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Ceresole Reale
19 Novembre 2023 - 13:03
Mauro Durbano vice sindaco di Ceresole Reale
Mentre infuriavano le polemiche sulle modalità adottate per indicare Mauro Durbano alla presidenza del Parco Nazionale Gran Paradiso, mercoledì 15 novembre il vicesindaco di Ceresole è stato ascoltato in Parlamento.
Le audizioni presso le Commissioni Ambiente sia della Camera che del Senato sono avvenute a breve distanza una dall’altra (la prima alle 12,45, la seconda alle 14) e sono state caratterizzate, per quanto riguarda le domande poste dai parlamentari, praticamente da un unico tema: proprio quello delle divisioni causate dalla sua candidatura.
Pressoché nulla l’attenzione verso il contenuto del discorso, iniziato con la presentazione di sé stesso e dell’area protetta per proseguire con il suo progetto di gestione.
Nel suo discorso, Durbano ha sottolineato il valore del Parco Nazionale Gran Paradiso non solo dal punto di vista ambientale (sia faunistico che botanico) ma anche da quello culturale in quanto area linguistica francoprovenzale. C’è però un grosso problema, soprattutto sul versante piemontese: la tendenza al decremento demografico ed all’invecchiamento della popolazione, fenomeno che intende impegnarsi a contrastare.
Ponendosi in continuità con la linea del presidente uscente Italo Cerise, ha sottolineato che al primo posto nelle priorità ci saranno la Conservazione e la Ricerca scientifica, dando continuità alla strada già intrapresa dall’ente. “Lo stambecco, animale simbolo del Parco e per salvare il quale il Parco è nato – ha sottolineato - resta centrale anche se rispetto ad un secolo fa sono cambiate le esigenze di conservazione visto che non rischia più di estinguersi”.

L'audizione di Mauro Durbano in Senato
Ha quindi fatto notare l’importanza degli studi relativi a questo animale per verificare l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ambienti alpini: grazie al monitoraggio costante, iniziato ancor prima che l’area protetta venisse istituita, i dati a disposizione costituiscono un patrimonio prezioso e difficilmente reperibile altrove. Lo stesso discorso vale per “ecosistemi unici e delicati quali ad esempio le torbiere d’alta quota”.
Ribadita l’importanza dello stambecco, va incrementata la ricerca anche su specie “meno note e meno appariscenti ma altrettanto importanti” in stretta collaborazione con il mondo scientifico internazionale. Allo stesso tempo occorre che i risultati degli studi vengano condivisi con la popolazione residente. Ha inoltre evidenziato il ruolo centrale delle aree protette nella salvaguardia della salute umana: “La pandemia ha dimostrato come quella degli uomini, degli animali e degli ecosistemi siano indissolubilmente legate”.
Durbano ha precisato che la conservazione del territorio e la sua fruizione da parte degli esseri umani non devono essere messe in contrapposizione: il Parco così come ci si presenta è anche frutto della loro presenza. Occorre frenare l’abbandono del territorio puntando su un turismo sostenibile tanto sul piano ambientale che su quello economico, basato sulla mobilità <dolce> e sulla <ruralità>. Il Parco, in quest’ottica “potrà assumere un ruolo di rilievo nello sviluppo anche dei territori limitrofi di entrambi i versanti, piemontese e valdostano”.
Durbano ha concluso l’intervento indicando le sue linee programmatiche rispetto alla gestione dell’Ente Parco: “E’ prioritario mantenere i livelli occupazionali sia di quanti operano sul campo (ovvero i guardaparco) sia del personale tecnico- amministrativo”. Importante anche una gestione accurata del patrimonio immobiliare, che conta ben 65 edifici.
In ultimo si propone di affrontare un nodo irrisolto e che emerge periodicamente: quello del trasferimento della sede dell’ente all’interno del territorio protetto. Ogni qualche anno se ne parla, la decisione sembra quasi presa, poi tutto si blocca e la situazione resta invariata: la sede legale a Torino, quella amministrativa ad Aosta.
CLICCANDO QUI L'INTERVENTO AL SENATO
CLICCANDO QUI L'INTERVENTO ALLA CAMERA
Le domande poste a Durbano dai deputati Franco Manes (della lista valdostana Autonomista-progressista), Antonino Iaria (del Movimento 5 Stelle), Daniela Ruffino (eletta con “Azione-Italia Viva”) ed Alessandro Giglio Vigna (Lega) si sono concentrate (salvo che da parte di quest’ultimo) sul tema della spaccatura fra i sindaci chiedendo come il futuro presidente intenda sanarla.
Lo stesso è avvenuto al Senato, dov’è intervenuta la senatrice Gabriella Di Girolamo (5 Stelle). Durbano ha risposto: “La mia linea sarà di piena continuità con quella di Italo Cerise. Proprio per questo i sindaci possono sentirsi rassicurati. Mi sorprende un po’ che amministratori con i quali avrò parlato in tutto per tre minuti riescano a giudicare con tanta sicurezza le mie competenze e la mia terzietà ma penso anche che questo potrà favorirmi quando ci metteremo tutti intorno ad un tavolo per discutere così come stiamo facendo oggi e si accorgeranno che non ho nessuna intenzione di imporre qualcosa o di vessarli. I sindaci hanno a cuore la sorte dei loro comuni e io intendo dialogare con loro e mettermi al servizio dei territori. Credo che si potrà ricucire. Non c’è da parte mia nessun rancore, nessuna acredine”.
"Ad oggi, nel Parco, il lupo non costituisce un grande problema”. Con queste parole, nel corso dell’audizione alla Camera, Mauro Durbano ha rassicurato il suo collega di partito Alessandro Giglio Vigna, l’unico a porgli una domanda specifica su questo argomento che scatena le paure di tanti.

Cominciando col ribadire che “nel Parco il lupo non è stato reintrodotto – come spesso si dice – ma è arrivato da solo” ha poi spiegato: “Al momento sono pochi e possono servire a contenere la presenza del capriolo, che non è autoctono e che si pone in competizione con camosci e stambecchi. Il Parco ha messo in atto una politica informativa molto buona anche grazie al fatto che il direttore, il dottor Bassano, è un veterinario. Certo ci sono i rimborsi per i danni subiti dagli allevatori e devono essere erogati puntualmente ma è una specie protetta e dobbiamo conviverci. Quello che mi sento di dire è che occorre evitare a tutti i costi l’ibridazione con razze randagie”.
Davanti ai parlamentari, Mauro Durbano si è presentato così. “Ho 36 anni, da sempre conosco e frequento il versante piemontese del Parco. Tutto il mio percorso di studi – prima con la Laurea Triennale in Scienze del Turismo alpino e poi con la Specialistica in Geografia per lo Sviluppo e le Risorse paesistiche - è stato dedicato ai temi ambientali, alla pianificazione ed al marketing territoriale.

Sono libero professionista, consulente aziendale e negli ultimi tre anni, in particolare, ho collaborato con un’importante azienda varesina operante nel settore del Verde e del Ripristino Ambientale. Per quanto riguarda la mia esperienza amministrativa, dal 2019 sono vicesindaco di Ceresole Reale e responsabile dell’Ufficio Tecnico oltre che assessore al Turismo dell’Unione Montana Gran Paradiso (sul cui territorio risiedono i tre quarti degli abitanti del versante piemontese del Parco). Dal marzo 2020 sono vicepresidente dell’Ires Piemonte, dove mi occupo da vicino anche delle tematiche dei territori montani attraverso l’Osservatorio per la Montagna. Nel 2021 sono stato nominato nel Comitato d’Indirizzo del Consiglio Integrato dei corsi di laurea in Scienze Forestali ed Ambientali presso l’Università di Torino nonché in quello per la costituzione del nuovo corso di laurea in Scienze e Tecnologie per la Montagna".
Dopo l’audizione di Mauro Durbano in Commissione Ambiente della Camera, i deputati pentastellati hanno emesso un comunicato molto critico.
“Il danno è fatto – hanno dichiarato Ilaria Fontana e Antonino Iaria, che avevano presentato due interrogazioni sul tema – e a nulla sono valse le proteste dei tanti amministratori locali (piemontesi e valdostani) che si sono visti calare dall’alto la nomina di Durbano (nome caldeggiato dalla Lega) senza alcuna condivisione con i territori. Uno strappo gravissimo imputabile al tandem composto dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e dal ministro Gilberto Pichetto Fratin”.

Il ministro Gilberto Pichetto Fratin
Il timore è che “quest’imposizione potrebbe creare problemi perché la figura del presidente, del quale non mettiamo in dubbio le competenze, dev’essere capace di creare coesione. Così non è. Invece di imporre una scelta politica, il Centrodestra avrebbe dovuto ricercare la massima condivisione, aprendo un confronto degno di questo nome con le comunità locali. Un confronto che è totalmente mancato”.
Dal canto suo, la consigliera regionale valdostana Erika Guichardaz mette in rilievo il dissenso dei sindaci della sua regione “che chiedevano una scelta condivisa e non imposta. Ancora una volta tutto questo avviene nel totale silenzio da parte dei nostri parlamentari e del presidente della Regione Valle d’Aosta Testolin”.
Nonostante le profonde spaccature provocate dalla scelta di proporre Mauro Durbano alla presidenza del Parco Nazionale Gran Paradiso, non è affatto escluso che – dopo un inizio inevitabilmente burrascoso – possano verificarsi delle sorprese positive. La sua affermazione “Da parte mia non c’è nessun rancore, nessuna acredine” non è stata una frase di circostanza: chi ha avuto modo di conoscerlo in questi anni seguendone il modo di amministrare ma ancor più quello precedente di stare all’opposizione, si è potuto fare un’idea della sua personalità e del suo modo di pensare e di agire. Nel quinquennio alla guida della minoranza ceresolina aveva affrontato i frequentissimi duelli col sindaco di allora con molta serenità ed ironia e, dopo la vittoria elettorale, la giunta di cui è vicesindaco non si è affatto accanita contro la maggioranza precedente, preferendo tendere la mano che snudare la spada. Non è un comportamento frequente nei piccoli centri, dove la litigiosità è intensa ed inversamente proporzionale al numero di abitanti: meno sono numerosi e più si dividono. Quando poi accade che vinca le elezioni chi, stando all’opposizione, era stato vilipeso e tartassato, difficilmente riesce a liberarsi dall’impressione di essere sempre sotto attacco. A Durbano non è accaduto.

Il Parco Nazionale Gran Paradiso
Di fronte ai contrasti, pur non rinunciando affatto ad esprimere e rivendicare le proprie posizioni, preferisce confrontarsi, discutere, mediare piuttosto che chiudersi a riccio. Certo bisognerà vedere se gli altri sindaci adotteranno un atteggiamento altrettanto conciliante.
Quanto al programma della sua presidenza - che ha ricevuto dai parlamentari delle Commissioni Ambiente una ben scarsa attenzione - è il programma di qualcuno che nel Parco crede: crede alla sua importanza ambientale ed alle sue potenzialità di trasformarsi in una consistente fonte di reddito per le popolazioni che lo abitano. Durbano crede anche nella Ricerca, da sempre cenerentola della nostra politica.
Merita sottolineare un altro passaggio dell’intervento: quello nel quale ha evidenziato il ruolo centrale delle aree protette nella salvaguardia della salute umana. Allo stesso modo sono state molto equilibrate le sue parole rispetto a quello che tanti (specialmente nel suo partito) ritengono un problema da affrontare a suon di crociate e di battute di caccia: il ritorno del lupo.
Spiace, a chi osserva le cose dall’esterno e con un’ottica ambientalista, constatare quanto poca attenzione i deputati e senatori presenti abbiamo riservato a questo programma, fosse anche stato per contestarlo. E’ come se non avesse avuto nessuna importanza e se a contare fosse solo lo scontro politico. Nulla di nuovo sotto il sole e non è una bella cosa.
Fermo restando il giusto scandalizzarsi per le modalità con cui la sua nomina è stata portata avanti, forse bisognerebbe saper distinguere fra il metodo e la sostanza. Quando, come in questo caso, ci si trova di fronte alla <persona giusta scelta nel modo sbagliato> è più corretto arroccarsi su un’ostilità aprioristica o scindere i due aspetti?. Il dilemma si ripropone di frequente nel nostro Paese, dove la spartizione partitica delle cariche (cosa deplorevole) è una costante: tutti la praticano e poi si scandalizzano quando a farlo sono gli altri.
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