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Case e Ospedali di Comunità addio? Quante parole sprecate

In forse gli investimenti del Pnrr a Ivrea, Caluso, Lanzo, Crescentino, Chivasso, Ciriè, Settimo Torinese ...

Medici

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Correva il febbraio del 2022, la bellezza di più di un anno fa e, su proposta dell’assessore regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi,  la Giunta regionale approvava un piano per 91 Case di comunità, 29 Ospedali di comunità e 43 Centrali operative territoriali, per un investimento complessivo di 214 milioni di euro coperti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e altri finanziamenti.

Nella stessa seduta (alleluia, alleluia) venivano anche approvati il "programma di investimenti per l’ammodernamento del parco tecnologico delle strutture sanitarie" finanziato dal Pnrr per 78 milioni di euro e il "programma di adeguamento sismico delle strutture ospedaliere" finanziato con risorse del Pnrr e del Fondo complementare per 138 milioni di euro.

"Un investimento - strombazzava la politica e tutti noi alzavamo gli occhi al cielo - di oltre 430 milioni di euro che andava a rafforzare in modo significativo l’assistenza sanitaria di prossimità con l’obiettivo di promuovere un nuovo modello di presa in carico del paziente che garantisca il migliore rapporto di continuità assistenziale nel percorso di cura tra ospedale e territorio e viceversa».

Il piano approvato dalla Giunta poi passato al vaglio del Consiglio regionale chiudeva il cerchio (se così si può dire) con i nuovi investimenti messi in campo per la costruzione di 6 nuovi ospedali (a Torino, Ivrea, Vercelli, Savigliano, Alessandria e Cuneo, insieme al cantiere  del Parco della Salute e della Scienza di Torino.

Tutto questo per dire che dal sogno si è già passati all'incubo. Capita infatti che con la revisione attuata dal Governo Meloni al Pnrr, ai tagli alla missione 6 dedicata alla salute e ai ritardi a cui Regione e Asl to4 ci hanno abituati, tutto ciò che si era detto rischia di rimanere solo sulla carta.

La domanda è semplice: quante case di comunità e ospedali di comunità in meno? 

"Al momento - ha precisato l'altro giorno l’assessore regionale Luigi Genesio Icardi  rispondendo ad un'interpellanza del consigliere Domenico Rossi - non disponiamo di elementi nazionali per valutare gli impatti sugli investimenti già previsti in Piemonte per quanto riguarda Ospedali di Comunità, Case di Comunità e COT. Sono in corso gli approfondimenti tecnici delle Regioni e delle Commissione Salute finalizzati a garantire la continuità degli interventi rispetto alla programmazione e progettazione PNRR già effettuata. Ci sono progetti per i quali il Governo ha contezza di non finire in tempo per il 2026 e nel caso venissero stralciati dal PNRR, è previsto un rifinanziamento tramite l’articolo 20 della legge finanziaria dello Stato, articolo con cui si autorizza l'esecuzione di un programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico”.

Le case di comunità “La Casa della Comunità – si leggeva e ancora si legge nel PNRR – sarà una struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute (logopedisti, fisioterapisti, dietologi, tecnici della riabilitazione e via discorrendo, ndr) e potrà ospitare anche assistenti sociali”.

La Casa di Comunità avrebbe dovuto diventare (e usiamo il condizionale non a caso) un punto di riferimento per la popolazione, anche attraverso un’infrastruttura informatica. Nell’offerta al cittadino si sarebbero dovuti includere servizi consultoriali con particolare attenzione alla tutela del bambino, della donna e dei nuclei familiari.

Sempre secondo la prima stesura del PNRR, questi luoghi di assistenza avrebbero dovuto essere attivati entro la metà del 2026, sfruttando sia strutture già esistenti che nuove.

Tra le figure chiave nella Casa della Comunità l’infermiere di famiglia introdotta dal Decreto Legge n. 34/2020 che, grazie alle sue conoscenze e competenze specialistiche nel settore delle cure primarie e della sanità pubblica, sarebbe divenuta il professionista responsabile dei processi infermieristici in famiglia e Comunità.

Ogni Casa della comunità sarebbe costata a livello strutturale e tecnologico circa 1,6 milioni di euro e avrebbe dovuto essere dotata di 10-15 sale di consulenza ed esami, un punto di prelievo, servizi diagnostici di base (es. ecografia, elettrocardiografia, radiologia, spirometria, ecc.), nonché un innovativo sistema di interconnessione dati.

All’interno di ciascuna delle Casa della Comunità avrebbero dovuto lavorare, a decorrere dal 2027, più  o meno, 5 impiegati amministrativi, 10 medici di medicina generale e 8 infermieri (per tutta Italia fa 6.440 amministrativi e 10.091 infermieri in più).

Il PNRR non ha mai previsto risorse per il costo del personale dato che il suo effetto si esaurisce nel 2026.

Altro capitolo sugli ospedali di comunità per ricoveri brevi e pazienti a bassa intensità di cura, con una gestione prevalentemente infermieristica e un numero limitato di posti letto.

Il PNRR di prima puntava anche sull’assistenza domiciliare. L’obiettivo era aumentare il volume delle prestazioni a domicilio fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10% della popolazione over 65. Era anche prevista l’attivazione di Centrali operative territoriali (Cot), una in ogni distretto, con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza. Gli interventi, dunque, si sarebbero rivolti in particolare ai pazienti di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti. LEGENDA • Casa della Comunità: struttura in cui opera un équipe multiprofessionale di: MMG, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e può ospitare anche assistenti sociali. • Centrale Operativa Territoriale: strumento organizzativo che svolge una funzione di coordinamento della presa in carico del cittadino/paziente e raccordo tra servizi e soggetti coinvolti nel processo assistenziale nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e della rete di emergenza-urgenza. • Ospedale di Comunità: struttura della rete territoriale a ricovero breve e destinati a pazienti che necessitano interventi sanitari a bassa intensità clinica, intermedia tra la rete territoriale e l’ospedale, di norma dotata di 20 posti letto (max. 40 posti letto).

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