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26 Novembre 2023 - 23:02
Clamorosa scoperta archeologica a Pavone Canavese. A due passi dall'argine del Rio Ribes, a Pavone Canavese, durante i lavori per il collettore delle fognature, sono stati ritrovati una fornace romana e un nucleo cimiteriale.
Le inedite immagini dei risultati degli scavi sono state presentate sabato pomeriggio al Museo Garda dal funzionario della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino, dott.ssa Stefania Ratto, da anni impegnata nella tutela e nella ricerca archeologica di Eporedia e della zona circostante.
Una documentazione importante anche alla luce del fatto che dopo gli studi e la catalogazione, il sito è stato demolito. Quel che rimane è dunque unicamente il frutto del lavoro di ricerca svolto.
"Era impraticabile qualsiasi ipotesi di conservazione del sito - spiega la funzionaria della Soprintendenza -. Abbiamo scavato, smontato l'edificio trovato. Il comitato di controllo dei beni regionali ne ha decretato la demolizione. Fa male sentirlo dire però bisogna tener conto del fatto che quando si decide di mantenere in vista una struttura archeologica bisogna valutare le sue possibilità di valorizzazione. Imporre la deviazione del collettore fognario sarebbe stato enormemente oneroso".
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La dottoressa Stefania Ratto ha illustrato le scoperte fatte durante i lavori di scavo per il collettore fognario a Pavone Canavese
Il nucleo di sepolture rinvenuto è probabilmente riferibile a uno degli insediamenti rurali della zona, dal quale provenivano forse le maestranze addette alla fornace stessa. Sono emerse così, assieme ad uno spaccato della vita produttiva quotidiana, anche importanti dati sulla ritualità funeraria di 2000 anni fa nel Canavese che la dottoressa Ratto ha raccontato mostrando immagini inedite.
L'area è stata fortemente compromessa dall'alluvione del 2000, ma ha riservato grandi sorprese agli archeologi che hanno lavorato per documentare il sito.
Le due tombe individuate, erano ad inumazione, e cioè contenevano le spoglie della persona lì sepolta, non solo le ceneri. All'interno, però non sono stati trovati resti umani.
Il una c'erano tre grossi chiodi, probabilmente appartenuti alla cassa di legno, e il corredo funebre costituito da una brocca e una coppetta in ceramica comune, diffusa tra la fine del primo secolo e i primi decenni del terzo secolo. Tutt'intorno, fango, limo, proprio a dimostrazione che quell'area era stata gravemente compromessa già in passato da un'alluvione.
Tra le tombe, sono state trovate ben cinque monete di età compresa tra il 155 dopo Cristo e il 351. A studiarle è stato Federico Barello, un archeologo che si occupa di numismatica. Si tratta si un "asse" (moneta di bronzo - in seguito di rame - in uso durante la Repubblica e l'Impero Romano) dell'epoca di Antonino Pio (155 d.C.); un altro "asse" sempre di Antonino Pio (159-169 d.C.), un "dupondio", moneta di bronzo del valore di due "assi", dell'epoca di Commodo (186-188 d.C.), la copi fusa di un "asse" dell'epoca di Commodo, detto "limes falsum" (190 d.C.), un altro "asse" dell'epoca di Magnenzio (coniata ad Aquileia tra il 350 e il 351 d.C.).
"Il "limes falsum" - ha spiegato la dottoressa Ratto - è una moneta molto particolare, non coniata, ma fusa, fatta utilizzando un altra moneta coniata e ha un peso decisamente inferiore all'originale. Erano monete utilizzate in situazioni di emergenza, in cui si aveva bisogno di creare della moneta da far circolare. Il nome "limes falsum" significa "falso del confine" e si riferisce al fatto che venivano fatte negli accampamenti dove c'era bisogno di pagare le truppe e non si poteva coniarle con i metodi tradizionali. Sono state poi utilizzate nelle province, in Gallia e in Germania".
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Le monete trovate nell'area di scavo
In una fossetta di sepoltura vicina a quella in cui sono state trovate le monete, è stato rinvenuto uno tra i reperti più importanti: una statuetta di bronzo, alta circa 10 centimetri, raffigurante il dio Marte "Gradivus", e cioè "colui che va" sottintendendo in battaglia. Nonostante manchi una gamba, è chiara la posizione essendo il piede superstite nella posa leggera che ricorda una danza.
"La fattura è piuttosto rozza - ha spiegato la dottoressa Ratto -, ma il ritrovamento ci ha comunque entusiasmato. E' un prodotto artigianale, di scarsa qualità artistica. Lo dice la tecnica con cui è stato realizzato. Sono, infatti due pezzi fusi separatamente, la parte destra e la parte sinistra del corpo, poi saldati insieme. Erano statuette prodotte nelle botteghe e servivano per i sacrifici, per le offerte alle divinità. E' la riproduzione di una statua di culto molto famosa custodita nel tempietto di Marte Ultore fatto costruire da Augusto sul Campidoglio nel 20 Avanti Cristo. Una statua che non ci è arrivata e che conosciamo solo dalla documentazione numismatica, ma è un tipo ben preciso e molto riconoscibile. Questo tipo di raffigurazione di Marte, nudo, giovane imberbe, con quest'andatura particolare, è diffuso soprattutto in ambito provinciale gallico".

La statuetta di bronzo alta 10 centimetri rappresentante Marte "Gradivus"
La dottoressa Ratto ha quindi azzardato un collegamento: "Vien da pensare che la moneta "limes falsum" e il marte gallico non siano arrivati lì separatamente, ma insieme e per una qualche ragione. Magari erano dei ricordi di guerra di colui che era stato sepolto in quella tomba".
Ogni moneta è stata trovata in una buchetta che conteneva anche delle ceneri. Quello che gli archeologi hanno notato, inoltre, è che i bronzetti sono poco utilizzati come corredo funerario. Soprattutto quelli di Marte. Ci sono esempi di consacrazioni rituali di strade - uno di questi è stato rinvenuto dall'archeologo Federico Barello a Settimo Torinese - con piccole fossette contenenti vasetti con dentro delle ceneri. Si trattava di sacrifici rituali per la realizzazione della strada.
"Penso ad un caso di questo tipo. Noi però non li abbiamo trovati su una strada, ma dentro il letto di una sorta di canale. Penso possa trattarsi di un rito particolare, un rito di espiazione che si realizzava quando si era verificato un evento da considerarsi empio, come poteva essere la devastazione di un'area cimiteriale nell'ambito di un'alluvione. come potrebbe essere stata un'alluvione che si porta via le tombe, le ossa degli inumati, che sparge le cener, che porta via gli oggetti di corredo. Ma erano riti che si facevano anche quando si deviava un corso d'acqua naturale. Si facevano dei riti perché si stava compiendo un atto empio, perché contrario alla natura. Siamo nel campo delle ipotesi".
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Le due tombe rinvenute durante lo scavo
Per quanto riguarda la fornace, invece, non è stato possibile capire con certezza cosa venisse prodotto.
"Non abbiamo individuato cosa venisse prodotto. Normalmente si trovano cumuli di materiale di scarico, cotture andate male, vasi rotti, scartati. Noi questo non l'abbiamo trovato. Non c'era praticamente materiale. C'erano solo due pezzi di mattoni mal cotti, completamente bruciati, grigi. E da qui abbiamo ipotizzato che potesse essere una fornace per laterizi e nient'altro".
"Che lì ci fossero delle fornaci che hanno poi continuato ad esserci anche negli anni a venire è indicativo del fatto che lì ci fossero delle cave di argilla. E quest'area del Canavese era particolarmente votata alla produzione di argilla. Ad Eporedia c'era un vasaio che bollava la sua ceramica con il marchio "Epored". Realizza una ceramica molto simile a quella italica delle fornaci, ma lo bolla proprio per avvalorare il luogo in cui è stata realizzata" ha raccontato infine la dottoressa Ratto.

Nell'immagine, i resti della fornace
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