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SETTIMO TORINESE

Il Teatro Garybaldi di Settimo: un passato da cancellare o una cultura da preservare?

Gli attori di PEM sono in scena alle Fonderie di Moncalieri, fino al 17 dicembre, con “Antigone e i suoi fratelli”: andateli a vedere...

Gli attori di Pem in "Sette a Tebe"

foto Paolo Ranzani

In tutte le parole spese in questo dibattito promosso attraverso le pagine del giornale “La Voce”, nonostante i generosi tentativi di mediazione messi in campo da tutti coloro - e sono tanti - che vorrebbero questa bellezza di PEM residente a Settimo, nessuno ha spiegato perché agli attori di Vacis non fanno più mettere piede in città.

In tutte le parole dette, dalla sindaca e dal presidente di Fondazione Ecm, manca quell’umanità che andrebbe dispensata quando si parla di giovani lavoratori, in questo caso attori, e di professionisti come Vacis che hanno sempre parlato di Settimo in giro per il mondo come fosse una roccaforte della cultura, con orgoglio e affetto. 

Qui, invece, si produce uno sforzo collettivo da parte dell’amministrazione comunale per cancellare il passato (ma perché poi?) in nome di un’innovazione culturale in cui si compra tutto, anche quando si potrebbe concretamente creare e produrre in casa. Si monetizzano e si fanno pesare sulla bilancia gli spazi comunali, acquistati e mantenuti con soldi pubblici, quando invece si dovrebbe essere più tolleranti e meno tassativi di fronte a questi progetti.  

Il Laboratorio Teatro Settimo era un’azienda in cui vigeva il motto “Tutti per uno e tutti per tutto”. Le porte del teatro Garybaldi (quello originale di via Garibaldi), chiuse definitivamente da una decina d’anni, erano spesso aperte: lì ci trovavi le scuole per i saggi teatrali, decine di bambini per turno, spettacoli e iniziative, si facevano i concerti rock, la mitica rassegna “Indiretta” del Tenaxound, le serate letterarie di “Ritratti d’Autore”, con musica classica suonata dal vivo, e molto altro. 

Non era soltanto intrattenimento: si faceva produzione, si discuteva, si ragionava. Si costruiva l’identità della città e si viveva attivamente quel tempo. Dentro quel luogo ci siamo stati in migliaia, tanti hanno calcato quel parquet in legno montato dagli stessi attori che poi sono diventati nomi di fama internazionale. 

E prima di citare Marco Paolini per mescolare il nome del Teatro Settimo con quello di Vacis in mezzo ad altri, bisogna sapere che proprio Paolini si è commosso abbracciando gli attori di Pem sul palco del Teatro Gobetti di Torino tra gli applausi del pubblico dopo la rievocazione del “suo” Vajont. Paolini aveva recitato nel 1997 il testo del Vajont su quella diga ai piedi del monte Toc in diretta su Rai 2 e di fronte a un milione di telespettatori. Nei titoli compariva la scritta in evidenza “di Marco Paolini e Gabriele Vacis”.

Un filmato che si può trovare su youtube, due ore e un quarto di monologo per quasi 800mila visualizzazioni. E quel testo è nato proprio qui, a Settimo. 

Si tira fuori dal cilindro il Re Sole, ma Vacis e men che meno gli attori di Pem avrebbero chiuso le porte del teatro per farne un feudo. Anzi. L’unica esperienza di PEM alla Suoneria, al teatro Garybaldi, è stata la produzione del “Prometeo” tra agosto e settembre 2022 (e non è Antigone, presidente Rissio...). Il teatro era accessibile a tutti. Alla prima “filata”, la prova dello spettacolo intero, c’ero soltanto io. Incredulo per la fortuna di essermi trovato di fronte a tanto talento. Proprio a casa mia, qui a Settimo.

Nei giorni successivi, il teatro si era riempito di pomeriggio con 30, 40 fino a 50 persone di tutte le età. Prova dello spettacolo aperta a tutti e una chiacchierata conclusiva per discutere insieme agli spettatori degli elementi di regia. Tutti sbalorditi di fronte a questa straordinaria energia e bravura. Gli attori e il regista rimanevano generosamente a disposizione del pubblico e lo fanno ancora oggi, dopo decine di “sold out” e di recensioni positive sui media nazionali. 

Provate ad andare a conoscerli in questi giorni, dal 14 al 17 dicembre alle Fonderie Limone a Moncalieri: è in programma “Antigone e i suoi fratelli”. Un capolavoro come tutti gli altri. Il pubblico al termine si alza in piedi per applaudire, molti hanno gli occhi lucidi per l’emozione, e questo accade perché il tempo che stiamo vivendo viene indagato da giovani attori professionisti che attingono alle profondità dei classici, mettendoci passione, talento e il mestiere insegnato dal loro regista. Sono una ventina di giovani attori, selezionati su 600 candidati in tutta Italia, che si sono uniti nel 2021 scommettendo sulla città di Settimo. La presidente dell’Impresa Sociale PEM è Erica Nava, 24 anni, di origine bergamasca. Durante le prove del Prometeo li potevi trovare nelle pause in via Italia, a mangiare un panino al bar o nei negozi del centro, per acquistare anche i vestiti e oggetti di scena. Loro che si muovono con i mezzi pubblici erano già tra di noi e ora non li troviamo più. 

Concludo così: “Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci connette in modi straordinari, ma spesso, purtroppo, ci isola e ci priva del contatto umano reale. È essenziale che i giovani imparino a comunicare autenticamente, a guardare negli occhi degli altri, ad aprirsi all’esperienza di chi è più anziano di loro. La mancanza di connessione umana autentica può portare a incomprensioni e a decisioni tragiche. Abbiamo bisogno di ritrovare la capacità di ascoltare e di essere ascoltati, di comunicare realmente con empatia e rispetto”. 

Sono le parole del papà di Giulia Cecchettin, Gino, lette da lui stesso durante i funerali di sua figlia, vittima di un omicidio di cui non si finirà mai di parlare. Questa è la vera innovazione in questo tempo: la ricerca di connessioni umane autentiche. 

Il teatro è uno strumento riconosciuto, accessibile a tutti, che sarebbe d’aiuto a tanti ragazzi settimesi e, di riflesso, anche alle loro famiglie. Sarebbe d’aiuto anche agli insegnanti come già sta succedendo a Torino, grazie all’impegno degli attori di Pem come formatori. 

Ci riprovo: azzeriamo tutto e ritorniamo a parlare di teatro e cultura per il benessere dei cittadini, usando un pizzico di umanità in più. Per il bene della città.

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