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Il caso
23 Maggio 2023 - 09:08
L'ultimatum della chiesa alla scuola
L’Istituto Santissima Annunziata di Rivarolo Canavese torna alla ribalta delle cronache. Aveva fatto parlare di sé nei mesi scorsi in quanto, a partire dal prossimo anno, verrà richiesto agli alunni di frequentare obbligatoriamente, al contrario di quanto è successo fino ad ora, l’ora settimanale di insegnamento della religione cattolica.
Quando a gennaio la notizia era uscita sui giornali locali pareva che non ci fosse nulla di certo, che tutto ancora fosse in divenire.
Oggi, invece, si sa che il consiglio di amministrazione della cooperativa di insegnanti “La Risposta” che gestisce le attività didattiche dell’istituto dal 1997, sta lavorando alacremente a una nuova bozza di statuto della cooperativa per caratterizzare più marcatamente l’indirizzo “cattolico - cristiano” della scuola.
Il documento dovrà essere approvato entro l’inizio dell’estate dai soci della cooperativa, per diventare poi operativo a partire da settembre con l’inizio del nuovo anno scolastico.
A insistere per questo cambio di passo sarebbe stata la Diocesi di Ivrea proprietaria dell’immobile della scuola, gestito dalla cooperativa attraverso un comodato d’uso gratuito. Insomma, ci sta: il vescovo pretende che “a casa sua” la religione non sia solo un contorno.
L'Istituto Santissima Annunziata di Rivarolo
L’aut aut proposto dalla Diocesi è semplice: o inserite nel vostro programma formativo un’impostazione più spiccatamente cattolica, oppure a gestire la scuola dall’anno prossimo potrebbe esserci un’altra cooperativa.
La notizia confermerebbe i timori di alcuni genitori, già sul piede di guerra da qualche mese perché decisi a iscrivere i propri figli all’istituto paritario pur non volendo imporre loro i valori cattolici di cui si fregia la Santissima Annunziata.
“La richiesta - aveva detto Cibrario Rossi a gennaio al fattoquotidiano.it parlando dell’ora di religione obbligatoria a partire da settembre - è arrivata dalla Curia di Ivrea. Ci è sembrato giusto avvertire le famiglie visto che fino a poco tempo prima si poteva scegliere di fare o meno l’ora di religione”.
Secondo la normativa, la scuola, in quanto parificata, avrebbe la possibilità di usufruire appieno della propria libertà educativa sancita dalla costituzione, impostando come crede i programmi formativi rivolti agli alunni.
La stretta sulla religione è dunque perfettamente legale, come riconosciuto persino dall’UAAR, Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti.
Quegli insegnanti che non hanno ancora i titoli
Altro capitolo, volendo aggiungere carne al fuoco, fa riferimento ai titoli (diploma o laurea) indispensabili per poter insegnare. Secondo alcune fonti, infatti, non tutti gli insegnanti avrebbero terminato il percorso formativo indispensabile per insegnare.
“Grazie per aver voluto verificare con noi le segnalazioni che vi sono state riportate - ci aveva risposto qualche tempo fa Gabriele Cibrario Rossi Per amore di trasparenza le confermiamo che sussiste nel nostro corpo insegnante qualche eccezione al possesso dei titoli di abilitazione per il ruolo: si tratta di persone che stanno ancora completando il loro percorso di formazione, e che prestano servizio come avviene anche in molte scuole statali. Ciò accade per le note difficoltà degli istituti scolastici, e particolarmente quelli privati, nel reclutamento di personale già in possesso dei titoli. La normativa stessa riconosce tale difficoltà e concede deroghe (si veda ad es. Legge 76 del 28/5/21 e successive proroghe e prima ancora il D. L. 22 8/4/20), tanto è vero che la nostra Scuola ha ricevuto autorizzazione al funzionamento con il proprio organico da parte degli uffici competenti…. Dal punto di vista del buon impiego del denaro pubblico, ci sentiamo senz'altro di rassicurarla: tutte le persone che prestano servizio nella nostra cooperativa hanno percorsi di studi, esperienze professionali e sensibilità tali da garantire un servizio di eccellenza per la comunità, e una formazione di qualità per i nostri allievi…”.
E che cosa significa “qualche eccezione”? Quali sono questi insegnanti “che stanno ancora completando il loro percorso di formazione”? Che funzioni svolgono dentro la scuola? Avremmo voluto capirlo, ma dall’Istituto ritengono di aver già dato le necessarie spiegazioni. “Privacy”, ci dicono.
Eppure, lo ricordiamo, la scuola riceve ingenti finanziamenti pubblici. 378mila 401 euro e 57 nel corso del 2021. La privacy, dunque, qui c’entra ben poco.
Ad ogni modo: se anche, come dice Cibrario Rossi, la normativa concedesse delle deroghe, un conto sarebbero le supplenze per pochi giorni fatte da insegnanti non ancora in possesso del diploma, della laurea o dell’abilitazione all’insegnamento.
Altro paio di maniche sono le supplenze a tempo indeterminato. Per queste ultime, pur trattandosi di una scuola parificata, i titoli dovrebbero considerarsi obbligatori fin dall’assunzione.
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