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Commerciante dell'anno

La storia della gioielleria "Riflessi", aperta a Settimo da quasi 40 anni

"Ricordo quella volta in cui abbiamo dovuto fare un clacson tutto d'oro per un cliente arabo.."

La storia della gioielleria "Riflessi", aperta a Settimo da quasi 40 anni

Collanine, punti luce, bracciali e orecchini. Tutti luccicanti sotto le soffuse luci del negozio.

A parlare del suo esercizio commerciale, questa settimana, è stata Daniela Buscaglia, titolare della gioielleria Riflessi, aperta in via Italia 39 a Settimo Torinese dal 1987.

Eh sì, fa impressione dirlo ma sono quasi 40 anni - ci spiega Buscaglia tra un cliente e l’altro - non pensavo di diventare una commerciante se devo dirti la verità. Io avevo iniziato l’università, fisica, poi il mio ex socio, Davide Bastianini, ha avuto l’idea di aprire un negozio e mi aveva chiesto di aiutarlo e la realtà non mi dispiaceva. Con il tempo poi lui si è ritirato e io non potevo restare qui da sola: è così che è arrivata Anna Moro, l’altra persona che lavora qui assieme a me”. 

36 anni sul territorio. Non male se si pensa al momento che stiamo vivendo, in cui alle volte sono più le serrande che chiudono di quelle che si aprono. Ma la clientela, nel tempo, sarà cambiata?

Tantissimo. Non voglio dire che gli acquirenti sono diminuiti perché non è esatto, ma c’è proprio una differenza nella redditività - dice la titolare - una volta i computer e i cellulari non erano così diffusi. Adesso quando un ragazzo compie 18 anni, per dire, si chiede lo smartphone o un laptop, non i gemelli o il braccialetto d’oro. È cambiata la focalizzazione della necessità delle persone”. 

In rosso, via Italia 39, sede della gioielleria Riflessi

Ci sono alcuni articoli, comunque, che restano degli evergreen. “Sí diciamo che tra gli elementi che vanno e vendiamo di più ci sono le cose classiche, per non sbagliare: braccialetti, punti luce o collane con pietre dure”. 

In così tanti anni di attività, sicuramente ci saranno aneddoti e fatti curiosi relativi ad alcune richieste dei clienti. Qual è la cosa più strana che avete venduto? 

Beh, abbiamo fatto un piccolo go kart tutto in oro per un papà che voleva regalarlo al figlio, o un portachiavi “portafortuna” sempre nello stesso materiale. Ci avevamo appeso di tutto: il 13, il peperoncino, la mano cornuta, il ferro di cavallo. Non so adesso quanto potrebbe valere una cosa del genere - risponde sorridendo Buscaglia - me ne ricordo anche un altro. C’è stato un carrozziere che stava allestendo l’auto per un cliente medio orientale, e ci aveva chiesto un clacson interamente d’oro e noi l’abbiamo prodotto. Tutto dorato da mettere lì, al centro del volante. Insomma, la clientela può anche cambiare, ma qualche storia interessante da raccontare c’è sempre”.

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