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La siccità rischia di uccidere il turismo? "Bisogna sperimentare modelli diversi"

Abbiamo intervistato il presidente nazionale Uncem Marco Bussone alla ricerca di idee per il turismo del futuro

La siccità rischia di uccidere il turismo? "Bisogna sperimentare modelli diversi"

MARCO BUSSONE UNCEM

L'uscita del rapporto di Legambiente "Nevediversa 2023" ha acceso i riflettori sul tema della sostenibilità del turismo alpino in un momento storico in cui la spada di Damocle della siccità pende minacciosa sulle economie montane. La neve sulle cime delle montagne è sempre più rara, e bisognerà quindi ripensare il turismo montano "sganciandolo" dalla neve.

Da questo punto di vista le Valli di Lanzo hanno probabilmente più anticorpi rispetto ad altri territori: da sempre, nei nostri territori, il turismo è più diversificato e non dipende al 100% dallo sci alpino, attività sportiva tra le più minacciate di estinzione dalla siccità e che, per sopravvivere, guarda e attua sempre di più l'innevamento artificiale.

Di fronte a questa situazione, il nostro ruolo di organo di stampa impone di aprire un dibattito sul turismo nelle Valli di Lanzo e sul suo legame coi fenomeni siccitosi. Abbiamo così pensato di cominciare con Marco Bussone, consigliere comunale a Vallo Torinese ma soprattutto presidente nazionale Uncem, Unione nazionale comuni comunità enti montani.

La siccità è un problema sempre più drammatico: in questo contesto il turismo alpino in un territorio come le Valli di Lanzo che futuro avrà?

A dire il vero, il turismo nelle valli di Lanzo è l'esempio della diversificazione delle opportunità turistiche. Non è un turismo monocolturale legato alla neve e allo sci. Storicamente le Valli di Lanzo sono il cuore del turismo di prossimità dei torinesi e non c'è una dipendenza dallo sci alpino. Non che lo sci alpino non sia importante: lo è ad Usseglio in particolare, a Pian Benot. Quella stazione funziona e dà dei risultati positivi in termini di numeri e opportunità per le imprese e per l'indotto. A Usseglio si fa anche innevamento artificiale, che funziona. Credo che le Valli siano il luogo ideale dove sperimentare modelli di turismo diverso da quello monocolturale dello sci. Le Valli sono coinvolte nel progetto Beyond the Snow, per dire: c'è una situazione complicata e bisogna trovare risorse da investire su altre discipline sportive tutto l'anno. E bisogna far sì inoltre che il turismo nelle Valli lasci delle ricadute. Molto spesso invece il turismo non lascia ricadute economiche sul territorio perché è mordi e fuggi. Bisognerebbe fare tre cose. In primis, investire in promozione con pacchetti turistici e tour operators. pacchetti da due, tre, quattro notti che portano qui persone che hanno la possibilità di fare delle cose. Seconda cosa: utilizzare le risorse disponibili per migliorare le strutture ricettive. Migliorarle significa investire per trasformarle in bike hotel o family hotel. Le risorse ci sono: c'è un fondo da un miliardo e mezzo di euro del ministero del Turismo, ci sono risorse regionali, ci sono quelle erogate dal Gal. Il pubblico potrebbe così aiutare il privato a sostenere meglio il mercato. Terza cosa: avere un confronto costante con altri territori simili al nostro: bisogna copiare bene quello che stanno facendo altre aree, francesi ad esempio, che hanno bellissime soluzioni per differenziare l'offerta. Lì si potrebbe capire come si raccontano e come si promuovono. Inevitabilmente se i numeri rimangono com'è andrà tutto a calare. Per numeri intendo i centimetri di neve, le notti dormite e via dicendo. Ci sono dati scientifici che devono portare la politica e le istituzioni a fare delle scelte. Alcune cose si sono già fatte e altre devono essere fatte. Bisogna confrontarsi e avviare un dialogo.

Resta il fatto che la neve è comunque meno fondamentale per le nostre Valli rispetto ad altri territori?

Bisogna fare attenzione al fatto che nelle Valli abbiamo un picco invernale e un picco estivo. In primavera e in autunno per molte valli come le nostre succede poco e i numeri sono bassi. Semmai le strutture ricettive dovessero perdere il flusso turistico invernale dovrebbero compensarlo, e per farlo possono provare a lavorare sulle mezze stagioni. È la cosa più difficile perché bisognerebbe inventarsi manifestazioni ed eventi in un periodo che per la montagna è di bassa. Fortunatamente nel Consorzio Operatori Turistici c'è un bel dialogo. Purtroppo il turismo di prossimità tipico delle Valli non sempre è definibile turismo: si tratta di arrivi giornalieri. Su di loro si può agire dandogli un incentivo per dormire una notte in più. E si potrebbe anche raccontare loro dell'importanza di fare acquisti in Valle e dell'importanza sociale dell'acquisto di una seconda casa sul territorio. La seconda casa continua infatti ad essere un elemento fondamentale. 

In questa situazione che ruolo hanno, se ce l'hanno, i sindaci?

Una ricetta per tutti non c'è, ognuno interpreta questo ruolo in maniera diversa. Non si può sicuramente obbligare un sindaco a fare quello che non è il suo mestiere scritto per legge, però c'è da dire che negli anni abbiamo visto siotuazioni interessanti in cui sindaci hanno allargato le maglie del proprio lavoro cercando un dialogo e una collaborazione col privato. Questo significa capire e sapere cosa un albergo si aspetta, anche se l'operatore economico deve sapere che il sindaco non può sicuramente risolvere tutti i problemi. Certo è che il turismo si sviluppa quando c'è un concorso di soggetti. E poi bisognerebbe evitare le soluzioni di campanile: da questo punto di vista nelle Valli di Lanzo l'hanno capito, perché ci sono due Unioni che lavorano tra di loro e aiutano i sindaci. Sempre le Unioni possono supportare il consorzio degli operatori turistici, non solo dal punto di vista finanziario ma anche sotto l'aspetto del racconto e delle iniziative pubbliche.

Ad esempio?
I sindaci ad esempio potrebbero definire assieme un calendario di manifestazioni. Ad oggi questo rimane però un tabù, perché ognuno si fa un calendario con le sue associazioni ma poi le manifestazioni non sono coordinate congiuntamente. Sono anche manifestazioni intelligenti ma sono di campanile, mentre una Valle dovrebbe avere un calendario unico con cui presentarsi. Altra cosa: i Comuni assieme hanno anche la facoltà di farsi aiutare da esperti e da soggetti privati che si occupano del tema. Gli amministratori potrebbero dare delle idee e i consulenti potrebbero fornire gli strumenti per realizzarle. Le Valli di Lanzo hanno diversi piani del turismo che sono stati scritti nel corso degli anni. E poi c'è lo storico tema della ferrovia: è una linea alpina che si muove tra paesaggi di interesse e di pregio, e quindi bisognerebbe capire come creare un progetto per renderla un vettore di flussi turistici. Il cambiamento climatico ci dice che tutte le Valli si stanno ripensando, e questo vuol dire che la competizione fra territori che cercano di attrarre turisti aumenta. Essere migliori vuol dire stare nella competitività e far sì che i numeri aumentino perché sono state fatte scelte migliori. Io la vedo così, ma si tratta di un'analisi da confutare e da discutere. Il nostro ruolo non è quello di dire ai territori cosa fare, ma andare a sensibilizzare regioni e ministeri competenti per dire loro che le Valli hanno bisogno di supporto, di idee e di strategia per dare corpo a quello che hanno immaginato.

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