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Agricoltura

Risicoltura in pericolo: il 2023 segna il minimo storico nella produzione nazionale

Coldiretti: «Quest’anno la produzione è in calo del 15%»

Riso

La trebbiatura del riso nelle campagne vercellesi

Coldiretti stima che, a livello nazionale, il calo della produzione di riso, quest’anno rispetto allo scorso, sia del 15%, e che nelle province di Vercelli e Biella il calo sia più contenuto: intorno al 10%. Il motivo principale del calo, spiegano gli analisti dell’associazione di agricoltori, sta nel clima altalenante di questa stagione: prima la siccità, poi le piogge abbondanti. Una condizione diffusa in tutte le zone risicole, concentrate tra la provincia di Pavia (83 mila ettari) e quelle di Vercelli e Novara (100 mila). Le due aree, cui si aggiunge Biella, rappresentano oltre il 90% della risicoltura nazionale, sparsa su 211.000 ettari coltivati a riso, oltre 7500 in meno rispetto al 2022.

«Siamo ai minimi da trent’anni - affermano dalla Coldiretti - e questo provoca effetti preoccupanti sull’economia e l’occupazione nel comparto». Si stima che il settore coinvolga in tutta Italia oltre diecimila famiglie, fra dipendenti e imprenditori. La stagione è stata caratterizzata dai primi mesi invernali e primaverili siccitosi, «per poi registrare nei mesi successivi - spiega Roberto Guerrini, presidente di Coldiretti Vercelli-Biella e membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega al settore - un diverso trend con piogge, anche abbondanti. Per cui la produzione, qui, si stima possa calare di circa il 10% per via del clima. Il 2023 ha visto il moltiplicarsi di bombe d’acqua, vento e grandine alternate a sbalzi termici traumatici. Fortunatamente la qualità delle nostre produzioni resta alta». Temperature altissime per lunghi periodi, proprio nel momento della fioritura delle spighe, hanno provocato aborti floreali - aggiungono dalla Coldiretti -, che ora stanno presentando il conto agli agricoltori.

Non tutti, però, concordano con le stime di Coldiretti; secondo altre associazioni di categoria è ancora troppo presto per fare previsioni. «Qui nel Vercellese - ha dichiarato il presidente di Ente Risi, Paolo Carrà - siamo partiti con il taglio con due settimane di ritardo, tutto sta andando a rilento e fare stime è prematuro. Ma dai primi tagli si evince che che la produzione è normale, allineata con le altre annate». Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli-Biella, precisa che «i dati ce li fornirà l’Ente Risi. Non abbiamo al momento i numeri, ma mediamente ci sembra una campagna normale, con una buona resa alla lavorazione, migliore rispetto al 2022. Forse c’è qualche leggero calo in piccole zone della Baraggia». Sulla stessa linea anche Giovanni Daghetta, dirigente di Cia Lombardia: «la produzione ci sembra del tutto normale. Non capisco da dove la Coldiretti abbia preso quei dati: anzi, la raccolta è superiore all’anno scorso, siamo quasi al +10%».

Al possibile calo delle produzioni si aggiungono altre questioni, come le importazioni da altri Paesi: «Nonostante l’Italia sia il principale produttore in Europa, con il 50% dei raccolti per un quantitativo di circa 1,4 milioni di tonnellate di risone l’anno - spiega Luciano Salvadori, direttore di Coldiretti Vercelli-Biella -, più di un pacco di riso su quattro venduto in Italia arriva dall’estero. Per questo è necessario che tutti i prodotti che entrano in Europa e in Italia rispettino i criteri di sicurezza alimentare e ambientale adottati a livello nazionale e comunitario. Per sostenere la produzione nazionale bisogna lavorare sugli accordi di filiera, uno strumento indispensabile per la valorizzazione delle produzioni nazionali e per un’equa distribuzione del valore lungo tutta la catena».

C’è infine un trend che preoccupa le associazioni, una strategia di marketing a norma di legge: pacchi con in evidenza la scritta «Riso da risotto» per poi indicare in piccolo, «tipologia riso Lungo A» e l’origine in Myanmar, Vietnam o Cambogia. Coldiretti consiglia di verificare che l’etichetta indichi l’origine italiana «per un prodotto coltivato secondo criteri di salubrità e di sostenibilità ambientale e sociale».

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