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Quei lavori "urgenti" del Piano Arcuri non ancora conclusi. In tempo per la prossima pandemia?

Autorizzato un subappalto per l'ospedale di Ciriè

Quei lavori "urgenti" del Piano Arcuri non ancora conclusi.  In tempo per la prossima pandemia?

Nel giugno scorso, ad un certo punto, fiato alle trombe, rullo di tamburi all’Ospedale di Ivrea è stato inaugurato, alla presenza del Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e dell’Assessore Regionale alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, il nuovo reparto di intensiva e sub-intensiva. Costato circa 2 milioni di euro è stato finanziato per 1 milione e 100.000 euro con i fondi del Decreto Legge 34 (ex Arcuri) e per il rimanente con fondi ASL e con il Fondo incremento prezzi.

Nel comunicato stampa "autoprodotto" dall'Asl To4 per fare i complimenti a sé medesima, mancavano tutte le premesse e cioè che quei lavori, previsti e finanziati dal “Piano Arcuri”, si sarebbero dovuti realizzare nel 2020 (pensate a quanta acqua è già passata sotto i ponti) nel bel mezzo della pandemia. 

Di bene in meglio, o di peggio in peggio, di ritardi in ritardi ce n'è uno che rischia di farci arrivare fin quasi dentro alla prossima pandemia.

Tutto scritto nero su bianco in una delibera di inizio ottobre pubblicata all'albo pretorio dell'Azienda. Si legge che la Direzione Generale dell'Asl to4 autorizza la GUERRATO S.p.A. di Rovigo, Capogruppo in R.T.I. con la EDIL.CO S.r.l. di Matera, che si era aggiudicata l'appalto per i lavori di “Ristrutturazione del Pronto Soccorso" di Ciriè "con l’individuazione di distinte aree di permanenza per i pazienti sospetti COVID-19 o potenzialmente contagiosi" a subappaltare "un pezzo" alla EDILTECH S.r.l di Pieve Emanuele (MI). Si fa riferimento a poca roba, ma non è questo il punto.

C'è che a tre anni dal Decreto Arcuri sembra impossibile, decisamente ridicolo, essere ancora qui a parlare di lavori che si devono fare "urgentemente".

Per tre anni su queste pagine abbiamo parlato  di cifre da capogiro pari a 4,2 milioni di euro utili ad incrementare  i posti letto in terapia intensiva, che nell’Asl To4 sarebbero dovuti passare dagli attuali 19 ad un totale di 32 evitando così, nella seconda ondata (è finita pure la quarta), la chiusura delle sale operatorie utilizzate come reparti di rianimazione. 

E sarebbero stati dieci posti letto in più a Chivasso (oggi sono 6), due in più a Ciriè (anche qui attualmente 6), uno in più ad Ivrea (sono 7). Quindi, in totale, 16 a Chivasso, 8  a Ciriè e 8 anche ad Ivrea.  

Arcuri

E con quei soldi si sarebbero anche dovuti allestire 18 letti di terapia semi-intensiva, 6 per ognuno dei tre presidi ospedalieri  di cui la metà riconvertibili, all’occorrenza, in posti di terapia intensiva. 

Tolto l'ospedale di Ivrea dove si sono riusciti a ricavare due posti letto in semi intensiva in più e, come da programma, un solo posto letto in intensiva da aggiungere a quelli che già c'erano, tutto il resto è ancora al “pian dij babi".

Nel 2020 peraltro, s'era deciso anche altro.

Si erano, infatti, aggiunti, ulteriori fondi per altri lavori.

A Ciriè, 2,5 milioni di euro per l’adeguamento degli impianti tecnologici, antincendio e per la sicurezza nei luoghi di lavoro.  A Ivrea 1,5 milioni  per il rifacimento dei montanti elettrici e anche qui per l’impianto antincendio. A Chivasso, 5 milioni e 928mila euro per ristrutturazione del vecchio ospedale, in questo caso in base a un piano che doveva andare avanti sino al 2025.

Con le tempistiche alle quali ci ha abituato l’Asl To4, speriamo di poter vedere qualcosa entro la metà di questo secolo… 

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