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Chivasso
12 Maggio 2023 - 17:05
Il sindaco Claudio Castello
Non ha fatto la figura del collega di partito Giovanni Scinica (Pd) sentito come testimone all’allora processo Minotauro - “prego signor Scinica, continui pure perché quello che dice è talmente sconfortante…” disse il giudice durante la deposizione del consigliere comunale chivassese - ma di sicuro non ha fatto una gran impressione il sindaco di Chivasso nella sua deposizione nell’ambito del processo Platinum contro la ‘ndrangheta.
La sua finta sicumera all’inizio, come se ammettere che in campagna elettorale trasformarsi per cercare dei voti sia una giustificazione più che plausibile alla telefonata fatta a Giuseppe Pino Vazzana, imputato per l’articolo 412bis, chiedendogli il sostegno al turno di ballottaggio, e i tentennamenti finali con i vari “non ricordo” alle domande incalzanti e puntuali del pm Longi e del giudice Cugge danno la cifra dello spessore politico del personaggio.
A Chivasso se ne ha dimostrazione da mo’, ma un conto è osservare il sindaco leggere in Consiglio comunale e poi vederlo zitto zitto per tutto il tempo del dibattito, un altro è sentirlo annaspare alle domande di un magistrato.
“Come fa lei a dirmi che l’interesse espresso in quelle telefonate fa solo riferimento a quei 15 giorni tra il 12 e il 26 luglio 2017?”
“Vazzana la ringrazia per quello che avete fatto nei quattro anni prima. Cosa mi dice?”.
I “non ricordo” di Castello sono una macchia brutta per chi sfila il 21 marzo a Milano dietro le bandiere di Libera e di fianco a don Ciotti e poi in tribunale non riesce a spiegare perché un imputato di ‘ndrangheta lo ringrazi per quello che è stato “fatto nei quattro anni prima” per essere arrivato ad ottenere (l'imputato) la gestione di un bar all’interno di una nuova grande area commerciale.
E i “non ricordo” di Castello cozzano, pure, con gli atti: la delibera n.100 del 6 aprile 2017, ad esempio, con cui la Giunta Ciuffreda - in cui Castello sedeva come assessore ai Lavori Pubblici - approvò il “Protocollo d’intesa per la gestione dei servizi di accompagnamento al lavoro per insediamento commerciale Bennet”.
Sul voto di quella delibera c’era anche il suo “sì”: come fa a sostenere che non s’era interessato degli insediamenti commerciali al Bennet perché la competenza era dell’allora assessore all’Urbanistica Massimo Corcione? Tra l’altro, suo segretario di partito.
Tu quoque, Castello.
Da un peccato di ingenuità invocato in Consiglio comunale subito dopo gli arresti di Platinum e la pubblicazione delle intercettazioni per giustificare quelle sue telefonate con Pino Vazzana, fino alla “metamorfosi” che si vive in periodo di campagna elettorale e i “non ricordo” pronunciati in un processo di ‘ndrangheta quando le domande diventano più mirate.
Il sindaco di Chivasso sul caso di Platinum le ha tirate fuori tutte per rimanere aggrappato alla poltrona.
Non sarà penalmente rilevante la sua posizione in questa vicenda, ma è sicuramente, politicamente, sconfortante.
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