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19 Settembre 2023 - 13:25
I pezzi del G91 che si schiantò nell'area industriale di Grugliasco
"Stavamo andando a pranzo. Pioveva molto quel giorno. Quasi non volevamo crederci quando arrivò la chiamata: un cacciabombardiere si era schiantato prima di riuscire a raggiungere l'aeroporto di Caselle".
Diego Andrà, fotografo e giornalista de La Voce, oltre che per anni corrispondente del quotidiano La Stampa, ha ancora ben chiari tutti gli attimi di quella giornata di circa cinquant'anni fa.

DIEGO ANDRA' E' UN FOTOGRAFO E GIORNALISTA DI CRONACA NERA
"Ero Vigile del Fuoco ausiliario - racconta -. Dopo i quattro mesi di formazione a Roma, nel quartiere Capannelle, venni mandato a Torino, la mia città. Prestavo servizio presso la sede centrale di Corso Regina. Quella storica, all'altezza di Porta Palazzo".
Era il 1970 e Andrà aveva 20 anni.
"Dalla centrale ci dissero di andare a Caselle perché ci sarebbe stato un atterraggio di emergenza per l'avaria al motore di un aereo militare. Mentre ci stavamo recando sul posto, però, ci chiamarono per dirci di correre a Grugliasco nell'area industriale dove si trovava la Joannes perché l'aereo era caduto".

L'AREA INDUSTRIALE DOVE C'ERA LA JOANNES
"A quei tempi era aperta campagna. L'area non era urbanizzata come oggi. Il pilota fu molto bravo ad individuarla. Mise il pilota automatico e si paracadutò. Quando arrivammo sul posto c'erano pezzi d'aereo ovunque. Credevamo che il pilota fosse morto. Invece lo vedemmo arrivare. Tuta arancione. "Son qui" ci disse con l'espressione di un miracolato".
Che aereo era?
"Era un aereo militare. Un G91 dell'Aeritalia in fase di collaudo".
Si trattava di un cacciabombardiere-ricognitore monomotore a getto ed ala a freccia.
In Italia è noto anche per essere stato a lungo il velivolo della pattuglia acrobatica nazionale Frecce Tricolori fino alla sua sostituzione con l'Aermacchi MB-339PAN

Restò in produzione per 19 anni. Ne furono costruiti 756 esemplari, inclusi i prototipi e i modelli di pre-produzione.

"Il ricognitore era in fase di collaudo - racconta Andrà - e mentre stava sorvolando le Langhe il pilota sentì problemi al motore. Avvisò immediatamente la torre di controllo che gli disse di rientrare. In aeroporto venne preparata la pista con la schiuma per l'atterraggio di emergenza. Ma l'aereo non riuscì ad arrivare a Caselle. A Grugliasco il pilota individuò un'area aperta, mise il pilota automatico e si lanciò fuori. Una decisione d'emergenza che si rivelò più che giusta".
Cosa provaste arrivando sul posto?
"Beh, sicuramente lo scenario era spaventoso. L'aereo si era disintegrato. ma quando ci accorgemmo che il pilota era vivo e che non c'erano state né vittime, né feriti, tirammo tutti un bel respiro di sollievo".
La foto che abbiamo pubblicato, mostra proprio Diego Andrà (a sinistra) con un pezzo dell'aereo in mano mentre un collega sta spegnendo un residuo di incendio.
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