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Lutto

Ci ha lasciato Maria Priolo, la nonnina ultracentenaria di Chivasso

Maria narrata dai suoi cari: “Mia madre era una donna che veniva dalla storia”

Chivasso

Maria Priolo, la nonnina ultracentenaria dal "volto di bambola", scomparsa il 16 agosto scorso.

Lo scorso 16 agosto è morta Maria Priolo (vedova Scamarda), la nonnina ultra centenaria nata il 9 marzo del 1920, dal “volto di bambola”, come l’ha definita il figlio Sebastiano. Maria ha vissuto attraverso numerose epoche storiche e cambiamenti culturali portando avanti gli stessi valori di sempre, in primis quello della famiglia. Siciliana, originaria di Raddusa (Catania), dove aveva un negozio di alimentari, nel 1961, all’età di 41 anni, si era trasferita con tutta la famiglia a Chivasso, nel quartiere ‘La Quiete”, per seguire il marito Angelo.

Maria durante il suo 103esimo compleanno, festeggiato il 3 marzo scorso. Con lei il figlio Sebastiano.

Maria non era solamente sopravvissuta alla seconda guerra mondiale: a 52 anni era rimasta vedova per poi perdere il figlio maggiore, Calogero, il 6 settembre del 2013. Maria, donna forte e devota, è sempre stata circondata dall’affetto dei suoi cari, che le sono rimasti accanto fino al giorno in cui ha esalato il suo ultimo respiro. Aveva numerose amicizie, quelle sincere, di cui solo una persona gioviale, ‘moderna’, nonostante l’età, ed anche molto bella è capace di circondarsi.

Maria con il marito Angelo, negli anni della loro giovinezza.

A raccontarci di lei sono inizialmente i due figli Sebastiano e Francesco:La nostra storia viene da lontano – esordiscono i fratelli - Nel 1961 ci siamo trasferiti dalla Sicilia con tutta la famiglia per via di un trasloco che avevamo fatto per un militare che si stava trasferendo a Torino. Poi – continuano a raccontare i figli di Maria – essendo stato un periodo di forte sviluppo urbano, grazie al nostro camion rosso ribaltabile, trovammo subito lavoro e ci stabilimmo a Chivasso. Nel 1971 è mancato mio padre. Noi 3 figli (Sebastiano, Francesco e Calogero, quest’ultimo deceduto 10 anni or sono all’età di 73 anni, ndr.) eravamo già grandicelli per fortuna. Nel 1977 decidemmo di fare gli autisti, in pratica".

Angelo Scamarda, marito di Maria, durante la Guerra d'Africa.

“Nostra madre era sempre rimasta a gestire la casa – proseguono a narrare Sebastiano e Francesco - ed ha cresciuto anche i nipoti. Aveva una grande passione per il ricamo: era abilissima in quest’arte che aveva appreso in collegio, nel quale aveva soggiornato per 10 lunghi anni, essendo rimasta orfana di padre (morto in miniera) all’età di soli 3 mesi. Sua madre, dovendo lavorare, la lasciò lì fino all’età di 18 anni. Aveva le mani d’oro”, commentano infine i due fratelli.

Maria Priolo tiene in mano un cerchio, immortalata da bambina insieme alla sorella Provvidenza e al fratello Sebastiano.

Sui valori che Maria è riuscita a trasmettere nel corso della sua vita i figli non hanno dubbi: “La famiglia era il suo unico pensiero. Era parsimoniosa e tutto ciò che ha fatto lo ha fatto esclusivamente per noi! Inoltre - aggiungono Sebastiano e Francesco – era molto colta e si faceva volere bene da tutti per il suo buon cuore. Aveva persino preso il patentino per fare le punture e, a tempo perso, faceva anche la sarta.”. In merito al ‘segreto’ della sua longevità, commentano i familiari con tono scherzoso, “potremmo dire che era il mangiare poco. Era rimasta autosufficiente fino all’età di 97 anni, poi aveva iniziato a dimenticarsi il gas accesso… Allora - spiegano i figli – abbiamo ritenuto opportuno affiancarle una badante ad ore. In pratica è morta dove è sempre vissuta: abbiamo rispettato la sua volontà”.

I tre figli di Maria: da destra Calogero, Francesco e Sebastiano.

Mia madre era una donna che veniva dalla storiaprosegue a raccontare a una voce Sebastiano, il figlio 79enne di Maria - Aveva un fratello che aveva il mio stesso nome, tenente dell’esercito, che venne ucciso in Spagna. Dopo il diploma, non trovando lavoro, Sebastiano in pratica aderì alla campagna di Mussolini del 1936 e partì come volontario per combattere la guerra civile spagnola”. Ricordiamo che la Spagna, in quell’epoca era unita all’Italia e alla Germania dal Patto d'Acciaio, siglato nell'ottobre del 1936. L'appoggio Italiano fu ingente: Mussolini inviò in Spagna quasi 80.000 uomini. Di questi 6.000 morirono mentre altri 15.000 restarono feriti. “Lo zio – continua a spiegare Sebastiano – era una persona lungimirante: prima di partire stipulò un’assicurazione sulla vita di cui beneficiarono mia madre, le sue due sorelle e suo fratello. Si trattava di 50.000 lire di allora: all’epoca ci si sarebbe potuti comprare 10 alloggi”, ha infine sottolineato Sebastiano.

Il tenente Sebastiano Priolo, fratello di Maria, ferito a morte in Spagna durante la guerra civile.

Ad ultimare la sequenza dei ricordi è la nipote Laura, anche lei residente a Chivasso, figlia di Calogero, il primogenito di Maria, scomparso 10 anni fa. “Mia nonna era una donna fantastica. Ha allevato noi nipoti trasmettendoci i valori della famiglia. La sua vita era fatta di valori semplici: la famiglia e la quotidianità: non amava lo sfarzo. A Natale, ad esempio, non mancavamo mai di riunirci per stare insieme e giocare a tombola. Inoltre – aggiunge Laura - amava i canarini, li aveva in casa, ed aveva il pollice verde. Era una persona molto pratica e diretta, severa ma giusta: essendo vissuta in collegio – spiega Laura – aveva avuto un’educazione molto rigida. La nonna era molto bella e, nonostante avesse avuto una salute un po’ cagionevole, era riuscita ad avere una vita bella e longeva. Era abilissima nel cucire e ricamava di tutto! Alla fine si è spenta lentamente per via dell’età. Riconosceva i figli, che l’accudivano quotidianamente, insieme alla badante”.
 

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