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13 Giugno 2023 - 14:33
“Clamoroso al Cibali!”. La celebre locuzione coniata da Sandro Ciotti domenica 4 giugno 1961 durante la partita Catania-Inter per raccontare l’incredibile vittoria dei siciliani per 2 a 0 rende bene l’idea di quello che sta succedendo dentro e fuori dal Ciss, il Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio-assistenziali del chivassese.
“Forse il comune di Chivasso dovrebbe valutare di uscire dal Consorzio…”, diceva solo lo scorso novembre l’assessore alle Politiche Sociali Tiziana Siragusa, in una commissione pubblica, salvo poi ritrattare tutto.
Bene, oggi dal Consorzio non ci vuole uscire Chivasso, ma il comune amministrato da Claudio Castello & company rischia seriamente di rimanerci (quasi) da solo.

Claudio Castello sindaco di Chivasso
Due Comuni della collina manifesteranno oggi, nell’assemblea “informale” convocata d’urgenza per le 18, la volontà di uscire dal Ciss.
Prima volta nella storia del Consorzio che si verifica un’eventualità del genere.
Mentre altri sette sarebbero pronti a seguirli.
Parliamo dei Comuni di Castagneto Po e Casalborgone, che con i rispettivi sindaci Danilo Borca e Francesco Cavallero questa sera ufficializzeranno all’intera assemblea dei sindaci presieduta dal verolenghese Luigi Borasio la volontà di abbandonare il Ciss per entrare nel Cisa, analogo consorzio dei servizi socio-assistenziali di cui fanno parte i comuni di San Mauro Torinese, Gassino, Castiglione, San Raffaele Cimena, Sciolze, Rivalba e Cinzano.

Luigi Borasio, presidente dell'assemblea dei sindaci del Ciss
Tutti gli altri sette comuni collinari, da San Sebastiano da Po a Verrua Savoia, al momento restano nel Ciss - anche perché nel Cisa non potrebbero entrare, vista la flebile continuità territoriale - ma hanno forti mal di pancia verso l’amministrazione del Consorzio, in primis verso il presidente dell’assemblea dei sindaci, il presidente del Cda Antonio Barillà e, in generale, verso l’amministrazione chivassese rea di gestire gli affari sociali intercomunali alla stregua degli affari di casa propria.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la notizia della rinuncia del direttore Roberta Colavitto a proseguire l’incarico, in scadenza il 30 giugno prossimo.
Conclusa l’esperienza dei 6 mesi, la vice segretaria comunale e dirigente di Palazzo Santa Chiara, restituirà il mandato che, quindi, non verrà rinnovato com’era invece nelle volontà di Castello, Bodoni (sindaco di Brandizzo) e Borasio.
La rinuncia all’incarico di Colavitto, che sarebbe stata oberata di lavoro in questo periodo, è, secondo molti sindaci del Ciss, rimasta appannaggio di pochi e non sarebbe stata comunicata con trasparenza a tutti gli amministratori così come avrebbe dovuto essere. Di qui gli scazzi e i mal di pancia collinari.
Tant’è che addirittura sabato scorso, a Brusasco, di fronte ad un piatto di “brusascotti” si stava per consumare alla sagra delle colline il più clamoroso dei patti del Nazareno in salsa chivassese: ossia, l’uscita di scena tutti i sindaci della collina dal Ciss.

Sindaci della collina alla sagra di Colline in Festa
Le frittelle di mele alla fine hanno portato consiglio e, per ora, le altre amministrazioni collinari restano alla finestra per vedere se e cosa succederà con Castagneto Po e Casalborgone.
Già perché l’uscita di scena dal Ciss non è così banale: la volontà dev’essere manifestata all’assemblea dei sindaci che poi deve concedere, secondo Statuto, una liberatoria ai comuni che vogliono andarsene.
Dai 19 attuali, dunque, i Comuni del Ciss presto potrebbero scendere a 17. Se non addirittura a 10, se lo strappo con la collina non si consumerà definitivamente.
In tal caso, ci chiediamo, un Consorzio Intercomunale di Servizi Socio-assistenziali di Chivasso e dintorni, avrebbe ancora un senso?
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