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Chivasso

Beppe, il re del cappuccino: "Tutti mi chiamano Beppone, sarà per i miei 110 chili?"

Giuseppe Picone è titolare del bar La Piazzetta in piazza Carletti 2/F e partecipa al sondaggio "Commerciante dell'Anno" a Chivasso

Giuseppe Picone "Beppone"

Giuseppe Picone "Beppone"

Giuseppe Picone, Beppone per tutta Chivasso, da quasi trent'anni dietro il bancone di un bar, al Duomo, prima, a La Piazzetta, oggi.

Era il 1995 quando lui e Giuseppe Sartori aprivano il bar Duomo: "Avevo 29 anni e non avevo mai fatto questo mestiere - racconta -. Per dieci anni avevo fatto l'operaio in Fiat, ma ero stufo di quella vita. Non mi piaceva. Un bel giorno Beppe (Sartori, Ndr) mi ha proposto di aprire un locale insieme. Io non sapevo fare nulla, ma ho deciso di lanciarmi in quella nuova avventura. Ed è andata bene. Il mio maestro è stato Mario, che tutt'oggi lavora lì, mi ha insegnato tutto lui".

E dopo quasi trent'anni, Beppe Picone è ancora dietro un bancone, quello del suo bar di piazza Carletti 2/F: "Nel 2011 ci siamo divisi e io ho aperto da zero questo bar qui. Prima, qui, c'era una parrucchiera. Ho aperto e non ho mai chiuso un giorno. Dal 2011 sono qui tutti i giorni. Tutti. Sempre aperto".

Per tutti, qui a Chivasso, Beppe Picone è Beppone: "Sarà per i miei 110 chili?" dice scherzando sulla sua stazza.

Ma per i suoi clienti, Beppone è il Re del Cappuccino: "E' vero, mi chiamano così. E mi hanno anche regalato un grembiule con questa scritta".

E se il lavoro è tanto e senza sosta, a Beppe non pesa: "Da piccolo sognavo di aprire un bar. Alla fine ho realizzato il sogno della mia vita e sono felice così. Il bar è aperto dalle 5,45 del mattino fino alle 20, riesco a ritagliarmi del tempo, ma sono qui tutti i giorni. Non mi pesa però, mi piace".

Di strada, prima di aprire il suo primo bar nel 1995, Beppe Picone ne ha fatta: "Per 5 anni ho avuto un negozio di alimentari con mia mamma in via Po qui a Chivasso. Ho lavorato lì dai 14 anni fino al militare. Poi ho lavorato 10 anni in Fiat e a 29 anni ho aperto con Sartori il primo bar".

Arrivi da una famiglia di commercianti?

"No, mia mamma lavorava alla Facis, mio papà in fabbrica. Io desiderio di aprire un locale l'ho sempre avuto: un bar, una birreria. Determinante è stata la proposta di Beppe Sartori. Mi ha preso alla sprovvista, ma siccome era il mio sogno, mi sono buttato e ho deciso di cambiare vita pensando che se fosse andata male sarei tornato in Fiat o in un'altra fabbrica. E invece, ho trovato la mia strada. E' dura. In fabbrica è brutto però hai solo le tue 8 ore, mutua, permessi, ferie. Qui pensi di essere libero, invece non sei libero per niente. Potrei stare qui anche 20 ore al giorno perché qualcosa da fare c'è sempre. Qualche grana c'è sempre. Del mio percorso, però, non cambierei nulla".

Beppe Picone ha una vena artistica che per anni l'ha portato a dipingere: "Ho iniziato quando avevo 10 anni. Ho realizzato molti quadri nella mia vita. Dipingevo olio su tela. Soprattutto paesaggi, marine in particolare. Tutto da autodidatta. Ho fatto anche qualche mostra, ma non diventerò mai famoso".

Nel futuro cosa vedi?

"Spero di fare sempre meno - risponde -. Continuare a lavorare, ma con ritmi diversi, alternando qualche giornata di riposo".

Ma le ferie le fai?

"Non non le ho più fatte. Il mio unico desiderio sarebbe quello di ritagliarmi un po' di tempo in più".

Se avessi una settimana di ferie, che faresti?

"Andrei in un villaggio turistico al caldo, al mare. E non vorrei fare proprio niente. Solo spiaggia e alimentazione. Volendo potrei farlo anche domani, ma alla fine, tra una cosa e l'altra, non lo faccio mai. In futuro, invece, conto di iniziare a farlo. Ogni tanto una settimana così, per rigenerarmi".

Alla pensione pensi mai?

"La pensione mi fa un po' paura perché da una parte mi piacerebbe. Ma sono certo che dopo un po' mi mancherebbe tanto. Questo lavoro è così, ti stanchi, ti arrabbi, odi la gente. Però se non lo fai per due o tre giorni ti domandi: e adesso che faccio? Non avendo altre passioni alla fine mi dico, vado al bar".

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