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Morta Italvolt a Scarmagno spunta il “Polo logistico” di Panattoni. Non meno di 300 assunzioni

La Regione ha deciso di accellerare i tempi e di procedere senza la “Via”

Morta Italvolt a Scarmagno spunta il “Polo logistico” di Panattoni

C’era una volta Italvolt? Acqua passata! Di Lars Carlstrom neanche più l’ombra. Epperò qualcosa continua a muoversi dalle parti di Scarmagno. All’orizzonte c’è infatti un nuovo polo logistico nelle Ex aree urbane oggi di proprietà Almandine Propco Turin srl (ex Pdc industrial It Iv srl) e in parte nel comprensorio Ex Olivetti. La notizia è che lo scorso 29 giugno  con una determina della Regione il dirigente Alessandro Mola ha deciso di escluderlo dalla fase di Valutazione di impatto ambientale (Via)».

Questo significa un iter di approvazione breve che si può realisticamente pensare lungo non più di un anno. 

Il primo step, nel gennaio del 2023, è stata la presentazione di un Pec (Piano esecutivo convenzionato) redatto dalla società di ingegneria Ep&s di Torino e approvato dal Comune.

Nel dettaglio si fa riferimento ad una superficie complessiva coperta di quasi 90 mila metri quadrati, di cui 85 di magazzino a un solo piano di altezza netta di 12 metri. Tetto con pannelli fotovoltaici, attrezzature di svago per i dipendenti (bar, area per sport e ricreazione) e uno spazio di 3.700 mq dedicato agli uffici. La struttura dovrebbe creare fino a 300 nuovi posti di lavoro per Torino e la zona circostante.

Nella determina regionale una lunga serie di prescrizioni che, come sempre, fanno riferimento all’acqua piovana, ai rifiuti, al rumore, alla salute pubblica, alla viabilità, al paesaggio e alle aree verdi. 

Quando arriverà il progetto a verificarlo ci penserà un organo tecnico congiunto a cui parteciperanno oltre alla Regione Piemonte anche Città metropolitana, Soprintendenza , Arpa e Comune. 

Jean Luc Saporito

Chi è il proponente?

Si chiama Panattoni ed è un’azienda leader nel mercato immobiliare industriale e investitore di capitale istituzionale in Europa. 

L’investimento a Scarmagno e contemporaneamente a Ospedaletto Lodigiano (Lodi) era stato annunciato nel luglio dello scorso anno da Jean Luc Saporito, managing director della sede italiana. 

“Seguendo quella che è la nostra strategia aziendale - ci aveva detto - abbiamo acquisito due terreni adiacenti ai caselli delle principali reti autostradali, in location di potenziale grande interesse per i nostri clienti, con la possibilità di edificare fino a 100 mila metri quadrati di magazzini classe A progettati per ottenere una certificazione ambientale”.

Stando ai principali operatori immobiliari l’Italia ha ancora molto da fare per adeguarsi alla diffusione dell’e-commerce, mentre la domanda di moderne strutture logistiche con alti standard ecologici è esplosa e non dà segni di rallentamento. Torino è considerata in un’ottima posizione.

Bene aggiungere che per il nuovo polo logistico si è scelto di utilizzare un’ex area produttiva senza consumare nuovo solo agricolo e l’agricoltura canavesana ringrazia.

Bruno Mecca Cici, presidente Coldiretti

«Accogliamo con soddisfazione – commenta Bruno Mecca Cici -  presidente di Coldiretti Torino - la notizia che il grande polo logistico sull’autostrada Torino- Aosta, che, con oltre 87mila m2 di superficie, promette di diventare uno dei più importati della provincia di Torino, sarà realizzato negli spazi occupati un tempo dagli stabilimenti Olivetti. Altrettanto importante è la decisione della Regione Piemonte di tagliare i tempi autorizzativi escludendo il progetto dalla lunga procedura di Valutazione di impatto ambientale: scelta che ci pare voglia premiare proprio il riutilizzo di un’ex area già compromessa. Siamo anche soddisfatti nell’apprendere che il taglio dei tempi burocratici non significhi mancanza di attenzione ambientale, visto che il pronunciamento regionale è accompagnato da opportune prescrizioni sulle quali vigilerà un organo tecnico».

La vicenda del nuovo polo logistico alle porte di Ivrea dimostra che per lo sviluppo produttivo dei territori è possibile utilizzare aree dismesse senza distruggere campi agricoli.

«Quando c’è volontà da parte delle imprese e da parte delle amministrazioni pubbliche - aggiunge Mecca Cici - si riesce a non consumare nuovo suolo agricolo anche quando servono grandi aree, basta voler cercare le alternative. E non è detto che il riutilizzo di ex aree industriali o commerciali significhi un allungamento dei tempi di realizzazione e costosi lavori preliminari di adeguamento e bonifica. Quello di Scarmagno è un esempio che segue quello, altrettanto positivo, del nuovo ospedale di Ivrea, esempi che vorremmo servissero anche ad orientare le scelte sui tanti progetti di infrastrutture viarie, poli logistici, centri commerciali, centrali fotovoltaiche, previsti in provincia di Torino dove è prevista l’occupazione di grandi superfici agricole».

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