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Ivrea
25 Novembre 2023 - 17:49
Arruolamento ufficiali. Tutto come da copione e da Cerimoniale. “Si dà ordine di affiggere il presente Bando per le vie della Città al fine di esortare l’arruolamento di tutti coloro che, avendo i necessari requisiti di idoneità, aspirino ad indossare la divisa dello Stato Maggiore per la Campagna 2024, secondo le regole dettate dal vigente Cerimoniale dello Storico Carnevale di Ivrea... eccetera, eccetera, eccetera...”.
Ma c’è una novità ed è grossa, anzi “grossissima”.
Rispetto alla scorsa edizione, infatti, sono cambiate le “firme in calce”. Oltre al Cittadino Generale, campeggiano quelle della Fondazione e, udite udite, del Circolo Ufficiali...
Il particolare, evidentemente, non è passato inosservato.
Significa tante cose, per intanto che tra Fondazione e Circolo, dopo le guerre degli anni passati, nate proprio sulla gestione dell’arruolamento, è tornato il bel tempo.
E ancora non basta.
A calcare ancor di più quest’alleanza, nel bando s’è aggiunta una frase che ha lasciato qualcuno di stucco.
Si legge che “a seguito della formale conferma di avvenuto arruolamento per la campagna dell’edizione in corso, seguirà la sottoscrizione all’associazione Circolo Ufficiali Stato Maggiore in qualità di Socio Ordinario secondo i termini stabiliti...”.
Un’operazione di “cassa” e di “fidelizzazione” che sta al limite delle cose che si potrebbero fare, ma non essendo il Circolo Ufficiali una “componente” del Carnevale, qualcosa, per mantenerlo in “forma”, bisognava pur farla o no? Tant’è!
In ogni caso se non è questa la prova provata che gli ultimi 5 anni sono già diventati “spazzatura” diteci voi che cos’è?
Tornano alla mente le battaglie (tante) combattute sin dal dicembre del 2018 tra il Circolo e la Fondazione.
Di colpo, con la nuova amministrazione di centrodestra, quel che veniva considerato un miracolo si stava materializzando prendendo forma, colore e sostanza. Tutto comincia a ruotare intorno al coronamento del sogno di Vincenzo Ceratti che aspirava a fare il Generale da almeno un decennio, tanto che in molti avevano preso a chiamarlo il “brutto anatroccolo”.
Da qui in avanti precipita, se non proprio tutto quasi, con i vecchi ufficiali in prima linea a dar battaglia e, fuori dall’uscio, nuove leve pronte ad entrare, tra dimissioni date e non date, ricatti e mezzi ricatti.
Morale?
Per la prima volta nella storia (o forse la seconda) ci furono più prime nomine che ufficiali di carriera e, almeno in un primo momento, buio pesto sui tre “Aiutanti di campo” (braje bianche) che son qualcosa in più dei semplici ufficiali.
Cos’era successo?
Che alla scadenza dei termini per la partecipazione all’arruolamento, attorno ad un tavolo, si erano seduti oltre a Vincenzo Ceratti pure il Sostituto Gran Cancelliere Davide Diana e il responsabile storico della Fondazione Marco Adriano. Da una parte i suggerimenti dei “vecchi”, cioè del Circolo Ufficiali, con una lista in cui campeggiavano in bella mostra alcuni nomi, dall’altra la lista del Generale con una croce proprio su quei nomi.
Da lì in avanti (ma questa è storia) Ceratti e gli Ufficiali del Circolo si tolsero il saluto vicendevolmente e la cosa fu resa pubblica in un video persino dalla Mugnaia Federica Ranieri, evidentemente schierata con i secondi.
Non era finità qui!
Nel 2020 la notizia di un ricorso al Tar (Tribunale Amministrativo regionale), firmato dall’avvocato Bruno Sarzotti di Torino, in nome e per conto di alcuni dei 29 ufficiali d’onore “tagliati fuori” dall’arruolamento.
Chiedevano al giudice, con una procedura d’urgenza, di valutare la legittimità dell’operato della Fondazione, facendo luce su eventuali ombre legate ad ingiuste ed arbitrarie scelte.
Tra gli altri Franco Francesco Sabolo, Marco Franco Scalvini, Franco Vallino, Dino Gianni Ocleppo, Claudio Tullo Pitetti, Enzo Ferrero, Luca Boerio, Riccardo Zannini, Davide Urso, Marco Iavelli e Simone Boerio.
Lamentavano che il “Bando di arruolamento” pubblicato il 27 dicembre ma datato 25… conteneva una lunga serie di vizi di forma che, in alcuni casi, erano anche da considerate sostanza. Tra le altre cose non capivano quali fossero stati i criteri di selezione degli aspiranti Ufficiali o Vivandiere e della loro esclusione. E non c’è dubbio che i motivi avrebbero dovuto essere tassativamente indicati così come i criteri utilizzati per redigere la graduatoria.
Se non c’erano – sospettarono in molti – è perché le intenzioni erano state fin dall’inizio poco serie, cioè poter dare una mano ai parenti e agli amici del cerchio magico escludendo i nemici o presunti tali… S’aggiungeva il problema del numero chiuso. Una decisione che non si apprendeva dalla lettura del bando, dove il “26” lo si sarebbe dovuto scrivere a caratteri cubitali, ma dal modulo di domanda. “Saranno 26 non uno di più! Non 28 o 27!” disse poi l’allora presidente Piero Gillardi durante una riunione, con la flemma di un lottatore di sumo, pronto ad andare in battaglia.

“Siamo partiti dall’analisi statistica degli ultimi 30/40 anni e abbiamo visto che il numero di arruolati è quello – sentenziò – Anzi negli ultimi 10 anni il numero è stato largamente inferiore… Dal 2010 ad oggi la media è di 22 ufficiali e non si è mai superato il numero di 26. Se poi andiamo indietro di una quarantina di anni il dato medio è di 25 ….
E siamo ai titoli di coda...
A chiudere il cerchio la notizia, diffusa sul finale della passata amministrazione comunale (quindi appena qualche mese fa) della nascita di una nuova Associazione, un “Comitato storico culturale dello Stato Maggiore” a cui il Comune ha affidato la bellezza di 176 metri in piazza Fillak, dove c’era l’Informagiovani. A presiederlo c’è Alberto Tosin. Con lui anche Andrea Gianotti e Massimo Lova entrambi candidati nella lista LiberalIvrea di Elisabetta Piccoli.
Tutto chiaro?
Beh sì, salvo il fatto che nessuno della passata amministrazione di centrodestra aveva mai chiesto al Circolo Ufficiali se avesse voluto intestarsi anche quei locali oltre a quelli che già possiede in via Campo Sportivo e, quindi, di fatto, di Circoli Ufficiali, da quel momento in avanti ce ne sarebbero stati due.
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