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Rivara
07 Dicembre 2023 - 19:17
Franz e Davide Paludetto
Il Castello, nove quote societarie e sei lontani parenti. Sono questi gli elementi che girano intorno al mistero che circonda l'eredità di Franz e Davide Paludetto.
Nello scorso mese di maggio, ad 85 anni, era mancato, Franz Paludetto, personaggio istrionico, gallerista, curatore e direttore, ma anche viaggiatore, avventuriero.
Nel giorno del suo funerale il figlio Davide aveva appoggiato una rosa rossa sul feretro del padre e non poteva immaginare che l'avrebbe raggiunto dopo così poco tempo. Sei mesi dopo, è morto tra le sale del Castello in cui viveva solo.

A dare l'allarme erano stati gli amici che non riuscivano più a mettersi in contatto con lui, a trovare il suo corpo erano stati i carabinieri di Rivara, subito accorsi con il sindaco Roberto Andriollo.
Era stato proprio il primo cittadino a ricevere le chiavi del Castello e sua era stata la responsabilità di metterlo in sicurezza chiudendo tutto e schierando anche la Protezione Civile.
Ora, sempre al sindaco è toccato andare in Tribunale per cercare di definire la storia relativa all'eredità dei Paludetto.
A chi andrò il Castello?
"Bella domanda - allarga le braccia Andriollo -. Ci sono vari nodi da sciogliere, ma ora sarà il Tribunale ad occuparsene. Il Comune ha fatto tutto ciò che poteva".
E cosa poteva fare il Comune?
"Ben poco. Potevamo segnalare che c'è un'eredità giacente. Ed è quello che abbiamo fatto".
A che titolo lo avete fatto?
"Il Castello è un monumento nazionale, il Comune aveva l'obbligo di segnalare la situazione. Per il territorio ha un valore. L'interesse è che non vada disperso. Deve essere salvaguardato a prescindere da chi lo erediterà".
Qual è la situazione al momento?
"Il Castello appartiene ad una società, la Società Cooperativa Castello. Si parla di nove quote sociali ed è spuntato uno che dice di avere una di queste quote. Franz Paludetto, però, mi disse di averle acquistate tutte lui. Questo punto andrà chiarito. Il Tribunale di Ivrea, tramite il giudice che ha preso in carico la pratica, ha nominato un curatore. Si tratta di un avvocato di Biella. Saranno Giudice e curatore a dover far luce sulla questione".
E per quanto riguarda i parenti, invece?
"Alla fine sono saltati fuori sei parenti. Cinque dalla parte di Franz Paludetto ed uno dalla parte della mamma di Davide (Mariella Vendrame, Ndr). Si tratterebbe di cugini. Non so che intenzioni abbiano. L'unica cosa che il Comune può continuare a fare e stare sull'allerta. Faremo il possibile affinché questo gioiello non vada disperso".
Il Castello di Rivara era stato acquistato da Franz Paludetto negli anni Ottanta. Si tratta di un complesso costituito da due edifici: un maniero medievale ed un palazzo neobarocco, meglio conosciuti come il castello superiore (o castello vecchio) ed il castello inferiore (o castello nuovo), da un corpo di scuderie e dal parco di oltre 45.000 mq.che si estende su tutta la collina.
Sede storica del Cenacolo di pittori della Scuola di Rivara, ha a disposizione numerosi atéliers e camere dove abitualmente Franz Paludetto ospitava artisti italiani e stranieri. In più c'è uno spazio espositivo multifunzionale di 2.530 mq. La direzione artistica era stata affidata fin dal 1985 a Franz Paludetto, il figlio Davide era subentrato alla sua morte.
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Ma come arrivò Franz Paludetto, originario di Oderzo in provincia di Treviso, a Rivara?
A raccontarlo sul profilo del castello di Rivara, è Fabio Vito Lacertosa: "Tutto partì dal noto treno sbagliato a Milano - spiega Fabio Vito Lacertosa - (la coincidenza per Chiasso scambiata per quella di Chivasso), l’esperienza del Rifugio Torino sul Monte Bianco, il ritorno in città che lo vide diventare in un colpo solo e quasi casualmente il gallerista di una esordiente Gina Pane e il sociodi Jean Larcade (il gallerista di Yves Klein, ndr) con la galleria LP220, passando per Calice Ligure, Norimberga e Roma, fino a giungere alla “follia” del trasferimento a Rivara, nel Castello che nell’Ottocento fu sede della Scuola Di Rivara e un secolo dopo sarebbe diventato un’avanguardia mondiale".
Franz Paludetto prima di diventare gallerista aveva fatto di tutto: il barista a Mirafiori, il venditore di auto e il direttore del Rifugio Torino sul monte Bianco, dove nel 1958 ha fatto la prima mostra. Seduttore mondano, comunicatore e girovago per mezza Europa, ma anche amante della natura, Paludetto amava circondarsi di artisti.

Fino agli ultimi giorni, una doppia natura lo ha sempre contraddistinto: "Da una parte il seduttore mondano, comunicatore e girovago per mezza Europa; dall’altra l’eremita, l’inappagato, il centrifugo flaneur circondato da artisti, intento a falciare l’erba del giardino del Castello. Di lui si narra dell’intuito leggendario, della sua capacità inesauribile di risorgere nell’arte dopo esser stato dato per finito più volte, decennio dopo decennio, ma anche di un carattere difficile e imprevedibile".
Il figlio Davide era profondamente diverso: "Dal padre aveva preso l'amore per l'arte e quello per Rivara - spiega Andriollo -. Ma era molto più disponibile ad aprire il Castello e non solo per le mostre, voleva creare un circuito virtuoso che potesse permettere all'intera struttura di aprirsi al pubblico e di mantenersi al tempo stesso. Era un inesauribile pozzo di idee".
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