AGGIORNAMENTI
Cerca
Le mafie puntano sul metaverso. Allarme Pnrr e Giubileo
15 Settembre 2023 - 01:23
I clan dei grandi gruppi criminali in Italia puntano al metaverso, a sfruttare le piattaforme di comunicazione criptate e, in generale, internet e darkweb.
E' l'allarme lanciato dalla Dia nella relazione semestrale che offre un'analisi del fenomeno mafioso sempre in evoluzione per adattare il business criminale alle nuove realtà sociali ed economiche.
Un focus è stato dedicato al nuovo scenario, quello dei rischi legati alla galassia web, "rispetto al quale Europol - si legge - ha già evidenziato le potenziali criticità" e la capacità "di cogliere celermente le trasformazioni tecnologiche e dei fenomeni economico-finanziari su scala globale".

Vecchi e nuovi business in cui la malavita sembra avere sempre le antenne 'dritte' ad intercettare nuove frontiere da sfruttare per le attività illecite.
Dal documento della Direzione investigativa emerge, inoltre, che le cosche fanno sempre meno ricorso alla violenza per puntare agli affari e investimenti, soprattutto in aree del Paese dove c'è una "forte sofferenza economica".
"Si tratta di un modus operandi dove si cerca sia di rafforzare i vincoli associativi, sia di stare al passo con le più avanzate strategie di investimento, riuscendo a cogliere anche le opportunità offerte dai fondi pubblici nazionali e comunitari, ovvero Recovery Fund e Pnrr".
In questo ambito, alla luce di una "struttura coesa", "delle sue capacità militari" e "del forte radicamento nel territorio, la 'ndrangheta si conferma l'assoluta dominatrice della scena criminale anche al di fuori dei tradizionali territori d'influenza con mire che interessano quasi tutte le Regioni. In Sicilia, Cosa Nostra riesce ancora ad avere una "capacità attrattiva" sulle giovani generazioni. La criminalità organizzata siciliana riesce a coinvolgere non solo "la diretta discendenza delle famiglie mafiose ma, anche e soprattutto, un bacino di utenza più esteso al fine di ampliare la necessaria manovalanza criminale".
Nell'attività illecita dei clan di stampo camorristico "frequenti risultano, invece, i casi di pervasiva ingerenza all'interno della pubblica amministrazione campana volti a condizionarne i regolari processi decisionali per l'affidamento degli appalti pubblici, altro settore di prioritario interesse criminale".
In Puglia, e in particolare nell'area di Foggia, la mafia sta dimostrando "un'elevata capacità di penetrazione nel tessuto imprenditoriale e all'interno degli Enti locali come documentato dagli scioglimenti per infiltrazioni mafiose di importanti Consigli Comunali tra i quali, più di recente, quello di Foggia".
Il Lazio, dal canto suo, si conferma la regione "per numero di segnalazioni in funzione del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo".
In sostanza, secondo quanto emerge dal documento, sia il territorio regionale che Roma rappresentano una "opportunità di investimento" anche alla luce degli "miliardari previsti tra il 2021 e il 2026 per la realizzazione degli obiettivi del Pnrr e le ingenti risorse che affluiranno a Roma in vista del Giubileo".
Infine sul fronte delle misure di prevenzione, nel secondo semestre del 2022 la Dia ha confiscato beni per 181, 4 milioni di euro rispetto ai 43,4 dei primi sei mesi dello scorso anno. Per quanto riguarda i sequestri la cifra si attesta sui 31 milioni di euro mentre nei primi sei mesi erano stati 92,8 milioni.
La perdurante, delicata fase economico e sociale, conseguente alla emergenza pandemica che negli ultimi anni ha riguardato l’intero territorio nazionale, ha determinato anche in Piemonte una certa vulnerabilità sociale e finanziaria.
Le ingenti iniezioni di denaro destinate all’Italia dall’Europa, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza varato dal Governo nazionale, potrebbero costituire un singolare fattore d’attrazione per le organizzazioni criminali operanti in Piemonte e Valle d’Aosta, regioni caratterizzate anche dalla presenza di organizzazioni criminali strutturate, prime fra tutte la ‘ndrangheta. Significative nel senso le affermazioni del Procuratore Generale di Torino, Francesco Enrico Saluzzo.

“...La mafia è accanto a noi, come hanno dimostrato i processi (quasi tutti conclusi con sentenze di condanna, ormai definitive, in una percentuale, rispetto al numero delle assoluzioni, cha costituisce l’unico strumento di verifica della correttezza e della efficacia delle ipotesi coltivate e consolidate) che si sono celebrati nel mio Distretto e che, mattone dopo mattone, la Procura della Repubblica di Torino ha avviato fin dagli anni ’80;...OMISSIS... e che poi in questi ultimi anni hanno mostrato plasticamente la geografia mafiosa a livello regionale, resa possibile anche dalla complicità, dalla collusione, dalla indifferenza, dal silenzio di tante brave persone piemontesi che, dal fare affari -tanti, troppi chierici volenterosi- al subire silenziosamente, al voltarsi dall’altra parte, hanno consentito la sempre maggiore penetrazione nel tessuto sociale, imprenditoriale, commerciale del nostro territorio. Non credo che si vorranno contestare le sentenze definitive di condanna che hanno riconosciuto le fattispecie associative mafiose (vero è che il giudicato sta diventando così debole, per gli innumerevoli istituti che consentono di metterlo in discussione) per affermare che ormai la mafia “è vinta”, che essa non è più la stessa di anni fa (un mantra che non tiene conto della capacità di essa, nelle sue quattro articolazioni fondamentali di adattarsi, “gattopardescamente” alla mutata realtà e di cambiare settori di intervento, sempre prediligendo quelli maggiormente remunerativi ma mutando anche il “cavallo“ del potere più funzionale al mantenimento della propria influenza). La mafia non è vinta, la si può “vincere”, anche se questo è un compito che non appartiene (almeno, non solo) ai magistrati, ma a tutte le articolazioni dello Stato [...]”.
Il secondo semestre 2022 non ha documentato significative inversioni di rotta circa l’assetto del variegato contesto criminale della Regione. Dall’attenta lettura dei segnali emersi dall’analisi del macro-fenomeno mafioso negli anni, come già detto, si deve ritenere che la ‘ndrangheta, più delle altre consorterie criminali mafiose autoctone, si sia insinuata nel tessuto socio-economico radicandosi e intessendo sempre più consolidati rapporti con la sfera produttivo-economica, nonché preoccupanti sinergie con cellule organizzate di altre matrici criminali.
Le attività investigative eseguite negli ultimi anni indicano, in sintesi, che la ‘ndrangheta nei territori del Piemonte e della Valle d’Aosta, oltre a esprimere locali e ‘ndrine distaccate, strettamente collegati alla Calabria ma dotati d’autonomia operativa, è attiva in più ambiti criminali, con interessi diretti nel traffico di stupefacenti, nelle estorsioni, nell’usura e nel compimento di articolate truffe.
Nei settori “apparentemente” leciti, la ‘ndrangheta, mediante operazioni di riciclaggio di ingenti capitali, è attiva nel campo dell’edilizia sia pubblica che privata, con particolare interesse alla partecipazione, occulta, nelle grandi opere.
Seppur negli ultimi anni seriamente colpita con numerosi arresti e condanne, continua a mantenere inalterato il potere dimostrando grande dinamismo e assoluta capacità di rigenerarsi, permettendo l’affermazione di “leader” nelle nuove generazioni e attuando, talvolta, un modus operandi silente che le consente di penetrare nella realtà socio-economica regionale senza destare particolari attenzioni.
Le indagini eseguite nei confronti di formazioni ‘ndranghetiste operanti in Piemonte e Valle d’Aosta hanno documentato, infatti, la commistione tra esponenti della criminalità calabrese e rappresentanti dell’imprenditoria locale, nonché il tentativo di coinvolgere rappresentanti delle Amministrazioni comunali.
Nella città di Torino, come nella provincia, le attività di polizia giudiziaria svolte e gli importanti esiti giudiziari a queste connesse hanno permesso di individuare l’operatività di più locali di ‘ndrangheta.

Si cita il locale di Natile di Careri a Torino (denominato anche locale di San Francesco al Campo dei cc.dd. “natiloti”) costituito dai CUA-IETTO-PIPICELLA di Natile di Careri (RC), unitamente a esponenti delle ‘ndrine CATALDO di Locri (RC), PELLE di San Luca (RC) e CARROZZA di Roccella Ionica (RC).
Ancora a Torino insiste il locale di Siderno fondato dai COMMISSO di Siderno (RC) e da alcuni elementi dei CORDÌ di Locri (RC).
Inoltre, gli esiti processuali riguardanti recenti operazioni hanno fatto emergere la presenza nella città della Mole della ‘ndrina GRECO del locale di San Mauro Marchesato (KR), espressione piemontese del locale di Cutro.
Per quanto riguarda l’area metropolitana, nel Comune di Carmagnola opera un’articolazione di ‘ndrangheta riconducibile alle famiglie ARONE, DEFINA e SERRATORE, collegata alla cosca BONAVOTA.
Ad Ivrea, un recente provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Torino nei confronti di esponenti della cosca ALVARO di Sinopoli (RC) ha individuato il locale di Ivrea.
In provincia, figura il locale di Cuorgnè emanazione dei locali di Grotteria/RC (specificamente della famiglia BRUZZESE), di Mammola (RC) (i CALLÀ), di Gioiosa Jonica (RC) (con particolare riferimento al gruppo URSINO-SCALI) e di Condofuri (RC) (CASILE-RODÀ); il locale di Platì a Volpiano attivato dai BARBARO e da alcuni affiliati al cartello TRIMBOLI-MARANDO- AGRESTA di Platì (RC) e il locale di Rivoli, espressione delle consorterie di Cirella di Platì (RC) e della ‘ndrina ROMEO di San Luca (RC).
Si segnalano anche il locale di Gioiosa Jonica a San Giusto Canavese istituito dagli SPAGNOLO-VARACALLI di Ciminà e Cirella di Platì (RC), con elementi delle cosche URSINO-SCALI di Gioiosa Ionica (RC) e RASO-ALBANESE di San Giorgio Morgeto (RC); il locale di Cassari di Nardodipace a Chivasso costituito dai GIOFFRÈ- SANTAITI e dai SERRAINO di Reggio Calabria e Cardeto (RC), dai PESCE-BELLOCCO di Rosarno (RC) e dai TASSONE di Cassari di Nardodipace (VV); il locale di Gioiosa Jonica a Moncalieri istituito dagli URSINO di Gioiosa Ionica (RC), unitamente ad alcuni affiliati agli URSINO-SCALI di Gioiosa Ionica (RC) e agli AQUINO-COLUCCIO di Marina di Gioiosa Ionica (RC).
Infine, risultano attivi il locale di Giaveno (TO) impiantato dai BELLOCCO-PISANO del locale di Rosarno (RC) e da esponenti della famiglia palermitana MAGNIS, il locale di San Mauro Torinese a capo del quale vi è la ‘ndrina CREA, riconducibile al sodalizio CREA-SIMONETTI originario di Stilo (RC).
Per quanto concerne la provincia astigiana, è emerso il locale di Asti espressione di esponenti delle famiglie EMMA, STAMBÈ e CATARISANO.
Per la provincia di Vercelli si annoverano il locale di Santhià, facente capo alla ‘ndrina RASO- GULLACE-ALBANESE e il locale di Livorno Ferraris, riconducibile ai COMMISSO e alle consorterie vibonesi di Sorianello e Nardodipace (VV). All’esito dell’inchiesta “Altan” (giugno 2020) è stato censito, per la provincia di Cuneo, il locale di Bra. Infine, il locale del basso Piemonte,
con influenza nella provincia di Cuneo e in quella di Alessandria, insiste prevalentemente su Alba, Sommariva del Bosco e Novi Ligure ma anche nella provincia di Asti e con ramificazioni fino al confine con la Liguria.
Di contro, si rileva un’altra struttura criminale già emersa nell’operazione “Minotauro”, insediata tra Rivarolo Canavese (TO) e Salassa (TO) ed espressione diretta della “società” di Solano del locale di Bagnara Calabra (RC), denominata “Bastarda” poiché non autorizzata dagli organismi di vertice della ‘ndrangheta.
Le altre organizzazioni mafiose di origine siciliana, che dagli anni ’90 hanno apparentemente ceduto il passo alle organizzazioni di matrice ‘ndranghetista, sembrano rimanere in posizione più defilata sebbene non sia da escludere l’esistenza di patti tra organizzazioni per il conseguimento di interessi criminali comuni. In relazione alle formazioni criminali di matrice camorristica, si conferma la presenza di soggetti che sono espressione diretta o rappresentano contiguità con i clan di matrice campana. In alcuni casi sono stati riscontrati rapporti e collegamenti tra questi ed esponenti della ‘ndrangheta operante in Piemonte. Per quanto riguarda la criminalità pugliese non sarebbero emersi, allo stato, elementi significativi circa una presenza strutturata nel territorio della regione.
Sul fronte della criminalità straniera, è confermata la presenza di gruppi criminali albanesi sempre più attivi nel settore del narcotraffico i quali hanno documentato ottimi rapporti anche con la criminalità organizzata calabrese soprattutto nel traffico internazionale di cocaina dal Sud America.
Le compagini criminali albanesi infatti, tradizionalmente dedicate al traffico di marijuana attraverso la cd. “rotta balcanica”, reinvestono i proventi anche nel traffico di cocaina che importano nel territorio nazionale via terra, sfruttando le principali rotte di distribuzione europee e potendo contare su soggetti all’uopo stanziali nel nord Europa in prossimità dei principali porti mercantili (Anversa, Rotterdam e Amburgo) ove, nel tempo, sono riusciti ad infiltrarsi. La criminalità maghrebina è da tempo dedita principalmente al traffico e allo spaccio di stupefacenti, in prevalenza hashish ed ecstasy, confermando la tendenza ad una maggiore integrazione con la criminalità organizzata italiana.

Le associazioni di matrice nigeriana ripropongono le caratteristiche delle analoghe realtà criminali nate nella madrepatria, definite cult, che agiscono in modo simile alle mafie italiane, utilizzando stretti legami tra gli associati, metodo intimidatorio, segretezza, omertà, e assoggettamento interno ed esterno, anche mediante l’uso della violenza, la presenza di riti di affiliazione con annesse sanzione degli adepti in caso di trasgressione delle regole sociali e l’autofinanziamento. Si occupano prevalentemente di traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione e truffe a mezzo informatico. La forza criminale di dette consorterie viene scarsamente avvertita dalla popolazione residente perché, di norma, gli atteggiamenti prevaricatori e violenti vengono posti in essere nei confronti di connazionali i quali peraltro difficilmente, per timore di ulteriori ritorsioni, denunciano i torti e i soprusi subiti.
La criminalità romena, come già segnalato nelle precedenti relazioni semestrali, si manifesta nel territorio sotto due distinte forme. Gruppi poco strutturati i cui aderenti si occupano, di norma, dei reati predatori in genere dando vita a sacche di microcriminalità che ampliano il senso di insicurezza nella popolazione e sodalizi più complessi ed articolati che, nel tempo, hanno documentato vere e proprie caratteristiche strutturali, simili alle organizzazioni mafiose autoctone, come nel caso della “Brigada”.
La criminalità cinese presente in Piemonte è dedita principalmente ad attività criminali connesse con la lucrosa gestione dei centri massaggi, quale tradizionale attività di copertura per mascherare con lo schermo lecito dei centri benessere l’attività di prostituzione che viene svolta all’interno. La contraffazione dei marchi e il favoreggiamento dell’immigrazione costituiscono gli ulteriori campi d’intervento dei gruppi criminali cinesi; proprio l’ingresso irregolare nel territorio costituisce l’usuale bacino dal quale trarre forza lavoro a costo irrisorio, per alimentare il mercato dello sfruttamento lavorativo e sessuale di connazionali.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.