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Ivrea
14 Giugno 2023 - 15:24
Chiesa di San Bernardino
La notizia è questa. Con un atto notarile del 6 giugno scorso la famiglia Olivetti ha donato la chiesa di San Bernardino al Fai, il Fondo per l’ambiente italiano. E salgono a quattro i beni che la Fondazione gestirà in Piemonte, insieme al castello di Masino (nel Canavese), al castello La Manta (nel Cuneese), a Villa Flecchia a Magnano (Biella).
A favorire il passaggio è stata la Regione Piemonte sulla scia di quei 3 milioni di euro “donati” nel 2021 dal Ministero alla cultura nell'ambito del Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” (che di milioni ne aveva messi a disposizione 57 per 16 progetti) per la trasformazione del complesso in Museo sulla base di un protocollo di collaborazione firmato dall’ex sindaco Stefano Sertoli (qualcosa alla fin fine aveva fatto!) con TIM, Olivetti e Associazione Archivio Storico Olivetti. Obiettivo dichiarato: favorire la valorizzazione culturale e turistica della città.
In Municipio, nel 2021, s’erano fatte diverse riunioni: tra il Sindaco, Beniamo De' Liguori Carino (in rappresentanza della famiglia Olivetti) e il vice Presidente del FAI Marco Magnifico; tra il Sindaco e il Vice Presidente del FAI; tra Amministrazione comunale, FAI, Regione Piemonte e TIM SpA.

Beniamino De' Liguori
Gli incontri, oltre che per prendere atto della volontà di procedere con la donazione s’erano concentrati sulla modalità migliore di gestione dell'operazione che si fonda su un rapporto tra proprietà e FAI e sull'interesse di stakeholder importanti come il Comune di Ivrea e la Regione Piemonte.
Il complesso di San Bernardino è importante per il suo valore storico e culturale, per la stretta relazione con la storia della famiglia Olivetti e per il fatto che la parte sportiva, con le tribunette, fa parte dei beni inseriti nel Sito Patrimonio Mondiale di "Ivrea, città industriale del XX secolo", tant'è che le stesse sono comprese nello stesso vincolo della Mensa di Gardella.
A Ivrea, i soldi serviranno per restituire al Convento l’originale e autentico spirito del luogo che scaturisce dalla sua storia di “casa” della famiglia Olivetti.
Nella Chiesa di San Bernardino, sarà realizzato un percorso museale per la visita agli affreschi, con possibilità di usare spazi per incontri e conferenze. Il Convento invece, in base al progetto, ospiterà la Biblioteca storica di Camillo e Adriano Olivetti e gli uffici dell’Associazione Archivio Storico Olivetti.
La chiesa, nella sua prima struttura, fu edificata tra il settembre del 1455 ed il gennaio del 1457 assieme al convento destinato all’ordine francescano dei frati minori osservanti.

Il complesso di San Bernardino
Nel 1465 ebbero luogo i lavori di ampliamento, con la costruzione di una navata con accesso al pubblico, divisa dalla chiesa primitiva da un tramezzo con tre arcate. Risale al 1465 un ampliamento sul lato nord, di due cappelle laterali (andate poi distrutte come molte parti del convento).
Le fortune del monastero andarono decadendo già verso la fine del XVI secolo, anche a causa della rivalità con la famiglia, pur essa francescana, dei frati minori riformati, che subentrò nella gestione del convento a partire dal 1612, senza tuttavia arrestarne il declino.
Nel Settecento la chiesa ed il convento subirono un ulteriore degrado a causa delle successive occupazioni militari, sino alla conquista napoleonica ed alla abolizione delle proprietà ecclesiastiche.
La chiesa, ormai sconsacrata, venne utilizzata per anni come deposito agricolo.
Camillo Olivetti acquistò il complesso (posto nelle immediate vicinanze della sua fabbrica di macchine per scrivere) nel 1910 ed avviò un suo primo recupero, trasformandolo nella sua abitazione. Fece anche rimuovere il soppalco costruito a ridosso della parete spanzottiana.

All'interno della chiesa è presente un pregevole tramezzo spanzottiano (di Giovanni Martino Spanzotti) affrescato in due momenti tra il 1485 e il 1490. Vi è affrescata la vita e la passione di Cristo in 20 scene, il cui fulcro è la scena della crocifissione, subito visibile appena entrati in chiesa.
Fu poi Adriano Olivetti che realizzò, tra il 1955 ed il 1958, un più importante progetto di riqualificazione dell’area, destinandola a sede dei servizi sociali ed delle attività dopolavoristiche per i dipendenti aziendali.
Gli affreschi di Spanzotti, restaurati nello stesso periodo sotto la guida di Noemi Gabrielli, trovarono la loro giusta celebrazione critica in un saggio di Giovanni Testori, che operava in quel tempo ad Ivrea presso i servizi culturali della Olivetti.
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