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In guerra

"Noi stiamo con Israele!".... la provocazione di Piccoli, Cantoni e Garino. Ma Spitale sta con i palestinesi

Sabato 21 una parte della città scenderà in piazza per la Palestina

"Noi stiamo con Israele!".... la provocazione di Piccoli, Cantoni e Garino

Ivrea è sempre stata terra di dibattito politico. Ed è solo qui che può accadere di vedere i cittadini riunirsi per 87 volte in piazza a chiedere la pace. Sarà così anche sabato 21 ottobre.

Alle 17,30, in piazza Ferruccio Nazionale, una lunga serie di associazioni eporediesi organizzano un presidio con richiesta di immediato cessate il fuoco, al grido di "Palestina libera!".

"Deve essere posta fine all’apartheid israeliana - dicono - Deve cessare l’occupazione dei territori palestinesi, si devono ritirare i coloni, deve essere riconosciuto lo Stato di Palestina...".

Un concetto che corre parallelo a quello espresso dall'ex senatore Giulio Andreotti nel 2006, durante gli attacchi di Hezbollah a Israele.

“Ognuno di noi se fosse nato in un campo di concentramento e da 50 anni fosse lì e non avesse alcuna prospettiva di poter dare ai propri figli un avvenire sarebbe un terrorista...”

Parole forti e dure come la pietra. Un canto isolato che in allora fece molto scalpore. Ma era quella un'altra Italia con Governi e Ministri che avevano una propria politica estera con gli arabi e con l'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina).

Si parlerà di questo, manco a dirlo, anche nel prossimo consiglio comunale. E' atterrata infatti in questi giorni, al tavolo della conferenza dei capigruppo, una mozione firmata da Elisabetta Piccoli, Andrea Cantoni e Gabriele Garino in cui si chiede al sindaco e alla giunta un impegno "a condannare fermamente l’ennesimo attacco ai danni di Israele da parte dell’organizzazione terroristica islamica Hamas", "a farsi parte attiva in ogni sede, per sostenere l’auspicato processo di pace e il diritto dello Stato di Israele a esistere e a difendersi, anche patrocinando iniziative sul territorio cittadino", "a illuminare con i colori della bandiera israeliana Piazza Ottinetti, e a esporre la bandiera dello Stato di Israele sul Palazzo Comunale sino alla conclusione del conflitto".

Infine ad espriemere "piena e incondizionata solidarietà al popolo israeliano e allo Stato di Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente, e cordoglio per le vittime".

E se non è una provocazione questa diteci voi che cos'è! Difficile pensare di trovare il sostegno di una larga parte della maggiorana, di Laboratorio Civico o di Viviamo Ivrea, finanche del Pd, per quanto a livello nazionale il Pd abbia espresso un pensiero decisamente filo-israeliano.

Che poi - a dirla tutta -  il presidente del consiglio Luca Spitale, quel che pensa lo ha già scritto chiaro e tondo sui social: lui sta con la Palestina.

"All’alba di sabato 7 ottobre 2023 - scrivono i tre dell'Opposizione  - ha avuto inizio l’ennesima aggressione dell’organizzazione terroristica islamica Hamas ai danni di Israele, mediante lancio di migliaia di razzi dalla striscia di Gaza sulle principali città coinvolte, con l’infiltrazione di numerosi terroristi all’interno del territorio di Israele. Il primo, provvisorio, bilancio dell’attacco delle forze di Hamas è di oltre 1200 morti, 2.500 feriti e più di 100 cittadini israeliani e no, tra i quali bambini, donne e anziani, presi in ostaggio; Israele è costretto sin dalla sua nascita e anche in questa occasione a doversi difendere per garantire la propria sopravvivenza dagli attacchi di organizzazioni come Hamas e altri gruppi violenti, che negano il diritto di Israele a esistere...".

Che è questa - se proprio vogliamo dirla tutta - un'interpretazione tirata, ma molto tirata, della geografia e della storia, si spera solo per la necessità di fare sintesi.

Di tutt'altro tenore il pensiero di chi guarda ai palestinesi come ad un popolo sottomesso e "derubato". Per sottolinearlo, le Associazioni che si ritroveranno in piazza di città sabato  21 (Centro Documentazione Pace, Emergency Canavese, Nuovi Equilibri Sociali, Paese Reale Ivrea e Canavese, Potere al Popolo Ivrea e Canavese, Rifondazione Comunista Ivrea e Canavese, Unione Popolare Ivrea e Canavese. ) utilizzano le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati.

"Il 29 novembre 1947, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 181, che sancisce la partizione del territorio storico della Palestina, attribuendone il 56,47% al futuro stato ebraico e il 43,53% al futuro stato palestinese. Gerusalemme avrebbe goduto di uno statuto speciale. Il 14 maggio 1948 nasce lo stato di Israele. Questa data viene ricordata dai palestinesi come la Nakba – catastrofe – poiché l’arrivo di migliaia di nuovi abitanti ebrei, si concretizza con scontri armati, distruzione di case e interi paesi, espulsioni e deportazioni di migliaia di palestinesi. “Per più di sessant’anni, Israele ha tenuto milioni di palestinesi sotto occupazione militare che li ha privati dei loro diritti più elementari, confiscando terre, demolendo migliaia di case e scuole, sfollando con la forza centinaia di migliaia di persone, uccidendo e arrestando bambini e adulti. (Attualmente sono circa 5.000 i prigionieri nelle carceri israeliane, di cui 183 bambini e 34 donne.) Ha creato insediamenti illegali e annesso terre nel territorio occupato, crimini eclatanti secondo il diritto internazionale. Ha inflitto umiliazioni quotidiane ai palestinesi di Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, dove il divario tra i privilegi dell’occupante e la sottomissione degli occupati è sorprendente. Gaza è probabilmente l’esempio più eclatante di occupazione, poiché Israele ha tenuto prigioniera la sua popolazione in un blocco aereo navale e terrestre per 16 anni con offensive militari regolari su larga scala che, anche prima dell’attuale offensiva, avevano provocato la morte di 4.200 persone, tra cui 1.124 bambini e centinaia di migliaia senzatetto. La sicurezza per tutti è raggiungibile solo realizzando la parità di diritti, ponendo fine all‘occupazione e rimuovendo la discriminazione istituzionalizzata”.

 

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