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L'intervista
16 Agosto 2023 - 09:38
Lorenzo Vacca
Lorenzo Vacca, capogruppo di maggioranza a Rivarolo. Si sta per concludere il tuo primo mandato, e sono stati quattro anni difficili, tra pandemia e inflazione. Che bilancio fai di questi anni?
Da un punto di vista personale è sicuramente qualcosa che ho piacere di aver fatto, anche perché quando vedi la politica da fuori ti sembra una cosa, mentre da dentro è tutt'altro. Da questo punto di vista, come maggioranza forse abbiamo sbagliato a non comunicare certe cose al pubblico, che non essendo dentro a certe dinamiche non le comprende. Faccio l'esempio delle tasse: con gli aumenti generalizzati si sono alzate anche loro, e nel momento in cui si riesce a chiudere con un aumento minore è già un successo, ma il pubblico vede solo che la tassa è aumentata Questa cosa della comunicazione è mancata.
Insomma, è anche vero che non è che abbiate dei grandi comunicatori in giunta.
Vero, questa è una autocritica, ma mi ci metto anche io: non abbiamo saputo comunicare bene.

Il sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno
Dicevamo...
Non ero nel mandato precedente ma mi sono sempre interessato al gruppo, tant'è che quando mi è stato chiesto di candidarmi mi ci sono buttato a capofitto. Sicuramente i cinque anni precedenti erano segnati dal commissariamento, e non si è riusciti a fare tante cose: bisognava semplicemente cercare di ritornare a un punto buono. Questo doveva essere un mandato "per crescere insieme", per l'appunto, e tra covid e altro si è fatto meno di quanto si potesse pensare. Insomma, non è stato un mandato facile, ma dal punto di vista personale ho piacere di aver fatto questa esperienza, soprattutto perché ho potuto comprendere molte cose.
Ma tu come avevi deciso di candidarti?
Mi è stato chiesto da Alberto [Rostagno, ndr], che però prima aveva chiesto a mia madre, che non ha mia voluto però entrare in politica. E quindi il sindaco si è chiesto se fossi disponibile io.
Poi sei diventato capogruppo di maggioranza.
Sì. Nel momento in cui i giochi erano fatti dopo le elezioni c'era una rosa di candidati a questo ruolo. Si è guardato alle esperienze, al numero di voti e all'età anagrafica. Questo è un grande merito di Alberto, che, come dire, non ha voluto mettere gli anziani nei ruoli di rilievo lasciando indietro i giovani. Basti pensare a Costanza Conta Canova, riconfermata nel 2019 ma già presente nel 2014. La Giunta nata nel 2019 è molto giovane. Ad ogni modo, il ruolo di capogruppo era ancora vacante: Ricciardi, che l'aveva fatto nel mandato precedente, era diventato presidente del consiglio comunale e così la scelta, anche per numero di voti, è ricaduta su di me. Anche perché se avessi preso un assessorato mi sarei occupato di cultura, ma mai mi sarei sognato di fare le scarpe a Costanza.

Il capogruppo di Riparolium Fabrizio Bertot aveva accusato la maggioranza di essere un "votificio"
Passiamo al dibattito politico. Una critica che viene fatta spesso alla vostra maggioranza è di essere un "votificio". È una locuzione targata Fabrizio Bertot. Tu che ne pensi: potevate interpretare meglio il vostro ruolo politico di consiglieri?
Se per votificio si intende il fatto che la parte dei consiglieri di maggioranza non in Giunta votavano sempre a favore, beh, questo non significa che noi non avessimo una posizione. A me è stato detto che parlo poco in consiglio, ed è vero, lo ammetto, io ho lasciato parlare di più la Giunta. Ma questo non significa fregarsene: lavoriamo semplicemente di più in riunione di maggioranza. Ci sono state anche delle riunioni parecchio accese, in cui ogni consigliere dice la sua. Io stesso ho votato cose di cui non ero completamente convinto per spirito di squadra. Ma magari in riunione di maggioranza mi ero scontrato. Dopodiché si discute, si trova una quadra e si trovano delle posizioni. Certo, c'erano dei momenti in cui io non ero d'accordo e l'ho detto. C'è stata anche una votazione in cui recentemente sono uscito dall'aula. Più in generale penso che il personalismo lo si debba mettere da parte. È "votificio" difendere il gruppo?
Ultimamente siete stati criticati anche dall'interno: prima Novaria e poi Schialvino, che Rostagno ha escluso dalla Giunta. Non è che Rostagno non è riuscito a tenere assieme la sua maggioranza?
Puntare il dito è sempre difficile. Io mi ritengo leale in una squadra, e se non sono d'accordo te lo dico in una riunione interna, perché i panni sporchi si lavano in casa. Uno come Guido Novaria è un personaggio che ha sempre voluto forse fare più notizia e scalpore su certe cose. Certe cose le diceva fuori e poi noi le scoprivamo leggendo i giornali. Dopodiché si tratta di una persona con tante buone idee e con molte opinioni interessanti. Certo, viene poi difficile dialogare con queste opinioni...
E la Schialvino?
Quello è un discorso più complesso: c'è stato un momento in cui non si capiva bene da quale parte giocasse, e quindi ovviamente la fiducia si era rotta completamente. Nel momento in cui il piede è in due scarpe... insomma, mi si va a bloccare completamente una Giunta. In un gruppo la prima cosa che deve esserci è la fiducia.

Lara Schialvino
Si dice che sia più orientata al centrodestra.
Certo, ma è anche vero che la nostra lista è civica. È ovvio, c'è sempre una lieve politicizzazione. Poi è vero che la Giunta adesso è 100% PD, escluso il sindaco, quindi questa forte componente c'è. Lei era l'unica non tesserata e forse questo ha provocato un conflitto maggiore. Poi c'è stata tutta la questione legata al processo...
Sì...
Lo dicevamo prima, parlando delle difficoltà del fare qualcosa. Questo discorso del processo non ha aiutato: avere assessore, vicesindaco e sindaco per tre anni con un processo sulla testa, insomma, se prima sei un amministratore che osa e che si spinge, dopo sei molto più cauto, ci vai coi piedi di piombo... Io sono sempre stato umanamente vicino a ognuno di loro, perché non so nelle loro condizioni cosa avrei fatto.
Il processo potrebbe aver influito dunque...
Sicuramente non ha aiutato.
Parliamo della campagna elettorale: come lo vedi questo centrodestra che ha già affilato le armi?
È unito e agguerrito, e forse ha il vantaggio di essere molto Bertot-centrico.
Sì, lì se non c'è lui non c'è nessuno...
È il traino del gruppo, punta tutto su quello. Se non si ricandidasse lui il gruppo avrebbe la stessa forza? Penso di no. Da parte nostra forse non c'è una figura di quel peso. Rostagno è una persona forte, certo: apprezzata, conosciuta. Nel corso delle ultime elezioni molte persone hanno scelto lui ancora prima della lista. Per le prossime elezioni non c'è ancora una figura così solida o di riferimento. La nostra campagna va quindi giocata molto di più sui programmi e sui concetti. Certo, se si riesce a trovare un nome interessante è meglio.
E tu? Ti ricandidi?
No, non mi ricandido. La decisione non è legata a motivi politici, ma a motivi personali. Nel corso dei cinque anni molte cose sono cambiate per me: ho costruito molto di più sul lato della musica, ed effettivamente far coincidere i due impieghi non è facile. È un lavoro che ti impegna molto le serate, e quindi mettendo sul piatto le due scelte ho deciso di scegliere la musica, che è il campo in cui ho dato il meglio. In ambito politico, se mi guardo indietro, penso di aver dato qualcosa, ma alle volte mi sento un pesce fuor d'acqua. Sono stati cinque anni importanti però, in cui si è costruito qualcosa di buono, e quindi ho deciso di continuare a dare il mio supporto in campagna elettorale.
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