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Malagiustizia
04 Giugno 2023 - 10:45
"Un quadro drammatico di insufficienza cronica di organico, che deriva dalla scopertura dei posti assegnati ma che parrebbe essere strutturale a causa di una sottovalutazione, all’origine della riforma del 2012, della trasformazione e dell’ampliamento del territorio di competenzae del bacino di utenza del circondario eporediese...".
Così, a ruota libera la Vicepresidente del Senato Anna Rossomando del PD. Nei giorni scorsi ha chiesto chiarimenti al Ministro di Grazia e Giustizia Claudio Nordio per capire se sa in quali condizioni versa il tribunale di Ivrea e che cosa intenda fare.

Il Ministro Nordio
Il dubbio che si siano inanellati una lunga serie di errori nelle previsioni è molto forte
Bene ricordare che il tribunale di Ivrea, così come lo conosciamo oggi, nasce con la “Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero" ricostruita sulla base della legge del 14 settembre 2011. Molto in sintesi si procedette alla soppressione e all'accorpamento di numerosi tribunali ordinari, sezioni distaccate e procure e alla ridefinizione dei bacini di utenza. Per quanto riguarda il Piemonte, vennero soppressi 7 tribunali (Pinerolo, Saluzzo, Mondovì, Alba, Casale Monferrato, Tortona e Acqui Terme). A Ivrea, invece, si accorparono i territori delle sezioni distaccate di Ciriè e Chivasso, prima rientranti nel circondario del tribunale di Torino.
"Questo - sottolinea Rossomando al Ministro - ha comportato il fatto che il territorio dicompetenza del circondario eporediese è diventato il triplo rispetto a prima (passato ad una superficie totale di 298.900 metri quadrati) e anche il bacino di utenza, passato dagli originari 184.000 abitanti agli attuali 514.977 (dati tratti da COSMAG)".
Peccato che, a fronte di una trasformazione e di un ampliamento così radicale, il tribunale di Ivrea non abbia accorpato nessuna risorsa aggiuntiva dai territori incamerati, come invece previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo n. 155 e come accaduto per altri circondari che hanno inglobato sezioni soppresse.

"Nel 2013 - snocciola i numeri Rossomando - il tribunale aveva una pianta organica composta da 4 magistrati, aumentata negli anni a 9 unità più il procuratore della Repubblica, mentre, per quanto riguarda il personale amministrativo e la Polizia giudiziaria, la situazione è rimasta invariata. Il personale amministrativo è fermo a 29 unità, di cui solo 19 in servizio, mentre la Polizia giudiziaria è composta da 8 unità, contravvenendo a quanto previsto dall’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 271 del 1989, che prevede che l'organico delle sezioni di Polizia giudiziaria sia costituito da personale in numero non inferiore al doppio di quello dei magistrati previsti nell'organico delle procure della Repubblica. Anche il numero dei vice procuratori onorari si presenta come insufficiente allo svolgimento regolare delle cause e allo smaltimento degli arretrati...".
In verità il disastro "eporediese" dovrebbe essere ben noto ai piani alti delle Istituzioni considerando che il Procuratore della Repubblica Gabriella Viglione lo ha più volte denunciato sottolineando un rapporto tra pubblici ministeri e abitanti che pone Ivrea al 139° posto su 139 uffici requirenti, secondo i dati ufficiali del Ministero della giustizia (“Relazione sulla ispezione del Ministero della Giustizia agli uffici giudiziari del Tribunale, della Procura della Repubblica e dell’UNEP di Ivrea di luglio 2019”);
Viglione lo ha scritto in una lettera al Ministro del 2 novembre 2022, poi in un'altra al direttore del personale e della formazione del Ministero del 5 gennaio 2023, infine, non c'è il due senza il tre, rivolgendosi direttamente al Consiglio superiore della magistratura (il 3 maggio 2023). Sempre Viglione poi, in numerose interviste ai giornali nazionali e locali.
Nella stessa direzione l’ordine degli avvocati di Ivrea, che il 2 maggio scorso ha proposto l’apertura di un “tavolo di lavoro” per un confronto costruttivo e pure le rappresentanze sindacali di CGIL, CISL e UIL riunitesi in assemblea il 9 maggio davanti al tribunale, presenti il presidente del Tribunale Vincenzo Maria Bevilacqua e pure il Procuratore capo della Repubblica.
Oggi, a Ivrea, i dipendenti svolgono il lavoro di 4-5 persone, sono stati ridotti o soppressi alcuni servizi come il giudice di pace o l’ufficio affari civili e i fascicoli “contro ignoti” sono affidati tutti alla segretaria della procuratrice capo Gabriella Viglione.

IN FOTO Da sx, il Procuratore capo Gabriella Viglione, Patrizia Lepore presidente dell’Ordine degli avvocati, Vincenzo Bevilacqua, presidente del Tribunale, Gabriele Gilotto della Cgil. Durante un presidio davanti al tribunale
“Quella del personale carente è una problematica che si trascina da nove anni: oggi siamo al limite della sostenibilità. Per chi ci lavora e per i cittadini di questo territorio perché non siamo in grado di rendere un servizio accettabile” si era sfogata la procuratrice capo Gabriella Viglione nel corso di un'assemblea pubblica organizzata da Cgil, Cisl e Uil, il 9 maggio scorso, nel cortile del palazzo di giustizia a Ivrea.
“Le statistiche del Csm dicono che Ivrea, su 139 procure è la maglia nera - aveva proseguito Viglione - abbiamo un carico di lavoro pari a quello della procura di Napoli che è la più grande d’Italia. Qui mancano i dirigenti, non c’è mai stato nemmeno il direttore amministrativo e lavoriamo con una pianta organica di 32 persone, di cui 18 effettivamente in servizio”.
Lo sfogo
Il rischio paralisi è ogni giorno sempre più forte.
“Ormai siamo arrivati a un livello - aveva spiegato Viglione - per cui chi prende un legittimo giorno di ferie, si sente ingiustamente in colpa verso gli altri. Non riusciamo a far fronte alle malattie, alle maternità, ai distacchi, perché chi manca non viene sostituito. La situazione è ingestibile, al nostro personale chiediamo condizioni inesigibili».
In questa situazione, si capisce, la giustizia non riesce a fare il suo corso.
“I cittadini che vivono nel nostro territorio - aveva aggiunto Viglione - hanno un terzo delle possibilità in meno degli altri italiani di ricevere giustizia. È pura matematica. E questo qualunque sia il loro ruolo nelle vicende: indagati o persone offese».
La macchina della giustizia, per mancanza di personale, si è fermata in taluni casi anche nell’applicazione delle sentenze.
I numeri
Insomma Ivrea il posto peggiore d’Italia per un magistrato. Lo dice anche uno studio del Consiglio superiore della magistratura (Csm) che fotografa la realtà al 31 dicembre 2021 basandosi sulle piante organiche dei magistrati e non sugli effettivi in servizio.
Per avere una misura basti pensare che solo Busto Arsizio si avvicina allo speciale record dell’ufficio giudiziario eporediese con 1.435 fascicoli per magistrato. Gli altri sono tutti sotto i mille e raggiungono in qualche caso la metà della procura di Ivrea: Rieti con 986, Reggio Emilia con 966 e i vicini di Biella con 935.
E, a proposito del distretto di Torino, nessuno regge minimamente il confronto con la mole di lavoro che c’è a Ivrea. Alessandria con 601 ne ha meno di un terzo, poi c’è Torino a 589, Novara a 557, Vercelli a 507, Verbania a 433, Cuneo a 215, Asti a 212. Aosta, che rientra ancora sotto il distretto di Torino, è ferma a 30.
Se si guarda al numero assoluto di fascicoli pendenti nella procura di Ivrea, i numeri sono da capoluogo di Regione.
Solo Roma (76.687), Milano (69.537) e Torino (37.134) hanno in termini generali una mole maggiore di procedimenti in carico.
Asti (2.333 fascicoli pendenti in totale, 9 volte in meno di Ivrea) e Cuneo (2.364) hanno 11 magistrati in pianta organica e così oltre al procuratore capo hanno diritto anche a un procuratore aggiunto, mentre in via Pavese ci sono solo 9 sostituti procuratori.
Città come Palermo (20.422), Napoli (19.614) e Genova (20.779) sono assolutamente con Ivrea (19.398).
Il problema sono i magistrati affidati in pianta organica: 9 a Ivrea contro i 112 di Napoli, i 69 di Palermo, i 36 di Genova, i 104 di Roma e i 91 di Milano.
«Certo - spiegava Viglione -, c’è anche una questione di qualità dei fascicoli e delle indagini, ma qui abbiamo emergenze assolute sul codice rosso e anche fenomeni di criminalità organizzata».
D’altronde la procura di Ivrea abbraccia anche la prima cintura di Torino, con episodi tipicamente metropolitani.
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