Cerca

Ivrea

Chiantore in tribunale per "Magia". Di nuovo il terzo ponte

La ditta ha chiesto di dichiarare illegittima la risoluzione contrattuale

Matteo Chiantore

Matteo Chiantore

L’ex assessore Michele Cafarelli,  senza dare troppo nell’occhio, lo aveva più o meno sottolineato in uno degli ultimi consigli comunali dell'era Sertoli.  I lavori al ponte di via Cappuccini o terzo ponte?  Di consolidamento delle selle Gerber,  cioè gli appoggi delle travi a sbalzo corrosi da manutenzione carente e infiltrazioni di umidità?

Rinviati a data da destinarsi a causa della risoluzione del contratto con la ditta vincitrice dell’appalto  “La Magia S.R.L” di Cancello ed  Arnone, in provincia di Caserta.

Era seguito (tutto scritto nero su bianco)  un provvedimento poi pubblicato all’albo pretorio il 14 giugno del 2022.

Oggi c'è una novità ed è davvero tragica. All'albo pretorio ha fatto capolino una delibera con cui si autorizza il sindaco a resistere in giudizio.

Si legge che La Ma.GI.A. s.r.l.”, rappresentata e difesa dall’avvocato Clemente Manzo, ha notificato, a mezzo posta elettronica certificata, un atto di citazione davanti al Tribunale di Ivrea, "al fine di far accertare e dichiarare l’illegittimità della ... risoluzione contrattuale...."

Un po' di storia

Il progetto esecutivo di “consolidamento delle selle gerber è stato approvato il 20 luglio del 2001 per un importo complessivo pari a 230 mila euro. Se il buongiorno si vede dal mattino però fin dal primo minuto sì capì che le cose non sarebbero andate come si sarebbe voluto che andassero.

E si comincia con una lunga serie di inviti dell’ufficio tecnico a inviare la documentazione necessaria alla stipula del contratto per passare ad una  riserva apposta dalla società in calce al verbale di consegna dei lavori, con successiva richiesta di sospensione dell’attività per difficoltà di reperimento delle materie prime, nonché il riconoscimento dei maggiori costi conseguenti all’incremento dei prezzi di mercato.

L’Amministrazione fa seguito con una “Proposta di accordo bonario” quantificabile in una maggior spesa di circa 12 mila euro, pur sottolineando l’insussistenza di motivi o circostanze non prevedibili all’atto della stipula del contratto.

Morale? Nei 10 giorni successivi non si muove nulla e il 25 maggio del 2022 arrivano ulteriori contestazioni da parte della ditta ritenute dal Comune “non accoglibili in quanto pretestuose, dilatorie ed oltremodo tardive.”

Della vicenda, la passata Amministrazione avrebbe dovuto dare comunicazione all’ANAC (l'Autorità anti corruzione) ma chissà se poi l'ha fatto. Contemporaneamente si sarebbe dovuto procedere ad una aggiudicazione alla seconda classificata, attingendo dalla graduatoria a suo tempo approvata, ma di questo s'è perso ogni traccia e oggi si starà evidentemente tutti fermi con le quattro frecce, a maggiora ragione con una causa in corso.

Che altro dire?

Se proprio vogliamo, si potrebbe aggiungere che del ponte XXV aprile si parlava già ai tempi del sindaco Carlo Della Pepa quando vennero fuori i primi problemi e l’assessore Giovanna Codato sottolineò (condizionata dal disastro del ponte Morandi di Genova) la necessità di messa in sicurezza,  .

Subito sulla rampa di accesso all’altezza del cimitero si procedette al rifacimento dei giunti di dilatazione che, ormai marci e sporgenti, finivano pure per tagliare le gomme dei veicoli. Poi però, alla prima variazione di bilancio sugli investimenti del 2018 della nuova amministrazione firmata da Stefano Sertoli si decise che non c’era tutta questa fretta e i 144 mila euro a disposizione vennero dirottati  per finanziare la nuova pensilina autobus a S. Grato.

Da qui in avanti del Ponte XXV aprile si persero tutte le tracce, salvo, nel marzo del 2022, la ribalta nelle cronache con un comunicato attraverso cui la giunta informava mezzo mondo d’aver richiesto circa 2 milioni e mezzo (il massimo che si poteva) per la  manutenzione straordinaria  e la messa in sicurezza di alcuni edifici scolastici.

Come stanno in verità le cose è presto detto.

Oggi, dopo più di cinque anni dalle indagini diagnostiche che avevano evidenziato una situazione critica, siamo ancora al “pian dei babi”.

Per la cronaca il viadotto XXV Aprile risale al 1972. Furono spesi dei soldi solo all’indomani delle alluvioni degli anni Novanta, quando il torrente Dora cercò di scardinare alcuni piloni. 

Nel complesso però la carenza di manutenzione, sommata all’umidità, ha finito per generare un problema di corrosione a varie altezze segnalato più volte negli anni proprio dai cittadini. 

Poche settimane fa, nel mese di giugno,  la caduta di alcuni "calcinacci". Riguardavano un parte del ponte (XXV aprile)  di competenza dell'Anas. Fortuna ha voluto che quando il fattaccio è successo lì sotto non passasse nessuno...

Si dirà, dopo i rilievi, che il "distacco di calcinacci sarebbe dovuto all'erosione del calcestruzzo che riveste il viadotto e i piloni ad opera della miscela composta dall'acqua piovana e dal sale che viene gettato nei mesi invernali. Miscela che poi cola lungo i piloni!...".

Contenta l'Anas...

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori