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23 Ottobre 2023 - 15:15
La linea ferroviaria Chivasso-Asti è sospesa dal 2011
La collina chivassese vuole il ritorno del treno sui binari della linea ferroviaria Chivasso-Asti.
E’ l’esito del sondaggio che il nostro giornale ha lanciato online lo scorso 12 ottobre e che si è concluso venerdì 20.
Il sondaggio ha premiato il treno con un 56% dei votanti a favore del ritorno del mezzo di trasporto per i pendolari.
La pista ciclabile si attesta al 39% mentre il 2% ha risposto “non so”, così come il 2%, invece, è favorevole ad un utilizzo della linea solo con il treno storico.
Dunque, l’indicazione che arriva alla politica regionale e ad Rfi è che si deve fare uno sforzo per provare a riportare il treno per i pendolari sulla tratta che da Chivasso va ad Asti.
La storia recente della linea è però complicata.
La linea ferroviaria Chivasso-Asti è sospesa da dodici anni.
Nessuna amministrazione regionale che si è succeduta, dal leghista Cota al dem Chiamparino per finire con l’attuale governatore Cirio, si è mai spesa realmente con Rfi per la riapertura della tratta.
L’unico che l’ha fatto è stato il consigliere regionale del Carroccio di Torrazza Piemonte Gianluca Gavazza, arrivando fino a proporre, la scorsa primavera, un esperimento della durata di un anno per capire quanti utenti effettivamente utilizzino il treno da Chivasso fino a Montiglio Monferrato. Proposta rivolta al suo governo regionale e caduta nel vuoto. O, almeno, così crediamo: perché non ne abbiamo più sentito parlare dopo l’annuncio pubblico di qualche mese fa. Anche se non è detto che “il colpo” se lo stiano tenendo in canna per spararlo all’ultimo momento utile in questa perenne campagna elettorale dei nostri politici (vedi l’annuncio di Cirio di domenica sulla riapertura del pronto soccorso di Cuorgnè, ndr).

Il treno per i pendolari
L’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi, dal canto suo, di Forza Italia, s’è sempre dichiarato disponibile a sedersi ad un tavolo per valutare alternative alla riapertura della tratta ai pendolari ma non si è mai impegnato per la riapertura della linea stessa. Anzi, l’ha detto chiaro e tondo: finché ci sarà questo governo regionale, non riaprirà. I sindaci si sono divisi: in un incontro di fine agosto di qualche tempo fa a Cocconato d’Asti, quelli dell’astigiano chiedevano la realizzazione di una pista ciclabile al posto del treno, quelli del torinese - non tutti per la verità, basta sentire il pensiero dell’allora sindaca di Lauriano Matilde Casa e dell’attuale primo cittadino di San Sebastiano da Po Beppe Bava - guidati da Chivasso, ribadivano il concetto che su quei binari deve tornare a correre la littorina.
In collina è nato un Comitato di cittadini per la riapertura della linea ferroviaria Chivasso-Asti, sostenuto da Gavazza e anche dall’allora parlamentare l’onorevole di Forza Italia Carlo Giacometto, che ha raccolto un migliaio di firme per chiedere alla Regione e ad Rfi di ripristinare il servizio.
Un anno fa, di questi tempi, la linea Chivasso-Asti è stata riaperta al passaggio dei treni storici della Fondazione FS.
Due corse, in due domeniche, sono transitate sui binari della collina chivassese fino a Montiglio Monferrato e poi stop.
Delle difficoltà della linea ferroviaria Chivasso-Asti si parla da tempo. Addirittura dal 2005, quando 18 anni fa un gruppo di cittadini guidato dal cavagnolese Davide Scaglione, dalla montuese Elisa Ghion (poi diventata sindaco) e dal brusaschese Claudio Borio promossero la costituzione di un Comitato Spontaneo Pendolari della Chivasso-Asti.
Il Comitato, come da Statuto, aveva un unico obiettivo: “Sostenere e rappresentare le esigenze di mobilità e di qualità del servizio degli utenti” in un periodo in cui l’attenzione verso i pendolari che da Brozolo raggiungevano Chivasso iniziava ad “affievolirsi” sempre più.
Il Comitato, apolitico, aveva sede presso il Municipio di Brusasco.

In marcia per chiedere la riapertura della linea ferroviaria Chivasso-Asti
Aveva, all’epoca, denunciato diversi disservizi o incongruenze del servizio stesso: a partire dai treni con le corse diminuite e il subentro dei pullman, fino alla soppressione totale del treno nel periodo in cui le scuole erano chiuse, da giugno a settembre. In pratica, i lavoratori pendolari sono stati “demotivati” per anni, un taglio dopo l’altro, fino ad abbandonare completamente l’uso del treno in favore dell’autobus oppure della macchina.
E’ quello che sosteneva il Comitato e che ha portato un po’ a tutti i tavoli: regionale, provinciale, anche comunale nelle varie sedi dei comuni interessati dalla tratta.
Nulla è servito per salvare il treno sulla Chivasso-Asti: nemmeno le modifiche agli orari suggerite per rendere più efficiente la linea.
“Oggi - spiega Davide Scaglione - sarebbe importante riuscire a far funzionare la linea come una metropolitana leggera da Chivasso fino a Brozolo e poi proseguire da Brozolo fino ad Asti con orari consoni alle esigenze dei pendolari. Potrebbe essere una sperimentazione di un anno, forse due, per capire se si raggiunge il numero sufficiente di viaggiatori e così decidere con cognizione di causa cosa fare. Una sperimentazione seria però, con corse del treno ogni quarantacinque minuti per renderlo davvero appetibile per tutti quei pendolari che si sono ormai disabituati al passaggio del treno”.
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