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Lotta alle mafie: in Canavese un Comune si chiama fuori

La Giunta ha deliberato l'uscita da "Avviso Pubblico" per risparmiare 700 euro l'anno...

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"Avviso Pubblico" è una rete di enti locali che concretamente si impegnano per promuovere la cultura della legalità

Dal 1 gennaio 2024 il Comune di Cuorgnè non aderirà più all’associazione “Avviso Pubblico”.

Lo ha stabilito la giunta – alla quale spettava questo tipo di decisione - lo scorso 6 dicembre.

“Avviso Pubblico” è una rete costituita fra gli enti locali che concretamente si impegnano per promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile. Nata nel 1996, vi aderiscono 569 enti: 11 Regioni, 9 Province, 3 Città Metropolitane, 531 comuni, 7 Unioni, 2 Consorzi, 2 enti di altro tipo.

Nell’Alto Canavese troviamo i nomi di Valperga, Favria, Feletto e quello della piccola Chiesanuova che, a fronte delle sue dimensioni, è in prima fila nella promozione della legalità: il suo Centro per Rifugiati è un esempio eccellente di come un’accoglienza ben gestita costituisca un antidoto alla criminalità.

Una veduta del Comune di Cuorgnè

La città di Cuorgnè, nota per i motivi opposti – ovvero per una forte presenza della ‘Ndrangheta emersa in tutta la sua portata nel 2011 grazie all’Operazione Minotauro – ad “Avviso Pubblico” aveva aderito a partire dal 2013.

Cosa fa quest’associazione? Nel proprio sito si definisce così: “Realizziamo progetti, iniziative e corsi di formazione, raccogliamo e diffondiamo buone pratiche amministrative, pubblichiamo notizie e documentazione aggiornata”.

Perché Cuorgnè ne esce? Il motivo è economico: risparmiare 700 euro. Si legge nella delibera: “a fronte delle maggiori spese previste per il Bilancio del 2024 si rende necessaria la razionalizzazione delle risorse. L’adesione sarà oggetto di riesame nell’anno 2025 secondo le disponibilità finanziarie”.

Giovanna Cresto sindaca di Cuorgnè

Che i Comuni debbano fare i salti mortali per far quadrare i bilanci lo sanno tutti ed anche che l’amministrazione Cresto si è trovata ad affrontare spese impreviste come quella del noleggio di una caldaia per la Scuola dell’Infanzia “Mamma Tilde” (50.000 euro). Che questi 700 possano fare la differenza sembra però poco probabile. Appare invece concreto il rischio che la scelta possa venire interpretata come una volontà di disimpegno.

E’ vero che “resta ferma l’attività dell’amministrazione volta alla lotta contro la criminalità e difesa della legalità condotta attraverso attività con minore impatto economico” ma il messaggio inevitabile è che “Avviso Pubblico” non serva a nulla. Se l’amministrazione la pensasse effettivamente così, tanto sarebbe valso dichiararlo apertamente, a scanso di equivoci: si sarebbe trattato di una questione sostanziale. 

Quel che manca alla maggioranza che governa Cuorgnè è probabilmente un certo tipo di sensibilità: era già accaduto all’inizio del mandato quando aveva rinunciato alla possibilità di acquisire le proprietà confiscate al boss Iaria. Dal punto di vista strettamente economicistico la decisione aveva un senso, tanto più alla luce delle difficoltà che il Comune sta incontrando nell’affidare la gestione della villa che in seguito aveva richiesto ed ottenuto. Un ente pubblico però non è un’azienda e dovrebbe avere una visione più ampia e lungimirante.

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