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Sanità

Diciamocelo chiaramente: nessuno vuole più fare il medico nelle Valli di Lanzo

Le chiamate di Regione e Asl vanno deserte: è in crisi un mestiere che ormai non è più una vocazione

Pediatra (foto d'archivio)

Pediatra (foto d'archivio)

Nessuno vuole più fare il pediatra nelle Valli di Lanzo. Al di là della mancanza di programmazione sanitaria della Regione Piemonte e della sciatteria dell'assessore regionale Luigi Genesio Icardi, che lascia a sé stesso l'ospedale di Lanzo senza dare risposte al territorio, il dato è questo: nessuno vuole operare qui.

La scorsa settimana eravamo ritornati sul problema dei pediatri mancanti nelle Valli. L'unica speranza, ci eravamo detti, poteva arrivare solo dalla Strategia Nazionale Aree Interne. Il programma è stato pensato dieci anni fa apposta per fornire alle aree interne una serie di servizi fondamentali.

L'idea era di costruire un programma "nella forma di sperimentazione' - come ha scritto Filippo Monaco qualche giorno fa su Civiltà Appennino -, con l’obiettivo esplicito di 'curvare' alle esigenze di questi territori le principali politiche pubbliche del Paese: la scuola, i trasporti, la sanità. Non più trasferimenti monetari per compensare ritardi e carenze, decisi e distribuiti dal centro, magari scambiati con voti. Stop all’assistenzialismo e maggiore riconoscimento di potere e autonomia, nell’allocazione della spesa pubblica, ai cittadini che vivono nelle aree interne ed alle amministrazioni locali che li rappresentano, nel quadro della governance multi-livello prevista dalla Costituzione".

Il primo ciclo di programmazione, quello 2014-2020, si è concluso sulla soglia della pandemia, e nel 2021 ne è cominciato un altro che proseguirà fino al 2027. Nelle Valli la SNAI dovrebbe portare a breve un pediatra, che supporterà il territorio servendo negli studi di Lanzo, Ceres e Viù.

Nessuno viene più nelle Valli a fare il medico

Rimarrebbe ancora completamente scoperta la Val Grande. E quindi? Dall'Asl si staranno mica muovendo per trovare una figura che possa supportare di più e meglio i bimbi del territorio?

"La carenza operativa non è stata assegnata per assenza di specialisti disponibili a ricoprire l'incarico. In ogni caso, nell'ambito limitrofo, quello di Ciriè, due pediatri hanno ancora una buona disponibilità di posti". Questa la risposta dell'Asl To4, datata 31 ottobre, alle nostre domande. Praticamente si tratta di una risposta fotocopiata rispetto a quella che ci era stata data ad aprile.

La carenza operativa era stata aperta dalla Regione Piemonte per sopperire alla mancanza di medici, ed era andata completamente deserta. Non ci sono più, e chissà se ci saranno nel futuro, quei medici di base che la notte del 25 dicembre prendevano la valigetta in mano dopo essere stati chiamati da qualche frazione di Usseglio o di Balme per andare a prestare soccorso all'anziano con la bronchite.

È in crisi un mestiere, quello del medico di montagna, che una volta era un'autentica vocazione: c'erano medici che nascevano sul territorio, crescevano sul territorio, trascorrevano dieci anni a Torino a studiare medicina e poi tornavano in Valle per prendersi cura degli abitanti. E ci rimanevano fino alla pensione.

Certo è che non si può buttarla solo sul romanticismo: servono azioni concrete anche da parte della politica, a partire dalla valorizzazione economica di chi va a operare nelle Valli. Redditi più alti potrebbero attrarre più medici. La vocazione verrebbe persa comunque, ma almeno ci sarebbe qualche pediatra in più.

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