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Lo stiletto di Clio

I bombardamenti americani su Torino nel 1943: un capitolo poco conosciuto della Seconda Guerra Mondiale

La mattina del 12 maggio 1944, una formazione di bombardieri apparve all’orizzonte, dietro le colline del Po, ed effettuò un’ampia virata sopra Verolengo, per poi seguire la linea ferroviaria Milano-Torino sino a Chivasso

IN FOTO Una Fortezza volante statunitense in volo

IN FOTO Una Fortezza volante statunitense in volo

Accadde esattamente ottant’anni or sono, in quel tragico 1943 caratterizzato da eventi decisivi nella storia italiana. In autunno ebbe inizio una nuova fase dei raid aerei sul Settentrione occupato dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre. Gli Alleati si ripartirono rigidamente i ruoli. Agli inglesi toccò il compito di bombardare soprattutto la Germania, alzandosi in volo dalle basi in Gran Bretagna, mentre gli americani si fecero carico di colpire il territorio della Repubblica sociale italiana, decollando dal Nord Africa e, in seguito, anche dal Sud della penisola.

Per martellare il Piemonte, eludendo i punti di avvistamento, i velivoli dell’Usaaf – le United States Army Air Forces – sorvolavano il mare aperto sino alle coste liguri, operando di giorno, sovente in formazione unica scortata dai caccia.

IN FOTO Chivasso, via Paleologi bombardata (dall’archivio privato di M. Teresa Taraglio)

Scelti in base alla loro funzione strategica (scali ferroviari, fabbriche di vitale importanza per la Germania, come la Riv di Villar Perosa e i suoi reparti trasferiti a Orbassano, depositi militari, ecc.), gli obiettivi erano rasi al suolo da centinaia di ordigni, evitando il ricorso alla tecnica dei bombardamenti a tappeto che gli inglesi avevano messo in atto sin dall’autunno del 1942.

Su Torino gli americani vennero per la prima volta nel pomeriggio di lunedì 8 novembre 1943. Carlo Chevallard, giovane dirigente industriale, rimase assai impressionato alla vista dei velivoli – si trattava di quadrimotori B-17, le temute Flying Fortress o Fortezze volanti – che comparvero «in perfetta formazione» sulla città, senza che l’artiglieria contraerea sparasse un solo colpo.

Subito dopo la guerra, il metodo fu efficacemente descritto da Giuseppe Melano, capo della Divisione statistica del Comune di Torino: «Dalle coste della Liguria, ove funzionano i posti di avvistamento, alla capitale piemontese, il viaggio – scrisse – è breve e forte la velocità. Le incursioni avvengono in pieno giorno con poco preavviso, le formazioni di quadrimotori sono numerose e compatte e con adeguata scorta di cacciatori. L’azione è fulminea, i bersagli prestabiliti. Non vi è alcun indugio nell’azione, le formazioni puntano rombando sulla città e con un grande arco si portano sull’obiettivo, il comandante dà l’ordine di sgancio, una leggera picchiata e questo avviene simultaneo da parte di tutti gli apparecchi».

Continua Melano: «Le formazioni, proseguendo nella rotta, si allontanano e spariscono all’orizzonte colla scorta dei cacciatori. Le bombe sono numerosissime e di calibro medio, non vi è lancio di mezzi incendiari, le esplosioni si fondono in un unico fragore di lungo boato, i crateri sono vicinissimi gli uni agli altri, in alcuni punti si accavallano; la distruzione è sistematica. Sotto la chiara luce del sole si solleva lo spesso polverone uscito dalle macerie, al suo diradarsi si leva il sudario sulle rovine e sui lutti e si riprende la lotta per la vita».

A Settimo Torinese, fra il 1943 e il 1944, il segnale di pericolo venne diffuso infinite volte, obbligando gli abitanti a sospendere ogni attività per porsi al riparo, ma il paese fu sempre risparmiato dagli ordigni americani. Altrove andò meno bene. La mattina del 12 maggio 1944, una formazione di bombardieri apparve all’orizzonte, dietro le colline del Po, ed effettuò un’ampia virata sopra Verolengo, per poi seguire la linea ferroviaria Milano-Torino sino a Chivasso, sulla cui stazione sganciò ordigni di varia potenza. Non poche bombe caddero sull’abitato. «La cittadina piemontese – osservò Carlo Chevallard – ha visto distrutta la ferrovia per circa due chilometri, la stazione e il cavalcavia della strada di Aosta. Le vittime, temo, saranno numerose perché non vi sono rifugi e soprattutto non vi era, nella popolazione, il timore di un bombardamento». Infatti i morti furono settantatré e centinaia i feriti, alcuni dei quali decederanno in seguito negli ospedali. «La ferocia nemica si è abbattuta su Chivasso», titolò «Stampa Sera».

Settimo sfuggì pure ai raid del 22 giugno 1944. Quel giorno quasi seicento fra B-17 e B-24 (i quadrimotori Liberator) sganciarono oltre millequattrocento tonnellate di ordigni sul Nord della penisola, dal Piemonte al Friuli: si trattò del massimo sforzo compiuto dall’aviazione statunitense in Italia.

A Torino l’Usaaf colpì lo stabilimento Mirafiori della Fiat, a Chivasso l’autocentro della frazione Boschetto. Bombe caddero anche su Beinasco e Rivoli.

Nell’Archivio storico del Comune di Settimo si conserva la pagina di un calendarietto a fogli mobili: è quella del 22 giugno, giovedì, festa di San Paolino vescovo. Una mano anonima vi annotò gli orari dell’allarme e del cessato allarme, aggiungendo: «bombardato [sic] Torino e Chivasso».

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