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Ivrea
25 Novembre 2023 - 00:12
Riccardo Zannini
Non è la città cantata da Lucio Dalla, quella in cui sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ma a Ivrea per certi aspetti un po’ ci somiglia.
Sotto le rosse torri, infatti, a tenere banco, se non proprio tutto l’anno, quasi, è il Carnevale e sul Carnevale si consumano gioie, felicità, rancori sopiti, frustrazioni, tutto e niente.
L’avvio ufficiale dei festeggiamenti è segnato dalla prima uscita del Generale, nel giorno dell’Epifania. Nei mesi precedenti, però, si lavora, e pure tanto alla ricerca della Mugnaia, degli Abbà, del sostituto gran cancelliere, del podestà, delle vivandiere e potremmo star qui a fare un elenco di mezza pagina tra figure, controfigure, associazioni, aranceri, squadre a piedi, cavallanti e chi più ne ha più e metta, basti pensare che alla fine gli attori superano di gran lunga i 10 mila.
Ed è tutto serio. Tutto maledettamente serio come i soldi che nelle casse della Fondazione non ci sono, come il cocchio dorato che è da sistemare perchè l’han scassato trascinandolo su un camion che non era assicurato, come la pubblicità da raccogliere non più con Ideadue ma con qualcun altro.
Talmente serio che in questi ultimi giorni d’altro non si discute se non delle braje bianche e dell’arruolmento degli ufficiali dello Stato Maggiore. Tutta gente che impazzisce a indossare una divisa, montare su un cavallo e seguire passo dopo passo Mugnaia e Generale in tutte le loro apparazioni.
Ed è il limite, o se vogliamo il pregio, di una festa che è “popolana” ma con chiare indicazioni politiche che giungono dalla politica e da una Fondazione anch’essa emanazione della politica.
Morale?
E’ cambiato il governo della città (dal centrodestra al centrosinistra) e chi aspirava a ricoprire invano un ruolo, ma era stato messo da parte, può legittimamente pensare di poterlo ricoprire.
Negli ultimi anni il bello e il cattivo tempo lo ha fatto Vincenzo Ceratti, titolare di un’agenza Unipol Sai e volto storico della kermesse. S’è sempre scontrato con i vecchi ufficiali, finanche con il Circolo che li rappresentava, e Piero Gillardi, presidente della Fondazione, lo ha seguito a ruota come un “avatar”. Qualche anno fa la battaglia è finita anche davanti ai giudici del Tar (Tribunale Amministrativo regionale) tra dimissioni date e non date, ricatti e mezzi ricatti.. Vinse la Fondazione: 1 a zero
La partita evidentemente non era ancora finita. E oggi sono tornate le vecchie leve, tra gli altri quel Riccardo Zannini che nel 2018 il Generale Vincenzo Ceratti cancellò con il bianchetto dando poi il là ad una spaccatura che non si riuscì più a ricucire.
Venghino siori venghino è in corsa per indossare le braje bianche, evidentemente con l’appoggio del Pd, di cui è stato membro del direttivo fino a qualche giorno fa.
Di lui, salvo la nomina a presidente del Rotary di Ivrea (incoming 2025/2026) non s’era saputo più nulla fin da quel lontano dicembre del 2019 quando su questo giornale scoppiò uno di quegli scandali dai contorni “pruriginosi” che di più scandalosi non se ne erano ancora visti, oscurato l’anno dopo dalla querelle tra il cittadino designato Alberto Bombonato e una vivandiera.
Incredibile ma vero, in una chat del gruppo whatsapp del Circolo Ufficiali ci era finita l’allora ex vicesindaca Elisabetta Ballurio con alcuni messaggi di Zannini, a dire poco “sessisti” o, come va di moda dire oggi “patriarcali”. Manco a dirlo, la diretta interessata, andò su tutte le furie
Molto sinteticamente si stava parlando della normativa sulla privacy. Qualcuno (Moreno Faletto ndr) scrive “Te la dà la Ballurio la privacy” e Zannini che s’era offerto di preparare il documento risponde sarcastico: “Se la dà anche anche a me l’ha data a tutta Ivrea...”.

Toni scherzosi, in una chat di amici, senza contare che il soggetto era la “privacy”, mica la Ballurio.
Lo scrive, ci ripensa e lo cancella qualche minuto dopo.
Troppo tardi...
Qualcuno aveva già copiato e inviato tutta la conversazione alla vicesindaca che il giorno dopo (è il 6 dicembre) organizza in Municipio una sorta di aula di tribunale.
Lui chiede scusa, ma non basta... Stringi, stringi, gli si chiede di prendersi un anno sabbatico e di non partecipare al bando per fare l’Aiutante di campo. Proprio così!
Proprio a lui, ufficiale dal 2004 al 2017 e aiutante nel 2018 con Massimiliano Gamerro.
Cosa succede dopo è cronaca.
Zannini presenta domanda insieme a Massimo Lova, Marco Campanella, Pino Esposito, Erino Mignone, Dario Vallino, e Alberto Tosin.
Viene escluso quasi subito Pino Esposito (assegnato alla riserva) e si tira indietro, per alcune irregolarità Erino Mignone.
Restano 5 domande per tre posti e la Fondazione nomina Marco Campanella, Dario Vallino e Alberto Tosin, ma Campanella e Vallino fanno un passo indietro. Resta Tosin e ancora due domande per due posti, cioe Zanetti e Lova ... Bene, cosa fa la Fondazione, lungi dall’attenersi al cerimoniale. Nomina Lova e Riccardo Paglia che neanche aveva presentato domanda, facendo prevalere il “niet” del generale Vincenzo Ceratti, per rispetto di Ballurio... Amen...!!!
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