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Ceresole Reale
18 Dicembre 2023 - 10:20
Il neo presidente del Parco del Po Mauro Durbano
Come previsto, il vicesindaco di Ceresole e vicepresidente dell’IRES Piemonte Mauro Durbano è il nuovo presidente del Parco Nazionale Gran Paradiso. La nomina, resa nota il 12 dicembre con un comunicato-stampa, era stata in realtà formalizzata dal ministero dell’Ambiente il giorno 5.
Abbiamo sentito Durbano nel pomeriggio di giovedì 14, proprio durante il suo primo approccio con la sede torinese e con il personale che ci lavora: una ventina di persone. Altre 10 operano nella sede di Aosta mentre gli addetti alla guardiania raggiungono le 60 unità.
Cosa si prova nell’essere nominato presidente di un ente cosi prestigioso, per di più in giovane età?
E’ ovviamente un grande onore, a maggior ragione per chi ha sempre frequentato quei luoghi e li conosce bene. E’ una soddisfazione esserlo diventato a 36 anni ma si possono avere buone idee a qualunque età.
Avresti pensato qualche anno fa di arrivare a ricoprire questo ruolo?
Assolutamente no. Anche quando si era cominciato a parlarne, circa due anni fa, l’avevo presa alla leggera. Invece la cosa è andata avanti e ringrazio il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin e le istituzioni che mi hanno accordato la loro fiducia. Poi è chiaro che la Lega ci ha messo del suo. C’è un episodio, al quale penso spesso in questi giorni, ed è il ricordo della prima volta che qualcuno avanzò tale ipotesi, in modo del tutto informale, nel corso di una conversazione privata. Si trattava di Angelo Burzi, politico di grande esperienza, esponente di spicco della Prima Repubblica, morto tragicamente la notte di Natale del 2021. Il nostro primo incontro avvenne pochi anni prima e durò due orette. Era un uomo riservato, a quell’epoca ormai fuori dalla politica, però ad un certo punto mi disse, così d’impeto: “Tu dovresti fare il presidente del Parco”. Quasi ci risi su! Ebbi poche altre occasioni di incontrarlo ma quella sua affermazione mi tornò alla mente quando il mio nome cominciò a circolare con insistenza.
Prevale la soddisfazione o c’è anche un po’ di preoccupazione?
Sinceramente non sono preoccupato. Prevale la soddisfazione e soprattutto la voglia di mettermi subito a lavorare. Dopo tanto tempo è ora di farlo.
Come intendi interpretare il tuo ruolo?
Il presidente dev’essere innanzitutto uno che riesce a rapportarsi con le amministrazioni locali ed a far sì che l’Ente mantenga buoni rapporti con tutte le istituzioni. A lavorare ci pensano i dipendenti…
La questione che mi preme di più è quella della comunicazione. Bisogna far conoscere meglio il nostro parco e far sapere che non si estende solo nel territorio valdostano - come in troppi continuano a credere - ma anche in quello piemontese. Occorre utilizzare tutti gli strumenti disponibili: ad esempio non abbiamo ancora TikTok...
L’altra cosa fondamentale è la ricerca. Un Parco nasce ovviamente per conservare ma, visto che lo stambecco sta bene e non corre più il pericolo di estinguersi, è importante sfruttare le possibilità di studio che solo le aree protette offrono grazie alla loro situazione particolare. Si deve puntare molto sulla collaborazione con le università e con le altre istituzioni scientifiche, anche a livello internazionale.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso
Quali i problemi principali che dovrai affrontare a breve e a lungo termine?
C’è quello annoso della sede, periodicamente riproposto e mai risolto. Per me la sede di un parco deve essere collocata all’interno dell’area protetta.
Come vicesindaco di Ceresole avrai avuto modo di conoscere da vicino il funzionamento dell’ente. Quanto ti potrà essere utile quest’esperienza?
Sicuramente è importante: mi dà il vantaggio di sapere come il Parco viene percepito dalle amministrazioni comunali e dalla popolazione.
Oltre ai vantaggi, il fatto di provenire da un’amministrazione comunale può creare anche degli svantaggi?
Di svantaggi in verità non ne vedo.
Pensi che lavorerai soprattutto da Torino o che sarai presente sul territorio?
Ovviamente sarò presente sul territorio perché l’importante è rendersi conto delle cose stando sul posto. Poi è chiaro che, finché gli uffici rimarranno a Torino e ad Aosta, lavorerò anche in questa ed in quella sede.
Hai già preso contatto?
Sono operativo ed oggi, che ero a Torino, ho deciso di passare da qui. Sono appena entrato nel mio ufficio, lo stanno ancora sistemando. La prossima settimana andrò a conoscere il personale di Aosta.
Quali sono le prime impressioni?
Favorevoli… anche se fa uno strano effetto dirigere il Parco del Gran Paradiso stando in un ufficio cittadino: chi viene qui non pensa di essere nella sede di un’area protetta di montagna!
Quali differenze vedi fra i due versanti del Parco, rispetto ai problemi ed alle esigenze delle popolazioni?
Secondo me non ci sono differenze significative. Il problema principale delle Terre Alte è quello che chi ci vive possa continuare a farlo e lo sviluppo turistico è fondamentale. La Valle d’Aosta è forse un po’ più avanti sotto questo aspetto ma nemmeno tanto: la Valsavaranche soffre il problema dello spopolamento allo stesso modo delle vallate piemontesi. Credo che una delle prime cose da fare sia veicolare un po’ meglio gli eventi e qualificare il tipo di turismo per attrarre quello più consapevole e di conseguenza anche più propenso a spendere: è una cosa che avviene quando ci si rende conto dell’importanza delle aree che si va a visitare.
Come valuti il ruolo delle associazioni ambientaliste nei confronti del Parco e quali rapporti pensi di instaurare con esse?
Conto di instaurare un buon rapporto con tutti coloro che credono nell’importanza delle Terre Alte. Poi dipende anche dal tipo di ambientalismo: c’è chi vorrebbe mandar via dall’area protetta gli esseri umani per lasciavi solo gli animali. Con quest’idea non sono d’accordo! Si può però ragionare e confrontarsi con tutti, anche con chi ha una visione diversa dalla propria, e collaborare sugli obiettivi condivisi.
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