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16 Luglio 2023 - 14:53
Il presidente della Dc Aldo Moro fu ucciso il 9 maggio del 1978 dai suoi rapitori
Un ruolo chiave nella trattativa per la liberazione dello statista democristiano Aldo Moro, lo ebbe proprio monsignor Luigi Bettazzi.
Il vescovo di Ivrea, infatti, fu tra i tre porporati che si offrirono come ostaggi per la liberazione del rapito insieme con Clemente Riva e Alberto Ablondi.
"Il papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo" scrisse Aldo Moro in una lettera mutila di una pagina, e quindi non firmata, recapitata dai sequestratori il 5 maggio 1978 tramite il giovane sacerdote don Antonello Mennini.

E' il 3 maggio del 1978
Sei giorni prima che il cadavere di Moro venga ritrovato nel baule di una Renault nel centro di Roma - il sostituto della segreteria di Stato Vaticano, il cardinale Giuseppe Caprio – riceve il vescovo di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi.

IL SOSTITUTO DELLA SEGRETERIA DI STATO VATICANO, CARDINALE GIUSEPPE CAPRIO
Caprio è praticamente il numero due nel puzzle di potere della curia vaticana.
Bettazzi quella mattina è lì davanti a lui per chiedere un mezzo avallo a una iniziativa pensata con altri due vescovi, Clemente Riva ausiliare a Roma e soprattutto Alberto Ablondi, astro emergente dell’episcopato più sensibile al rinnovamento conciliare. È arrivato da tempo a Livorno prima per affiancare monsignor Emilio Guano, uno dei “padri” del Concilio, poi come titolare in prima persona dal ‘70.
Bettazzi è quello che va in Vaticano, la regia del tentativo sembra averla in mano padre Davide Maria Turoldo, figura straordinaria di religioso e di poeta-profeta che con l’abito dei Servi di Maria (e grazie sia all’amicizia con il confratello Camillo De Piaz sia all’affetto del cardinale Carlo Maria Martini) era riuscito a farsi aprire molte porte, le più impensabili. A ciò si aggiunga un aspetto: una parte delle Br nasceva dalla radicalizzazione di elementi nati in ambienti Pci (soprattutto in zona Reggio) ma c’è tutto un ceppo che ha un retroterra cattolico, a cominciare da Curcio e Cagol.

IL PRESIDENTE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA ALDO MORO VENNE TROVATO MORTO IL 9 MAGGIO DEL 1978
I tre vescovi si offrivano come ostaggi al posto di Moro: erano tutti e tre più giovani dello statista democristiano (l’ultimo sopravvissuto era Bettazzi che a novembre avrebbe compiuto cent’anni) ma era il gesto che contava: di fatto, sia pure solo per ragioni umanitarie e non da istituzioni politiche italiane, c’era una apertura di trattativa.
MONSIGNOR BETTAZZI SI OFFRI IN OSTAGGIO AL POSTO DI ALDO MORO
Alcuni brigatisti di allora dicono che non sarebbe bastato. Il segnale doveva darlo la Dc. Ci si domanda però se le crepe dentro le Br, una parte delle quali era contraria all’assassinio di Moro, non si sarebbero ampliate.
C'è un precedente: il giudice Sossi, dopo il rapimento lo rimandarono a casa.
Bettazzi si illude di avere la strada in discesa o quasi. Pare che avesse già contattato un giornalista per comunicare l'offerta di scambio e scritto un editoriale.
Promette nessun coinvolgimento diretto del Vaticano, sarà una iniziativa personale dei tre prelati che se va male non comporterà imbarazzi alla Santa Sede.
Oltretutto toglierebbero le castagne dal fuoco al pontefice: papa Paolo VI le sta inventando di tutte per dire che lui ha molto a cuore la vita dell’amico Moro.
Non è un modo di dire, i due sono davvero “amici”, e senza neanche tante virgolette: amici fin dai tempi della Fuci, l’associazione ecclesiale che raggruppa gli universitari.
Di quell’organizzazione, così importante come luogo di formazione per le nuove leve di intellettuali cattolici italiani, non è un caso che sia stato assistente Ablondi.
Bettazzi, quell’altolà non se l’aspetta. Ma ritenta dicendo che allora si muoveranno senza nessun avallo né protezione.
Ma il cardinale Caprio proclama un diktat che suonava all'incirca così: caro monsignore, lei è venuto qui a chiedere il permesso e non gliel’ho dato, dunque ora lei ferma ogni tentativo e basta.
A quel punto è l’ordine di un superiore.
Caprio dice a Bettazzi che "stiamo finendo in mano ai comunisti" e poi la citazione biblica da Caifa: "È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera".
E poi, sempre a Bettazzi dice che Paolo VI «ha già fatto fin troppo».
Ma il pontefice si spende solo fino a un certo punto: nell’appello per la liberazione dirà userà quelle due parole: liberatelo "senza condizioni".
Moro dalla prigionia capisce l’antifona e dice che il papa "ne avrà rimorso".
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