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Settimo Torinese

La storia della Gioielleria Del Vago: "Tutto è partito da mio nonno Antonio in via Italia, io ho iniziato a 17 anni ma volevo fare il carabiniere"

Del Vago Gioielli è in Via Italia 21 e in Via Regio Parco 80/A e partecipa al sondaggio "Commerciante dell'Anno" di Settimo Torinese

La storia della Gioielleria Del Vago: "Tutto è partito da mio nonno Antonio in via Italia, io ho iniziato a 17 anni ma volevo fare il carabiniere"

Massimo Del Vago da giovane, i suoi primi anni da orafo

Massimo Del Vago avrebbe voluto fare tutt'altro. "Qualcosa per gli altri", ci racconta, e invece si è ritrovato a proseguire l'attività di famiglia. Lo fa a modo suo: "Io - continua - non sono un commerciante nel vero senso della parola, non ho quell'anima. Sono uno che quando qualcuno viene a farsi stringere un cinturino di un orologio o a cambiare le pile non lo faccio pagare. Forse sono troppo buono, non so...".

La storia della gioielleria Del Vago, a Settimo Torinese, parte da molto lontano, dalla fine degli anni '50 del '900...

"Mio nonno - prosegue Massimo Del Vago -  Antonio Del Vago ha iniziato nell’immediato dopo guerra. Lui era un autodidatta, quando è tornato dalla guerra faceva un po’ di tutto, si era messo a fare riparazioni di orologeria e costruiva anche oggetti di oreficeria, vicino Pavia. Poi qualcuno lo spinse a trasferirsi a Settimo e aprì un bugigattolo, riparava orologi, un buchetto di 20 metri quadrati, era dove c’è l’Angolo, lì c’erano spazi piccolini. In via Italia". 

Da lì la nascita di un'attività di famiglia che di padre in figlio è arrivata fino a Massimo Del Vago.

"Io - ci racconta - avrei voluto fare altro, volevo andare in accademia, diventare un carabiniere, poi ho fatto il Vigile del Fuoco. Poi, invece, nella vita finisci a fare determinate cose, un po’ mi sono sentito in dovere di farlo. Io però sono contento poi di cosa ho fatto, l’ho fatto bene. Con sincerità dico che però avrei preferito fare altro. È ovvio che si tratta di un lavoro importante e signorile ma la mia passione è dedicarsi in cose che possono aiutare gli altri. Io non sono un vero e proprio commerciante, credo di essere una persona gentile".

Massimo Del Vago durante la sua esperienza da Vigile del Fuoco

E la vita lavorativa di Massimo Del Vago parte presto...

"A 17 anni - continua - ho iniziato a fare l’orafo con mio padre, lavoravo e studiavo, poi mio padre ogni tanto mi mandava nei laboratori a Valenza. Ho poi iniziato l’attività, a 19 facevo il rappresentante. A 20 ho fatto la prima gastroscopia… ero stressato... Lavoravo un sacco di ore al giorno, mia madre mi ha fatto fare il mazzo che metà basta. In quei, però, periodi eravamo fortunati, il nostro settore tirava tanto. C’era una soddisfazione.L’orafo, poi, - continua - ho smesso di farlo, sono cambiate le leggi e il laboratorio deve essere esterno".

Poi, con il passare del tempo, sono cambiate tante cose. Cambiate le risorse a disposizione dei cittadini, cambiate la abitudini, è cambiata la moda.

"La realtà - prosegue - è che Fino a 10 anni fa eravamo leader di questo settore in Piemonte e non era bigiotteria, parliamo di negozi di oreficeria. Ancora oggi in Italia, come paese proprio, siamo i maggiori produttori al mondo di oreficeria. Con la crisi ci siamo dovuti ridimensionare, l’espansione l’avevo fatta anche io. Siamo passati da 10 negozi a 2. Dal 2010-2011 il giro d’affari è calato del 40%. La crisi non ce l’abbiamo avuta perché ci sono meno soldi ma perché c’è diversificazione dei consumi. Una volta quando si andava ad un battesimo, una cresima, un matrimonio si regalava una cosa d’oro. C’era l’abitudine di regalare qualcosa che avesse un valore intrinseco, che rimanesse. Prima si spendevano 400 euro oggi se ne spendono 200 euro".

E ora al posto dell'oro c'è qualcos'altro.

"Ci sono persone - precisa Del Vago - che hanno il cellulare da 1500 euro, una volta le vedevi con la catena d’oro. Ti racconto una cosa: qualche tempo fa viene una signora a chiedermi di vendere una catenina d'oro. Voleva venderla per comprare il cellulare nuovo alla figlia. Sono riuscito a farla desistere, non ho preso la vendita e le ho detto di tenersi quella catenina. Il cellulare, però, ormai è diventato un elemento di riconoscibilità sociale". 

Eppure qualcuno in gioielleria ci va ancora.

"Ci sono ancora cose - racconta Del Vago - che resistono: la fede per i matrimoni. La gente si sposa meno in chiesa ma si sposa lo stesso e quindi la fede la compra. Anche il solitario come promessa d’amore, l’anello trilogy quando nasce il primo figlio. Le cose che vendiamo di più sono in argento in acciaio, bigiotteria preziosa. Una volta, invece, a prevalere era l’oro, l’acciaio era inesistente anni fa. Vendiamo anche tanto i diamantini periziati, tra le cose che forse vendiamo più di tutti. È un articolo che rimane".

In ogni caso il commercio locale combatte e resiste e prova a stare sul mercato con tutte le sue forze.

"Noi abbiamo - continua Del Vago - un centro per gli sposi, tanti servizi, siamo qui che combattiamo. Poi c’è mondo online che ci fa certamente concorrenza. Comprano online e poi vengono qui a farsi stringere l'orologio, io non chiedo niente, nella speranza che poi tornino. La realtà è che online è tutto bello ma poi serve qualcuno che dia un servizio. Online l'orologio non te lo stingono... In ogni caso noi resistiamo, per farlo selezioniamo i migliori prodotti per la clientela, guardiamo al made in Italy che può fare certamente la differenza. Cerchiamo i prodotti con la migliore qualità prezzo".

E, per chi non lo sapesse, da Del Vago si possono comprare anche i lingotti d'oro.

"Ne vendiamo quotidianamente, - precisa - da 5 grammi in sù, di quelli ne vendiamo un paio a settimana. Per quanto riguarda quelli da 10 grammi, 20, se ne vedono un paio al mese. Poi ci sono da 100 grammi, 250 grammi, mezzo chilo, un chilo. Noi vendiamo al massimo lingotti da 250 grammi, 7-8 all’anno. Il lingotto da 100 grammi vale 5 800 euro, il cliente lo paga 5950, ci guadagno 150 euro. Si tratta di una commissione di intermediazione. Peccato se ne vendano pochi perché è un’ottima forma di investimento, che tiene nel tempo". 

Massimo Del Vago

Ma la situazione del commercio settimese com'è? Difficile, difficile, difficile...

"Il commercio - sentenzia Del Vago - di vicinato l’hanno distrutto tutti. Continuano a costruire centri commerciali come se ce ne fosse ancora bisogno. Noi non siamo una società anglosassone dove esistono solo i centri commerciali e non c'è la bottega. Qui la politica non è stata così lungimirante, qui c’è una struttura urbana fatta così: sotto ogni casa c’è lo spazio per un negozio. Non rendersi conto di questo è folle. I centri commerciali sono quintuplicati ma non è quintuplicata la popolazione. È inutile sforzarsi per riportare le persone in centro quando il centro commerciale ha il parcheggio gratis, il guardiano, l’aria condizionata. Resistono i negozi storici, le griffe importanti ma tutto il resto è in grande difficoltà, c’è poco da inventarti. Si resiste nei negozi di vicinato ma le disponibilità non sono più quelle di una volta. Io dico che i veri fortunati chiudono, chi si è messo da parte dei soldi e decide di tirare giù la saracinesca. Magari affittano l’immobile se ci riescono o resta vuoto". 

Dunque una situazione difficile. Eppure l'attività va avanti da più di 60 anni e potrebbe proseguire ancora con i figli di Massimo Del Vago.

"Uno - conclude Massimo - lavora mezza giornata da me e poi fa altro. Io in realtà gli consiglierei di fare altro però mi rendo conto che siccome oggi i giovani sono tutti sottopagati, comunque un’attività ce l’hanno e se vogliono acquisire un po’ di professionalità hanno questa possibilità". 

PER VOTARE MASSIMO DEL VAGO NEL SONDAGGIO "IL COMMERCIANTE DELL'ANNO" DI SETTIMO TORINESE CLICCA NELL'ARTICOLO QUI SOTTO

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