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Ripetitore di Filia: "La Regione Piemonte non sta con noi cittadini"

Salgono rabbia e rassegnazione tra i residenti della frazione

Castellamonte

Coltivazione di mele biologiche sui terreni accanto a quello del futuro palo INWITT

Non  ci sono buone prospettive per la frazione castellamontese di Filia, minacciata dall’installazione di un ripetitore per le telecomunicazioni. 

Le notizie più recenti parlano di sordità della Regione di fronte alle proteste dei cittadini e alle richieste dell’amministrazione comunale: non solo non mostra interesse per le preoccupazioni degli elettori ma anche per quelle delle istituzioni locali ed è davvero una brutta cosa. 

Questo raccontano, feriti e sfiduciati, i tanti che si oppongono all’impianto.

Eppure il Piano Paesaggistico in vigore dall’ottobre 2017 mette il Paesaggio “al centro delle politiche regionali piemontesi” e stabilisce che  gli interventi sulle superfici boscate “devono privilegiare soluzioni che consentano un basso impatto visivo e la salvaguardia dei punti panoramici”. Addirittura gli strumenti urbanistici locali dovrebbero prevedere il ripristino dei luoghi  alterati da preesistenti impianti industriali ed agricoli e da attrezzature tecnologiche “comprese quelle telematiche per la diffusione dei segnali di rete”. 

Anche la Regione deve fare i conti con la normativa nazionale - introdotta in seguito all’esplosione dello Smart-Working nel periodo Covid - che consente alle società del settore telecomunicazioni di fare praticamente tutto ciò che vogliono ma avrebbe possibilità d’intervento ben superiori a quelle del Comune.

Che la INWITT si curi soltanto dei propri profitti è brutto ma prevedibile; che un’istituzione elettiva mostri indifferenza per le proprie stesse leggi inquieta. Sarà perché il Piano venne approvato da una maggioranza politica diversa da quella attuale? Però c’è e dovrebbe essere rispettato.

La rabbia verso la Regione

Fatta salva la necessità di un collegamento Internet efficiente ma considerando almeno altrettanto importante la qualità di vita dei residenti, abitanti di Filia ed amministrazione castellamontese si erano impegnati a cercare e proporre siti alternativi corrispondenti ai requisiti richiesti dalla INWITT. Le loro proposte non erano state probabilmente prese in considerazione visto la sinteticità della risposta: “Il sito non è idoneo”. Poco tempo dopo era arrivata la comunicazione che i lavori sarebbero presto iniziati in base al principio del <Silenzio-Assenso>.

Il Comune, in realtà, non si era pronunciato perché aveva chiesto alla Regione di sospendere l’Autorizzazione Paesaggistica ed alla Soprintendenza di riesaminare la congruità del proprio parere.

La Soprintendenza, per quanto se ne sa, non ha risposto; la Regione è rimasta a lungo in silenzio e e alla fine, dopo ripetute sollecitazioni, ha fatto sapere che non revocherà nulla ma che, in un secondo tempo, il palo potrebbe essere rimosso se la INWITT non dovesse rispettare la prescrizione di celarne la presenza con la piantumazione di alberi che lo superino in altezza. 

E’ una norma che non ha senso: quanto costerebbe portare fin lì, trapiantare e curare l’attecchimento di piante alte più di 30 metri? E quali sarebbero le garanzie di riuscita? Ancor meno credibile la possibilità che il palo venga installato e poi disinstallato considerando gli esborsi di denaro, l’impatto delle opere preparatorie, i disagi per i residenti, i danni che la sua collocazione avrebbe nel frattempo comportato. Finirebbe tutto in una bella sanatoria oppure in un compromesso all’italiana: nessuna utilizzazione a causa delle norme non rispettate ma nemmeno la rimozione per via dei costi troppo elevati.

Sarà un caso ma l’incompatibilità rispetto al Piano Paesaggistico Regionale era uno dei punti su cui era basata  l’istanza di “Annullamento in Autotutela” promossa da due residenti nei confronti del Comune di Castellamonte e datata 27 giugno. L’avvocato dei ricorrenti faceva rilevare l’illegittimità della collocazione in un’area soggetta a vincolo idrogeologico e senza un preventivo Studio di Fattibilità e sottolineava come l’infrastruttura della Inwit, quand’anche realizzata, sarebbe stata destinata alla rimozione. 

Il Comune aveva risposto di non poter revocare l’autorizzazione perché concessa dalla Regione. L’impressione è che la Regione potrebbe aver preso la palla al balzo con la questione degli alberi alti trenta metri per offrire un contentino, ben sapendo come andrebbero le cose…

Tante preoccupazioni, poche certezze

Da qualche giorno il Comune di Castellamonte ha protocollato la richiesta di Open Fiber di installare le “cassette” per i collegamenti ed ha dato parere favorevole. Attende un incontro con la INWITT e la stessa Open Fiber onde discutere gli aspetti tecnici del progetto ovvero quali opere preparatorie sarebbero necessarie, quali e quanti mezzi dovrebbero  transitare sulle strade collinari, quanto tempo durerebbero i lavori e quali implicazioni comporterebbero per gli abitanti di Filia.

Non è detto che la INWITT sappia cosa vuol fare visto che l’area era stata scelta a tavolino, senza sopralluoghi preventivi e molto probabilmente senza supporti cartografici...

L’obiettivo di eliminare le cosiddette <zone bianche> è diventato una sorta di mantra, una priorità assoluta che mette in secondo o terzo piano la salvaguardia del paesaggio, la sicurezza del territorio e la sua vivibilità, la salute umana. Sembra addirittura che non sia previsto l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi così che alla fine dell’intervento i castellamontesi  si potrebbero ritrovare con le strade disastrate ed impianti di primaria importanza danneggiati da ripristinare a spese della collettività: a Filia sono considerate a rischio addirittura le tubazioni dell’acquedotto. 

Tanti rischi senza nemmeno avere la certezza di una <copertura> Internet davvero completa: i finanziamenti del PNRR riguardano infatti i pali e l’obiettivo è installarne in fretta quanti più possibile, poi si vedrà. I pali da soli però  non servono a nulla se poi le diverse società che gestiscono le telecomunicazioni non acquisiscono gli spazi per collocarvi i propri impianti. 

Non sembra azzardato paventare il rischio che molti di essi restino inutilizzati e diventino dei monumenti alla bruttezza ed allo spreco: l’Italia vanta un primato indiscusso in questo genere di operazioni.

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