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Satira&Racconti
10 Maggio 2023 - 19:42
Il consigliere regionale Gianluca Gavazza, Silvia Poncini (ex Bela Tolera) e il Sindaco di Chivasso Claudio Castello
Ora noi lo capiamo. Mettersi lì a 50 anni e passa a scaricare Tinder (un app per incontri) è una faticaccia. Dopo gli “anta” la tecnologia inizia ad essere un nemico, la vista cala e allora diventa tutto più complicato. Poi bisogna compilare la bio, cercare di decifrare la sagoma del possibile partner e rischia di finire male. E allora tanto vale agghindarsi, comprare un bell’abito da 500 euro e mettere tutte le proprie grazie in mostra, come ad un sorta di mercato del pesce, anzi, dell’ormone. Oppure una sagra della gnocca, dei morti di fi.. o di qualunque altra cosa, lì dipende dai gusti.
Alcuni dei personaggi del Carnevale
Ecco, il Gran Galà del Carnevale di Chivasso è più o meno questo: una festa per boomers annoiati che hanno voglia di rivitalizzare un po’ la loro vita. C’è chi urla “guarda quella”, chi si fa foto con la faccia ficcata dentro le tette e chi passa tutto il tempo a fare la classifica dei culi. Per carità, nulla di male, dopo anni di matrimonio evidentemente la noia regna sovrana e la vita coniugale appiattisce tutto, ma se è una sorta di speed date per 50enni annoiati allora questo benedetto carnevale non imbellettatelo così ma chiamatelo per quello che è.

Entrare nel Castello di San Giorgio per il Gran Galà di Chivasso è una sorta di viaggio indietro nel tempo. Non tanto per il Castello, che di vecchio ormai ha poco, ma per il contesto, l’atmosfera, sembra di stare a 50 anni fa. Agli occhi di un “giovane” tutto puzza di “vecchio”, stantio, passato di moda. Per esempio: vanno bene le tradizioni, i libri, i regolamenti e tutto il resto ma per quale motivo la Bela Tolera deve essere una ragazza bella e giovane e l’Abba un signore che potrebbe essere suo nonno? Qual è la ratio di una scelta simile se non descrivere il solito vecchio annoiato morto di fig…?
Ogni riferimento ai presenti è naturalmente casuale e non voluto ma la sceneggiatura che restituisce il Gran Galà di Chivasso è più o meno questa e il regalo del detersivo per le donne ci racconta plasticamente il contesto da anni 50 che si respira all’interno.

Per carità, i giovani ci sono, ballano, scherzano, ma sono gli unici a viversi la festa con leggerezza, spensieratezza e senza l’ansia di avere 50 anni e di essere a una delle ultime possibilità della propria vita per accoppiarsi. Qui non vogliamo fare i moralisti o i bacchettoni, dio ce ne scampi, ma cerchiamo di chiamare e descrivere le cose per quello che sono.
Il Gran Galà del Carnevale è una tradizione, va conservata (ora poi con il governo di destra le tradizioni sono una cosa sacra, no?) ma le strade da scegliere sono due. O si va verso una modernizzazione, una Gran Galà da anni 2000 e non anni 50 del ‘900 oppure tanto vale cambiargli nome e chiamarlo: Gran Galà Tinder del Carnevale di Chivasso. E così, via: dopo il primo “Match” si prende la macchina, si va a casa e si conclude tutto con una bella…. dormita, d’altronde a 50 anni è tutto più complicato.
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