lavoro con il pedigree. E si comincia dall’ingegnere Corrado Curti che si è occupato delle strutture, passando dall’architetto Enrico Griffith specialista dell’ambiente, a Corrado Ceria consulente sulla sicurezza, all’agronomo Andrea Polidori per il verde e, non in ultima, la preziosa collaborazione di Civico 13.
“Grazie alla proroga concessa dal Governo fino alla fine di settembre il progetto è stato inserito e definito nei termini imposti dal Pnrr per avere accesso ai fondi - ci spiega Francesco Bermond - Abbiamo fatto delle corse sul finale perchè è cambiato il Sovrintendente alle Belle arti e sono state richieste delle piccole modifiche. Qualcuno ha scritto che il progetto era stato bocciato ma è una falsità. Solo una piccola revisione. Una cosa viene bocciata quando si dà un parere di diniego, cosa mai successa. Devo ringraziare a questo proposito l’intraprendenza del sindaco Matteo Chiantore e dell’assessore Francesco Comotto. Grazie a loro, nel mese di luglio, s’è organizzato un incontro di coordinamento per le variazioni e siamo arrivati in tempo...”.



Grazie a loro, ma soprattutto grazie alla passata amministrazione guidata da Stefano Sertoli. E’ a loro che si deve l’inserimento del castello tra le opere finanziate con fondi di Next Generation Eu per un importo complessivo di 1 milione 485 mila euro. E sono stati loro, nel maggio scorso, ad approvare il progetto di fattibilità tecnica ed economica.
Fulcro del progetto è la nuova accessibilità da via Circonvallazione al Castello e quindi al centro storico.
“Tutta l’area lungo i bastioni e il parcheggio ex Foscale - aggiunge Francesco Bermond - sarò oggetto di un importante intervento di riqualificazione, contraddistinto dalla realizzazione di nuovi percorsi pedonali... Più nello specifico si prevede la sistemazione del giardino del parco dei donatori di sangue collegato ad un parco dei Bastioni, quindi la costruzione di una struttura di scavalcamento delle mure. Una rampa che permetterà il raggiungimento del centro storico partendo dal parcheggio. Si tratta insomma di un’opera funzionale ad una serie di altre opere. Una infrastruttura che dovrà generare un flusso positivo di energie nell’area del centro storico...”.
Al palo, per il momento, la risistemazione dell’antica Porta Bosone per la quale si è speso e continua a spendersi Tony Ziliotto, un cittadino amante della storia di Ivrea. Da qualche giorno ha lanciato una petizione
“La risistemazione permetterà la percezione di Porta Bosone - sottolina Bermond - Sarà segnalata e indicata ed è auspicabile che in futuro possa essere recuperata. Teniamo conto che entra direttamente a casa del Vescovo. Ci va un accordo, non è che si può entrare così a casa sua...”.
Non si tratterà, comunque, di una sistemazione complessiva, dato che per quella occorrerebbero non meno di 5,5 milioni.
Si è sempre parlato in verità di un ulteriore lotto lavori per 1.300.000 euro per una nuova illuminazione (a led) delle mura e l’accesso tramite ascensore, ma su questo, per il momento, non c’è ancora nulla di definito.
Pochi mesi fa la ditta Sado di Pomigliano d’Arco (Napoli) ha concluso i lavori, progettati dall'architetto Ezio Ravera per rendere fruibile la corte interna attraverso la realizzazione di una nuova pavimentazione e la messa in sicurezza delle facciate, la cui instabilità aveva indotto l’amministrazione guidata da Carlo Della Pepa a vietare l’uso del cortile interno per gli spettacoli estivi.
Si è realizzata, inoltre, una nuova scala la cui struttura rimanda a quella delle torri mobili che venivano accostate alle fortificazioni durante gli assedi, che permette l’accesso ai camminamenti di ronda per un inedito punto di vista sulla Città e sul paesaggio circostante.
Infine si è pensato all’illuminazione resa più efficiente e completa con nuovi apparecchi illuminanti a LED.
I lavori sono costati 825.000,00 euro, di cui 660.000,00 ottenuti accedendo al "Fondo Cultura" del Ministero della Cultura.
Il primo intervento, risalente all’estate del 2020, invece era costato 260 mila euro, utilizzati per eliminare quelle orrende onduline blu che transennavano l’ingresso e sostituirle con una bella cancellata in ferro battuto e una pavimentazione in sassi approvata dalla Soprintendenza.
Non si tratterà, comunque, di una sistemazione complessiva, dato che per quella occorrerebbero non meno di 5,5 milioni.

Correva il 7 dicembre 2017 quando l’Amministrazione comunale di Ivrea annunciò in “pompa magna” che la proprietà del Castello era stata trasferita dal Demanio al Comune con l’iter del federalismo culturale. Non fece in tempo ad annunciarlo che dalle mure si staccarono (pensa te che sfiga...) alcune tegole che solo per puro caso non caddero in testa ai passanti.
Da qui in avanti chiari a tutti tre concetti.
Il primo: ogni anno, entro le 24 del 31 dicembre, come Cenerentola, l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto inviare una relazione alla Soprintendenza sui passi in avanti compiuti.
Il secondo: esistevano una serie di impegni e un tempo massimo per realizzarli.
Il terzo: non ci si sarebbe dovuti scostare dal piano approvato da tutti i soggetti che avevano titolo per attuarlo.
Più nello specifico, l’Accordo di Valorizzazione con il Demanio ai sensi dell’art.112, comma 4 del Dlgs.22.01.2004, n.42 ed approvato nel C.C. del 21.12.2016, appioppava e ancora lo appioppa al Comune di Ivrea l’onere della conservazione.
Un onere non indifferente di 5,5 milioni di euro e nove anni per rispettare l’accordo (ne sono già passati 6).

Il primo progetto di riqualificazione era stato realizzato nell’era di Carlo Della Pepa, verso il finire del 2018 da docenti e professionisti (Rocco Curto, Maria Adriana Giusti, Diego Ferrando e Michele Perna). Prevedeva spazi museali, aree per la ristorazione e una scuola a cielo aperto dedicata al restauro. Si sapeva già quel che si voleva fare, peccato mancassero i soldi e ce ne sarebbero voluti davvero tanti, anche solo per rallentare il degrado che era evidente, sia per il castello, sia per le mure di cinta rosicchiate da alberi e sterpaglie.
Su queste ultime più volte in passato ci si è lamentati che non ci fosse un accordo con la Curia per la risistemazione dell’intera parte alta della città. Tra i più convinti, durante la passata amministrazione, anche l’azzurro Tommaso Gilardini, fiancheggiatore del Comitato di Tony Ziliotto per la riapertura dell’antica Porta Bosone così ben disegnata del Bagetti in una stampa raffigurante la presa di Ivrea da parte dei Francesi di Napoleone, avvenuta il 21 maggio 1800. E sarebbe un bel modo per collegare l’area mercatale con il centro storico.
Nato ad Albenga e cresciuto a Ivrea, Ziliotto, ex Direttore della Scuola Meccanica Agraria dell’Istituto Ubertini di Caluso e per lungo tempo in giro per il mondo a occuparsi di programmi rurali, dalla pensione in avanti, altro non s’è messo a coltivare che le sue passioni per la storia e per la scrittura. Suoi una lunga serie di libri. “Piccola Ivrea segreta” è del 1987. Seguono “Qui sauvera le paysan africain?”, “Per una reale partecipazione dei rurali poveri”, “Piccole storie del mio paese”, “Giuanin, l’America e l’amore”, “Nuove storie”, “Uccidete il sognatore” e, infine, “Una cavolata al giorno… Piccolo prontuario per difendersi dai Radical Chic”
Le domande che Ziliotto si faceva riguardavano la messa in sicurezza delle mura che stan cadendo a pezzi e il futuro di un bene che è di tutti, oltretutto in una città patrimonio dell’Unesco. E sono – diciamocelo francamente – interrogativi abbastanza imbarazzanti, per chi avrebbe titolo per rispondere…
Ziliotto, il cui pensiero era stato ripreso, tre legislature fa, dall’azzurro Tommaso Gilardini, aveva evocato il ripristino dell’antica Porta Bosone.
In mano un’antica stampa del Bagetti sulla presa di Ivrea da parte dei Francesi di Napoleone, avvenuta il 21 maggio 1800.
“Gli assalitori – commentava – arrivano dal basso percorrendo un sentiero accanto alla palude (all’epoca chiamata Lago di Città) poi girano verso una staccionata e qui si scontrano con la prima linea di difesa dei Piemontesi mentre dall’alto delle mura i nostri fucilieri cercano di fermarli invano. Ma da dove passano i Francesi per entrare in Ivrea? Alcuni storici hanno parlato di Porta Aosta o Porta Vercelli ma da lì non si arriva a nessuna delle due. E allora? Allora non resta che la nostra cara Porta Bosone…”.
Ziliotto ne ha sempre avute per tutti anche a chi gli ricordava che le mura sono della Curia.
“E’ vero – rispondeva – tuttavia buona parte delle piante che provocano la caduta delle pietre sono al confine del suolo pubblico o all’interno di esso ma le loro radici vanno dove vogliono. Per le piante che crescono direttamente sulle Mura, perchè mai il Comune non se ne deve occupare? Se cadessero tegole in via Palestro, potrebbe il Comune disinteressarsi perchè cadono da tetti privati?”
E proprio per questo nel 2012 la Sopraintendenza inviò un’ingiunzione sia al Vescovo che al sindaco.
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