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Ivrea

Dallo strapotere dell’Ascom all’inutilità della “Consulta”

Una Consulta ha un senso se, come dice il suo nome viene “consultata” prima delle decisioni da prendere eventualmente cambiandole. 

Dallo strapotere dell’Asom all’inutilità della “Consulta”

Una Consulta ha un senso se, come dice il suo nome viene “consultata” prima delle decisioni da prendere eventualmente cambiandole. 

Eppure a Ivrea ne esiste una di cui non solo si sente parlare poco e niente, ma da quando esiste è sembrata letteralmente sopraffatta dallo strapotere di Ascom. 

Questo dicono tanti commercianti di via Arduino e di via Palestro, ma anche in tanti lo sostengono fuori dal centro storico.

E dire che almeno nelle premesse si sarebbe dovuto assistere a tutto un altro film. 

Parliamo di quelle (s’intendono premesse) che portarono alla sua nascita nel non lontano settembre del 2021, con la nomina del primo gruppo direttivo e del primo presidente Ciro Lubrano Lavadera.

Poi Ciro s’è dimesso, il vicepresidente Marco Vercellino del Bar della Posta di piazza Sirio ha preso temporaneamente il suo posto e non si è mai proceduto alla sua sostituzione. 

Con lui, per la categoria “pubblici esercizi” Marco Rossi del Ristorante La Mugnaia, quindi per il “commercio non alimentare” Raffaella Enrico dell’ASI Service di via Palma, per “il commercio alimentare” Vittorio Erniani dell’ex Meridiana di Corso Re Umberto, per il settore turistico ricettivo Luca Di Sarno de “La Gusteria” di via Circonvallazione e, infine, a per gli Artigiani Davide Cardini del Birrificio Rabel di via Torino. 

Il “Consiglio direttivo” e l’Assemblea dovevano essere uno strumento di collaborazione e confronto tra gli operatori economici e l’Amministrazione Comunale, con funzioni propositive e consultive. 

Molto in sintesi: avrebbero dovuto esprimere pareri non vincolanti, promuovere la ricerca di finanziamenti, progetti e  iniziative. Nella realtà la Consulta s’è occupata di ben poche cose. Ha sollecitato un secondo bando  covid per far rientrare quei commercianti che a loro insaputa  erano stati esclusi da una distribuzione a pioggia di denaro. Si è aggiunto un intervento sui dehor per  prolungarne la gratuità conclusosi con l’Amministrazione comunale che chiedeva di legarla all’apertura domenicale. 

Peccato che nessuno abbia mai risposto al questionario fatto circolare tra i titolari di tutti i pubblici esercizi.

E mentre la Consulta, tra virgolette “dormiva”, un gran lavoro veniva portato avanti dalla passata Amministrazione comunale con Ascom, per esempio sui “Distretti urbani del commercio”.

E sui soldi piovuti dalla Regione da investire sull’informatizzazione, sulle facciate e sulle nuove fioriere. 

Va tutto  bene ma non è forse vero che quel che in tanti chiedevano erano le “telecamere” in tutto il centro storico, erano le pulizie tutti i santi giorni della settimana (passare per via Luca e vedere per credere che cosa c’è), erano qualche lampadina in più nel centro storico?

Concentrandoci sulle “fioriere”, l’assessora Costanza Casali e l’Ascom avevano in mente di coinvolgere i commercianti del centro storico con dei “patti di valorizzazione”. Si sa com’è finita?

“Dobbiamo capire che cosa ci vogliono scrivere - inforcava con noi qualche tempo fa Ciro Lubrano Lavadera - Un conto è se ci chiedono di bagnare le piante, altro paio di maniche e se ci coinvolgono nella loro pulizia. Ho chiesto un intervento di Scs e mi è stato risposto che non è possibile. Ho anche chiesto di legare ciascuna fioriera ad una persona ben definita, che si prenda oneri e onori, ma anche su questo mi han risposto picche. Non sono un esperto e ne prendo atto ma se è così c’è un errore. Allora dobbiamo tracciare un percorso. Come si può scrivere che il patto di collaborazione è tra Comune e via Arduino se non esiste un’associazione di strada costituita?  Dobbiamo parlarne più approfonditamente...”.

Dal canto suo l’ex assessora Costanza Casali sosteneva di non aver nulla di cui pentirsi. “Se l’Ascom è nella regia del DUC (Distretto urbano del commercio) e ci dà una mano perchè dovrei dire di no - ci aveva spiegato -  A Strambino il Duc lo han fatto insieme a Confesercenti e non ci trovo nulla di strano. Con la Consulta io mi sono mossa per tutto quello che ho potuto. L’ho messa in piedi non senza fatica.  Sinceramente non so che dire. In questi mesi ho lavorato molto per far circolare le informazioni e sono state organizzate non meno di tre riunioni. Abbiamo anche fatto circolare dei questionari e in tanti han risposto...”.

Ciro Lubrano Lavadera

L’avviso ai naviganti di Ciro Lubrano Lavadera

Poco prima del voto Ciro Lubrano Lavadera di Vino & dintorni aveva postato sui social un “avviso ai naviganti”. 

Eccolo...

Penso a come anche le campagne elettorali, al passo coi tempi, sian diventate solo piene di savoir faire, certo di buona educazione, di poca rabbia esibita anche quando si è incazzati a mille per il tempo perso, per il poco vigore che si mette in tutto. Il fatto è che oggi, per paura di non mantenerle?, quasi nessuno fa promesse - quasi nessuno si sporca le mani con progetti concreti, con idee di futuro declinate su azioni reali. Oggi tutti fanno “proclami” e c’è il rischio concreto che ci si perda, che destra e sinistra... pari sono, che quelli di prima va beh, però anche questi...neh.

Che fare? Sogno il centro cittadino; altri più bravi di me diranno e penseranno alle periferie etcetera.

Cose concrete. 

1.Ad esempio un patto per la città, proposto dall’amministrazione ai non tantissimi proprietari di immobili commerciali, potrebbe ribadire la necessità di calmierare i canoni di locazione perché son spesso anacronistici. Questo infatti concorre, insieme ad altre problematiche, alle difficoltà del commercio cittadino e il comune dovrebbe (modestissimo parere) cercare di mediare le diverse esigenze proprio per frenare quanto più possibile la desertificazione commerciale, le serrande abbassate.

2. Ad esempio invece di discutere ancora sulla necessità dei paletti in ztl, cioè sulla ricchezza che la pedonalizzazione puo’ portare ai centri storici - si potrebbe istituire una linea urbana di piccoli bus (rigorosamente elettrici) che colleghi i vari parcheggi esterni (da quello del cimitero alla circonvallazione, da piazza la Marmora, alla zona stazione...) al centro storico, all’asse mediano della città. Condividendo magari coi commercianti parte dei costi, sempre affidando a GGT la gestione, noi potremmo pagarci degli spazi pubblicitari sui vari mezzi. Non si inquinerebbe di più ma sarebbe giocoforza la volta buona che la polizia municipale facesse qualcosa (non solo le multe ma anche sensibilizzazione) per scoraggiare chi fa sosta selvaggia o abusa di permessi vari.

3. Ad esempio un piano nuovo di gestione dei parcheggi, promuovendo delle fasce orarie “free parking” (tipo 12,30-16) affinché  anche chi gestisce locali pubblici in città possa inventarsi promozioni ad hoc, lavorare coi pranzi di lavoro etc. E, subito dopo un periodo di rodaggio, ci si potrebbe inventare, con la collaborazione attiva dei commercianti, un’intera giornata (il primo sabato del mese...) dove l’intera città è  free parking.

4. Ad esempio lanciare un concorso di idee, attivando in primis professionisti locali (ma non solo) per progettare bellezza; architetti, urbanisti, designer che ragionano sui percorsi cittadini, sulle facciate dei palazzi, sulle piccole piazzette, sul Castello e cercano di declinarne una immagine però coordinata, unitaria.

5. Ad esempio tornare a stabilire con le partecipate (penso a SCS, IvreaParcheggi etc.) delle strategie differenti per concorrere a una città più pulita, più vissuta, più bella e attraente. Oggi fanno già tanto ma, ahimè, quando fanno male sembra sempre che è colpa tua che segnali inadempienze e trascuratezze. E no!

Chiudo ma una domanda sorge spontanea: se son partecipate, dovrebbe essere sempre l’amministrazione a controllarne l’operato, a chiedere che venga migliorato, a pretendere che ci sia monitoraggio e vigilanza. O no?

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