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Storie di commercianti

Lascia il lavoro in fabbrica e diventa gioielliere: "Era il sogno di mio papà"

Giorgio Fornero gestisce da quarant'anni un esercizio commerciale diventato storico

Giorgio Fornero

Giorgio Fornero

Aveva 15 anni Giorgio Fornero quando suo papà espresse un desiderio che lo riguardava da vicino: "Mi piacerebbe che mio figlio possa un giorno lavorare con la camicia. Che so, magari potrebbe fare l'orologiaio". All'epoca Fornero lavorava già in fabbrica. Usciva al mattino e si dirigeva verso via Isonzo 46. Faceva l'operaio metalmeccanico di precisione.

Oggi, invece, Fornero sta dietro al bancone della gioielleria che porta il suo cognome. Oggi fa lo stesso mestiere su cui suo papà fantasticava. "Guarda te, il destino! - sorride Fornero -. Mi sono ritrovato a lavorare con la cravatta come diceva mio padre. Poi vabbè, oggi non lavoriamo più vestiti così, siamo tutti più casual".

Classe 1946, Fornero fa il commerciante dal '78. Ha rilevato questa gioielleria in via Vittorio Emanuele dopo quasi settant'anni di gestione da parte della famiglia Chiaudano. Fornero aveva appena superato la soglia dei trent'anni, e alle spalle ne aveva tredici di lavoro in fabbrica.

La gioielleria Fornero

"Avevamo inizialmente aperto un esercizio commerciale con mia moglie. L'abbiamo tenuto in piedi per cinque anni e tre mesi". Poi hanno venduto l'attività e hanno rilevato la gioielleria. Ci siamo detti: proviamoci! Lanciamoci in questa avventura. Col senno di poi devo dire che è stata un'ottima scelta".

In più di quarant'anni di attività Fornero, esattamente come gli altri piccoli commercianti, ha dovuto cambiare abitudini e modalità di vendita in accordo con i gusti dei clienti: "Forse nel corso del tempo si è persa un po' la cultura dell'oggetto prezioso come oggetto da regalare".

Ci sono intere categorie di prodotti che si avviano verso l'estinzione: "Uno di questi è il fermacravatta: in occasione delle prime comunioni capitava anche di venderne molti. Oggi le persone non lo acquistano più". Cambiano i gusti delle persone ma anche i modi in cui i prodotti arrivano "alle orecchie" del consumatore.

Comunicare, comunicare, comunicare

"La grande distribuzione e gli acquisti online ci hanno inizialmente creato dei danni" dice Fornero. Che però rivendica il fatto che il piccolo esercizio commerciale ha un quid in più. Quale? Semplice: "Noi comunichiamo col cliente: ecco la nostra forza. Invece se uno compra qualcosa online e poi non va bene o lo rimandi indietro o ti accontenti".

Comunicare significa anche intercettare le esigenze dei clienti, "che secondo noi - sorride Fornero - hanno sempre ragione!". Ad ogni modo, "io cerco sempre di informare il cliente per farlo scegliere: se ad esempio so che dietro a un prodotto ci sono delle grane in fatto di assistenza io lo dico: preferisco fare così piuttosto che scontentare il cliente".

Un pubblico tutto da conquistare, invece, è quello dei giovani: "Lo dicevo prima, è venuta a mancare la cultura dell'oggetto prezioso. Chissà, forse è stata anche responsabilità nostra: non abbiamo promosso abbastanza i nostri oggetti, come invece viene fatto ad esempio per i cellulari".

Eppure, dietro al lavoro di Fornero c'è una maestria e una capacità artigianali degni di nota. Tutte cose che l'uomo ha imparato col tempo, o che si è ritrovato già al momento dell'apertura del negozio. "Nelle gioiellerie si facevano le incisioni, ma serviva anche una settimana per farle. Invece io mi sono reso conto che, incidendo già in fabbrica con un pantografo, riuscivo ad eseguirle in tempi molto più rapidi!".

Un'altra tendenza che Fornero aveva intercettato era quella della lavorazione dell'acciaio, ancora prima che andasse di moda: "Già all'epoca facevo degli oggetti in acciaio, e così quando è spuntato fuori l'acciaio io sapevo già lavorarlo!". Quando si dice che la fortuna aiuta gli audaci.

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