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Appello al sindaco: tolga le deleghe a Debernardi e le ridia a Barengo!

Non c'è una segnalazione che sia una a cui l'assessore all'Ambiente e al Decoro Urbano abbia dato una risposta. Che ci sta a fare lì?

Appello al sindaco: tolga le deleghe a Debernardi e le ridia a Barengo!

Domenico Barengo (a sinistra) e Fabrizio Debernardi (a destra)

Si usa dire “si stava meglio, quando si stava peggio” e davvero, a volte, per quanto si debba guardare al domani sempre con il faro dell’entusiasmo acceso, diventa impossibile essere ottimisti quando la realtà è un pugno nello stomaco.

Si stava meglio quando si stava peggio è sicuramente un leitmotiv che a Palazzo Santa Chiara e dintorni inizia a passare di bocca in bocca, di stomaco in stomaco.

Si stava meglio, ad esempio, quando all’arredo urbano e alle manutenzioni c’era l’assessore Domenico Barengo, ex Liberamente poi traghettato nel Pd dopo il caso “Platinum” e le telefonate tra Castello ed uno degli arrestati per ‘ndrangheta.

Ve lo ricordate?

Domenico Barengo ex assessore nella prima amministrazione Castello

Il Giacomo, di Aldo Giovanni e Giacomo non foss’altro per il baffetto sotto il naso e il ciuffo da una parte, che oggi siede in maggioranza come un Veggian qualsiasi, quando riceveva una segnalazione non perdeva un secondo di più per far correre qualcuno della squadra tecnica a riparare una buca, tagliare l’erba, rimuovere l’immondizia abbandonata in strada.

Che fosse la Madama Maria a telefonare a Palazzo Santa Chiara, un Pino dei palazzi qualsiasi a postare le foto su Facebook oppure i giornali locali a fargli presente che c’era qualcosa che non andava.

L’assessore s’appuntava la segnalazione, s’armava e partiva. Chapeau.

Basta poco che ce vò, d'altronde, quando si ha ben chiara la mission cui si va incontro da amministratore pubblico: fare il bene della propria città. Anche nelle piccole cose, perché è da lì che si dà l’esempio.

Bene. 

Da un anno Barengo siede in maggioranza, “bruciato” sull’altare del Manuale Cencelli: al suo posto come assessore l’ecologista Fabrizio Debernardi.

Fabrizio Debernardi attuale assessore all'Ambiente e al Decoro Urbano

Scelta coerente, sulla carta, non foss’altro per l’etichetta di compagno ambientalista che Debernardi si porta dietro.

Nella realtà, però, da un anno a questa parte è un disastro.

Non c’è una segnalazione una a cui l’assessore abbia adempiuto. Non una.

Attivissimo perculatore su facebook dei cittadini che si lamentano delle cose che non vanno, un bradipo nella realtà.

Peggio: una statua, immobile. Nullafacente. Inutile. Se la politica fosse una Divina Commedia, nessuno gli toglierebbe la parte dell’ignavo. 

L’elenco delle segnalazioni che il nostro giornale ha fatto nelle ultime settimane è lungo così.

Ne citiamo alcune.

La discarica abusiva in stradale Torino a poche centinaia di metri dall’abitato di Pratoregio, sotto il cavalcavia dell’autostrada A4 Torino-Milano. I rifiuti sono lì da settimane e aumentano a cadenza quotidiana. Addirittura, qualche settimana fa, qualcuno gli ha dato fuoco, come dimostrano i resti lasciati a terra e le pareti del sottopasso annerite.

La prima segnalazione è di inizio aprile. Siamo a fine maggio e sono ancora lì. Ci sono carte e cartoni, copertoni, scarti dell’edilizia (contengono amianto?), legna, cibi scaduti, vestiti, bottiglie, ingombranti. Chi più ne ha, più ne butti. Tanto nessuno interviene. 

Altro giro, altro regalo. 

Venti giorni fa, una telefonata in redazione segnalava la presunta pericolosità di alcune decine di sacchi bianchi di 1000 chilogrammi l’uno, accatastati di fianco alla linea ferroviaria Torino-Milano nei pressi della stazione, in un’area di competenza di Rfi.

Eravamo andati a vedere ed erano proprio lì, in un cantiere nell’area della ferrovia, accatastati di fianco al percorso pedonale di via Marie Curie che dalla passerella di via Paleologi, quella del liceo Newton per intenderci, porta fino alla Rivoira.

Sacchi che contengono scarti dell’edilizia, a prima vista. Ma che le scritte “Pericolo Amianto” e le indicazioni di “Rifiuti speciali” presenti su ciascuno non lasciano presagire nulla di buono. Anzi, lasciano intendere che possano contenere pericolosissimi manufatti in cemento e fibre-killer.

Bene, pardon male: erano lì e sono ancora lì oggi, in un’area di Rfi, vero, ma separati da semplici New Jersey in cemento armato e da una recinzione di ferro dal passaggio pedonale dove ogni giorno transitano runner, camminatori, pensionati, famiglie, bambini, ragazzi. 

Cos’ha fatto l’assessore all’Ambiente Debernardi che dovrebbe saltare sulla poltrona quando c’è in ballo un presunto pericolo per la salute pubblica?

Ha scritto ad Rfi, ha rassicurato i cittadini, ha fatto spostare i sacchi, ordinato un comunicato stampa, ha telefonato al giornale?

Macché. Non pervenuto.

Altro giro, altre segnalazioni.

Come quelle che ha denunciato, dalle colonne del nostro giornale, il consigliere comunale Bruno Prestìa. Le buche di via Togliatti, i marciapiedi sbriciolati di corso Galileo Ferraris, le caditoie sfondate dal passaggio dei camion di via Sant’Anna a Boschetto. E poi ancora, e ancora, e ancora.

Niente. Ad oggi l’assessore non ha mosso un dito. O meglio: un dito l'ha mosso. Per sostituire le bandiere rovinate dal tempo di Palazzo Einaudi... no comment.

E allora? E allora lanciamo un appello al sindaco Claudio Castello: ridacci l’assessore Domenico Barengo, che non sarà stato un fulmine di guerra ma per lo meno c’era, era reale, presente, attivo, tangibile, non come quest’entità che passeggia a due metri dai problemi denunciati dai suoi concittadini.

D’altronde, caro sindaco, vale più l’interesse comune di una città o quello particolare di un partito? 

Castello, sù, dai, faccia il sindaco.


 

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