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Satira&racconti

Mele kamikaze e vini fuori contesto: cronaca non autorizzata di una cena al Gran Galà di Chivasso

I giornalisti della Voce diventano Cracco, Barbieri e Bastianich per stroncare le discordie del menù carnevalesco

Alcuni dei commensali illustri...

Alcuni dei commensali illustri...

Ogni anno, la domanda che in molti si fanno ponderando di andare o no al Gran Galà di Chivasso è sempre la stessa. 85 euro per cenare in quel tunnel spazio-temporale con direzione XIX secolo che è il castello di San Giorgio: saranno soldi ben spesi? Ecco, questo articoletto vorrebbe provare a rispondere a questa domanda.

Quantomeno sotto l'aspetto culinario. Sabato sera si è partiti con il buffet, che ha attirato le decine di partecipanti pronti ad afferrare un pezzo di salume nell'ala destra del castello. Al buffet è seguita la relativamente breve parentesi di presentazione della kermesse: una sfilata di Tolere e di Abbà di fronte a un pubblico che faceva a gara a spintonarsi per strappare la foto più bella.

Il vitello tonnato alla monferrina

Poi, verso le 22, tutti a tavola. C'era chi durante il buffet aveva mangiato per una settimana e chi (come noi poveri cronisti de La Voce) aveva passato il tempo del buffet a fare foto e video. Insomma, dei veri eroi dell'informazione! Ci siamo quindi seduti a tavola a stomaco vuoto.

Una prassi che nessun giudice dei talent di cucina consiglierebbe: "Se ti metti a giudicare il cibo a stomaco vuoto, poi va a finire che ti piace tutto!". Eh, magari... Ma andiamo con ordine, e partiamo con le bevande. Anzi, con la bevanda per eccellenza, il vino. Gli ospiti hanno potuto infatti gustarsi un Erbaluce, vino tipico di quella zona del Canavese.

L'insalata di polpo

I più attenti direbbero: Cosa? Ma quale Erbaluce? E avrebbero ragione. Il primo "scandaletto culinario" della serata era proprio l'assenza dell'Erbaluce tra i vini proposti. Ma come? In un Comune come San Giorgio, che rientra nella patria del famoso vino canavesano?

Gli organizzatori hanno preferito guardare altrove, servendo una Bonarda dell'Oltrepo Pavese, un Dolcetto di Dogliani e un Traminer Aromatico. Un Erbaluce-gate che in molti (tranne i pochi astemi sotto copertura) hanno notato.

La sfogliatina alla zucca e Castelmagno

Passiamo invece alle cose da mettere sotto ai denti. Si è partiti con un vitello tonnato alla monferrina senza infamia e senza lode, così, per preparare il palato. A seguire, l'insalata tiepida di polpo con pomodorini e olive taggiasche. Uno quindi si sarebbe aspettato polpo, pomodorini e olive taggiasche. Ogni promessa è un debito, no?

E invece sono spuntate le patate. Peraltro mezze crude. "Sembravano un po' dei sassolini" commentava qualcuno. Il che non sarebbe neanche malaccio, alla fine l'alta cucina consiglia il mix di consistenze per rendere più gustoso il piatto... Promossa invece la cottura del polpo, a pieni voti dai giudici di Masterch... ehm, de La Voce.

Il risotto con la mela kamikaze

Diciamo che almeno nell'insalata di polpo gli ingredienti si sentivano tutti. Non si può dire lo stesso della sfogliatina (alla zucca) con fonduta di Castelmagno. La zucca è tra parentesi perché si dice che qualcuno l'abbia intravista nel ripieno della sfogliatina, ma che per il palato sia rimasta un'entità metafisica, un ingrediente assente, troppo timido, coperto dalla valanga del Castelmagno.

E poi, finalmente, i primi: risotto con salsiccia di bra, miele e timo. Anche se poi, guardando bene, dal piatto spuntavano dei rettagolini chiari. Ma cosa sarà? si sono domandati in tanti. Assaggiando, beh, si è capito. Pareva proprio essere mela, spuntata dal nulla esattamente come le patate nell'insalata di polpo: un ingrediente-kamikaze, messo lì a sorpresa.

I ravioli del plin

Nessuno l'aveva prevista, eppure, questo va riconosciuto, la mela il suo sporco lavoro l'ha fatto: con il Carnaroli faceva una bella accoppiata, e nel complesso il piatto era buono. Dopo la cattura di Matteo Messina Denaro, però, i carabinieri del Ros hanno avviato le indagini per capire dove si sono nascosti altri due super latitanti: il miele e il timo. Nel piatto, hanno detto alcuni testimoni, non si sono visti.

Epperò non possiamo essere così cattivi, e così dobbiamo promuovere quantomeno due piatti: il secondo primo e il primo dei secondi. Un gioco di parole? Macché: i ravioli del plin in riduzione di vino rosso erano ottimi, e il cosciotto salmistrato pure: 110 e lode!

Il cosciotto salmistrato con condimento ospedaliero

Peccato per un piccolo particolare: le carote che accompagnavano il cosciotto dovevano essere glassate, e invece erano... bollite e basta, senza nessun accompagnamento che le ravvivasse. Assieme a cinque o sei povere patate, quindi, quelle carote hanno reso l'aspetto del cosciotto un po'... ospedaliero. Anche se, fortunatamente, sabato sera nessuno è andato al Gran Galà per ricoverarsi.

Tocco finale: la torta. Anche questa, va detto, promossa a pieni voti, a chiudere una carrellata di portate che, tra picchi di gusto e cadute di stile, ha tenuto i commensali incollati al tavolo fino all'una di notte.

La torta finale, che almeno non ricordava le Molinette nell'impiattamento...

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