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Elezioni Ivrea

Carlo Bravi: Ivrea si sta facendo e ora si devono fare gli eporediesi

Il candidato del Popolo della famiglia al dibattito organizzato da La Voce al Movicentro

Carlo Bravi

Carlo Bravi

Nel corso del dibattito alla fine la domanda gliel’abbiamo fatto. Quanti voti pensi di raccogliere? Cento, duecento, trecento...

“Faccio l’insegnante e molti studenti si chiedono che voto gli darò, io dico sempre che al voto non ci penso. Penso ad imparare. Penso alle cose importanti. Anche in quest’occasione io ai voti non ci penso. Non penso ai voti, ma a fare la mia parte. Le mie priorità sono diverse.  A questa competizione possiamo portare idee e spunti interessanti...:”.

Così Carlo Bravi candidato a sindaco del “Popolo della famiglia” la scorsa settimana al dibattito organizzato da La Voce nell’atrio del Movicentro.

Serafico, sorridente, morigerato, soprattutto pacifico. Quando gli abbiam chiesto se fosse favorevole all’invio di armi in Ucraina ha detto “no” schierandosi con Cadigia Perini candidata di Unione Popolare e Matteo Chiantore candidato del centrosinisra.

Detto questo, gli altri programmi un po’ si assomigliano, il suo è tutto un altro film. Nella prima parte si legge di un bonus di 2 mila euro per ogni bambino nato e di 2 mila per le giovani coppie di sposi under 35, poco più sotto di un contributo ai nonni. 

“C’è una bellissima frase di Cavour che voglio ricordare - ha sottolineato - L’Italia è fatta ora bisogna fare gli italiani. Ivrea la si sta facendo e ora bisogna fare gli eporediesi. La popolazione sta scendendo ad una velocità vertiginosa. E’ inutile creare strutture se non si riempiono di persone. Abbiamo bisogno di bambini per dare corso alla vita. Abbiamo bisogno di rilanciare la dimensione della famiglia, senza quello non c’è futuro...”.

E si partirà da una lista con pochi residenti e una lunga sfilza di docenti. Anche Bravi non abita sotto le rosse torri e sorge spontanea una domanda. 

Dovesse mai essere eletto alla carica di consigliere terrà fede agli impegni presi con gli elettori?

Lui non ha avuto dubbi. Ha detto “certo” e  non c’è motivo di dubitare.

Qualche dubbio al massimo potrebbe nascere da una serie di obiettivi che puntano a stare vicini fino alla fine a chi soffre, promuovendo (leggiamo nel programma) “l’uso di terapie palliative e di contrasto del dolore, senza cedere alle tentazioni di ricorrere a forme (magari “striscianti”) di eutanasia o di suicidio assistito, e al tempo stesso evitando l’accanimento terapeutico...”.

Considerando che sulle terapie palliative l’Asl To4 è già molto avanti, su tutto il resto quale ruolo potrebbe mai esercitare un sindaco?

“Un programma - ha risposto Bravi - serve come agenda. Serve anche per sensibilizzare. Tra le nostre battaglie quella contro l’eutanasia e il suicidio assistito sono tra le più importanti. Anche sulle terapie palliative e del dolore si può fare meglio. Per esempio si può fare ricerca. Tutto è collegato. Se si diffonde l’eutanasia non si investe sulla ricerca...”. 

E tra le priorità evidentemente non ci sono le manutenzioni. 

“Ho girato questa città -  ci ha detto - e mi sembra tutto ordinato...”.

E da questo punto di vista il ragionamento non fa una grinza, nel programma però si legge anche che il Popolo della famiglia è un po’ No Vax, un po’ No 5g. Si legge che i militanti non credono più di tanto al cambiamento climatico. 

Avessero ragione loro la stragrande maggioranza della popolazione mondiale  si starebbe bevendo una bufala colossale e non c’è più nulla che avrebbe un senso a cominciare dalle centraline dell’Arpa posizionate a Ivrea per monitorare le polveri sottili.

Per intanto - ha messo le mani avanti Bravi - Noi non siamo No Vax ma Free Vax e c’è una bella differenza. Su tutto il resto è una questione di priorità. Non è che non crediamo ai cambiamenti climatici ma riteniamo che non sia l’emergenza numero uno, due o tre. L’emergenza è per noi la famiglia...”.

Un’attenzione che meriterebbero non solo i cittadini nati in Italia. A Ivrea, tra le altre cose, esisteva uno sportello stranieri che è stato chiuso.

“Era un’ottima iniziativa. Credo che quando si parla di bisogni lo si debba fare sedendosi sempre attorno ad un tavolo. E’ un problema complesso...”.

Altro giro, altro argomento: le Unioni civili tra persone dello stesso sesso. Il Popolo della famiglia riconosce  come famiglia solo quella declinata all’articolo 29 della Costituzione. 

“Siamo nati per contrastare la legge Cirinnà e l’articolo 5...” che per inciso equipara i partner omosessuali ai coniugi eterosessuali, consentendo che anche i ‘contraentì di una “unione civile” potessero adottare il figlio del partner...

Troviamo fuori luogo - ha messo in chiaro Bravi - che ci sia indistinguibilità con i matrimoni civili. A livello pedagogico è grave perchè si percepisce che io possa sposarmi con persone delle stesso sesso....”.

Insomma guai a chi tocca il matrimonio inteso come unione di due persone di sesso diverso.

“Invito a rimettere la famiglia al centro con tutto quello che porta con sè - s’è lasciato andare nel finale - A rilanciare la natalità. Ad  avere pi attenzione per gli anziani e per i disabili. A sostenere e rafforzare Ivrea attraverso la famiglia...”. 

“Siamo sicuri – ha concluso Bravi – che alle elezioni amministrative del 14-15 maggio gli eporediesi sapranno apprezzare la novità e l’originalità del programma del Popolo della famiglia...”.

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