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Terremoto Gran Paradiso! Ronco non vuole il nuovo presidente e se ne va dal Parco

La Giunta ha approvato la delibera che ratifica la volontà dell'ente

Gran Paradiso

La lite sulla presidenza del Parco Nazionale Gran Paradiso sembra non essere destinata ad esaurirsi nel breve periodo

“Vogliamo uscire dal Parco Nazionale Gran Paradiso!”.

Non è una frase estratta dagli archivi degli Anni Ottanta, quando gli abitanti dei piccoli comuni del versante piemontese del Parco ed i loro amministratori si scagliavano continuamente contro l’area protetta.

E’ la volontà espressa dalla giunta di Ronco in una delibera votata la sera di martedì 14 novembre e pubblicata il giorno dopo sull’Albo Pretorio del Comune, a riprova dell’importanza che le viene attribuita.

La storia dunque si ripete. Per quale motivo? L’oggetto della delibera è solenne: “TUTELA DEGLI INTERESSI DEL COMUNE DI RONCO CANAVESE IN RELAZIONE ALLA DEFINIZIONE DELLA NUOVA GOVERNANCE DEL PARCO NAZIONALE GRAN PARADISO”.

Detti interessi - accusano il sindaco Lorenzo Giacomino ed i suoi due assessori - sono stati violati.

Il riferimento, implicito ma chiarissimo, è alla prospettata nomina a presidente del Parco del vicesindaco di Ceresole Mauro Durbano.

La giunta di Ronco non lo vuole perché la scelta non è stata condivisa con gli altri comuni del territorio e non c’è stato accordo fra i presidenti delle due regioni coinvolte (Piemonte e Valle d’Aosta) come invece prevederebbe la Legge Quadro del 1991. Anzi la proposta, approdata nelle Commissioni Ambiente di Camera e Senato “è stata l’unica ad essere presentata e non è rappresentativa anzi divisiva territorialmente anche in considerazione dell’attuale carica nell’organo esecutivo di uno dei Comuni del Parco”.

Lorenzo Giacomino sindaco di Ronco Canavese

Questo modo di procedere – si legge nella delibera -  è scorretto sotto il profilo politico “in quanto guidato da sole logiche di partito e privo degli istituzionali caratteri di rappresentanza e terzietà” mentre dal punto di vista procedurale “può risultare incoerente perché relativo a un solo nome e non alla terna prevista dalla Legge del ‘91”.

Lo scorso 18 gennaio i sindaci di Ronco, Noasca e Valprato e il Presidente dell’Unione Montana Valli Orco e Soana avevano inviato una nota al Ministro della Sicurezza Energetica e al Presidente della Giunta regionale piemontese ed un’altra nota era stata inviata meno di un mese fa (il 23 ottobre) dai Sindaci e dai Presidenti delle Unioni Montane Valli Orco e Soana e Gran Paradiso sempre al citato ministro ed ai parlamentari delle Commissioni Ambiente della Camera e del Senato. Ora “ravvisata  l’impellente necessità di tutelare gli interessi del Comune e della popolazione, con particolare riferimento a quella residente entro i confini dell’area protetta” la giunta di Ronco decide non di opporsi ad una nomina che ritiene ingiusta ma di “estromettere” (questo è il termine utilizzato) il proprio territorio dai confini del Parco.

Mauro Durbano vice sindaco di Ceresole Reale

L’intenzione è quella di approvare nel prossimo Consiglio Comunale un Atto d’Indirizzo (già, esistono anche i consigli… oltre che le giunte), di indire eventualmente un referendum e - udite, udite! – di verificare se esistano le condizioni per la creazione di un’area naturale protetta locale”. Dal Parco Nazionale al Parco Comunale: la fantasia non difetta alla giunta di Ronco!

Se il Parco è ancora visto come un nemico:
quella volta che venne chiesta addirittura l'annessione alla Svizzera...

Non è la prima volta che i piccoli comuni delle valli Orco e Soana assumono iniziative clamorose per attirare l’attenzione.

Basti pensare alla richiesta di annessione alla Valle d’Aosta alla metà degli Anni Duemila (che un risultato lo produsse: l’arrivo di fondi destinati ai “comuni confinanti con regioni autonome”). Nel 2013 il sindaco di Frassinetto volle fare di più: chiedere l’annessione addirittura alla Svizzera: una richiesta di peso.

Chissà se qualcuno se ne ricorda… Ora si ricomincia e stavolta è Ronco a prendere l’iniziativa, progettando la creazione di un Parco Naturale Comunale. L’idea è indubbiamente originale; quanto fondamento possa avere non è difficile intuirlo.

Sarebbe sbagliato tuttavia liquidare la questione come una boutade e fare spallucce perché dietro il paradosso si cela tutto un modo di pensare che non è purtroppo caratteristico soltanto di Ronco.

Il Parco Nazionale Gran Paradiso

Il pretesto è il nome non concordato – ed è giusto protestare - ma fosse questo il problema!

Riemerge in questa vicenda, ed anzi si rafforza, il tradizionale campanilismo di questa parte del Canavese.

In  passato ci si scontrava tra territori piemontesi e territori valdostani del Parco per ottenere un presidente della propria regione o ci si lamentava per la nomina di figure estranee al territorio,  che non conoscevano il contesto in cui si sarebbero trovate ad operare.

A rigor di logica ci si sarebbe potuti aspettare soddisfazione per  la scelta di un amministratore locale, amministratore di un micro-comune per di più. Durbano conosce bene il territorio, è giovane, ben disposto verso il parco e laureato in Geografia: non è la stessa cosa che essere è uno zoologo o un botanico ma un’attinenza c’è.

Non va bene il modo in cui è stato scelto? Certo che non va bene.

La sua candidatura non è dovuta alle qualità personali ma alla sua collocazione politica: che sia capace vale al massimo come ciliegina sulla torta. E’ la persona giusta per i motivi sbagliati, come in tanti altri casi: la spartizione partitica ad ogni livello di potere è una costante nel nostro Paese ed è uno dei suoi problemi più gravi però la applicano tutti, a destra come a sinistra, ed è inutile lamentarsene ad intermittenza.

Dietro la  questione di metodo ci sono – come già accennato – il mai sopito particolarismo, l’attrazione irresistibile a fare da sé in base alla convinzione che la propria identità possa essere conservata e riaffermata solo in contrapposizione all’identità altrui. Di specifico, nel caso di Ronco, c’è la rivalità con  Ingria, il comune confinante dominato dalla Lega e con una presenza mediatica esorbitante.

Ancor più però, c’è la vecchia, mai sopita ostilità verso il Parco, che per decenni ha caratterizzato cittadini ed amministratori dell’area protetta. Oltre alla mancanza di sensibilità ambientale c’era un’incapacità generalizzata a capire quanto l’area protetta potesse fare per l’economia del territorio ed il benessere dei suoi abitanti. Col tempo c’è stata una presa di coscienza ed un cambio di atteggiamento ma questo non vale evidentemente per Ronco, dove il Parco resta il nemico da combattere ed ogni occasione è utile per lanciare la sfida. Così, piuttosto bizzarramente, per protestare contro le modalità di nomina del presidente del Parco, si dichiara di voler lasciare il parco…!

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