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Ivrea

Nuovo prg, dietro l’angolo il pericolo del voto di scambio

In consiglio comunale un dibattito infuocato ma a senso unico. La maggioranza “legge”

Nuovo prg, dietro l’angolo il pericolo del voto di scambio

Condomini da 25 metri (di 6 o 7 piani) nell’area ex Montefibre, neanche un parcheggio in più nell’area di via Jervis e un posto a San Bernardo per tutte  le  industrie che chiederanno di insediarsi. E poi terreni fabbricabili che diventano agricoli per accontentare i proprietari stufi di pagare l’Imu e terreni agricoli che diventano fabbricabili per assecondare chi sta sognando di costruirci la propria casa. Poche righe sul nuovo ospedale, quasi niente sul parco dei cinque laghi, il peduncolo che diventa peduncolino, il traforo di Montenavale che non si sposta di un millimetro ed il casello autostradale di San Bernardo che fa capolino per la priva volta in una mappa....

Ciliegina sulla torta... si passa dalla visione dei 30 mila abitanti del precedente strumento urbanistico ad una città dei 25 mila, il tutto in linea con la decrescita non tanto felice dell’eporediese (C’era una volta l’Olivetti). Gli abitanti di Ivrea erano circa 23.500 nel 2001 e oggi circa 22.700.

Più che un piano regolatore “partecipato”, un banco di beneficenza: “Venghino signori venghino...”. Questa la sintesi della discussione dell’altra sera in consiglio comunale. 

All’ordine del giorno l’adozione del progetto preliminare della nuova variante di piano regolatore che porta la firma dell’architetto Giancarlo Paglia di Agliè. Lo han chiamato “Prgc 2030” e stando alla road map tracciata la documentazione verrà ora depositata in Comune per 60 giorni durante i quali, associazioni, cittadini e mondo politico, potranno prenderne visione e presentare osservazioni nell’interesse pubblico. Dopodiché il progetto preliminare diventerà definitivo con la semplice approvazione della giunta e potrà essere inviato in Regione per gli ultimi adempimenti, la conferenza di copianificazione e ulteriori osservazioni prima dell’adozione definitiva in consiglio comunale.

Capita tutto questo, se è vero che si andrà alle urne il 7 maggio, a pochi mesi dalle elezioni amministrative e non v’è chi non riesca a vederci un qualcosa di leggermente subdolo e allo stesso tempo rischioso, s’intende per i collegamenti che la Procura della Repubblica, in seguito ad un esposto, potrebbe costruire sull’eventuale “voto di scambio”.  Della serie: oggi ti accontento e domani mi voti.

Fa un ragionamento “strampalato” il sindaco Sertoli. Sostiene che sia meglio blindare tutto prima così poi, in campagna elettorale nessuno gli chiederà più niente (Ebbravo lui...!)

Per questo le Opposizioni gli han chiesto di lasciare il compito di decidere alla giunta che verrà. Poi di fronte ad un “no” che di più secchi non se n’erano mai visti, han votato contro. Tant’è! 

“Signor sindaco la invitiamo a fermarsi qui per consentirci quella discussione che non c’è stata... Si sta comportando molto scorrettamente anche nei confronti della città”“Signor sindaco la invitiamo a fermarsi qui per consentirci quella discussione che non c’è stata... Si sta comportando molto scorrettamente anche nei confronti della città”, l’ha esortato, per non dire “esercizzato” il capogruppo del Pd Maurzio Perinetti.

“Al posto vostro -  ha continuato - farei molto attenzione nella gestione della campagna elettorale. C’è un indubbio vantaggio per l’Amministrazione comunale uscente. A pensar male si fa peccato ma a volte ci si si azzecca. Vi ricordo che quando è stato presentato in Regione il preliminare tecnico, uno dei soggetti che ha fatto osservazioni è stato l’ufficio tecnico del comune. Era o non era una contraddizione...?.” 

Anche più inferocito il consigliere comunale Francesco Comotto.

“Sentirsi dire dall’assessore Cafarelli (e lo ha detto) che se questo piano non viene approvato  è da irresponsabili, io non lo accetto - ha tuonato - Come si può dire che si perde un anno? Perchè si perde un anno? Non si perde niente. E’ una forzatura che vincola la futura amministrazione a meno di revocare tutto ma sarebbe un disastro economico...”.

Comotto e Perinetti han chiesto chiaramente che le osservazioni (tutte quelle che arriveranno) siano oggetto di dibattito e non, invece, approvate dalla giunta, in solitaria e in piena campagna elettorale...

Un appello inutile. 

Sertoli di fronte all’invito non s’è mosso di un millimetro.

“Preferiamo chiudere il discorso, adesso per non giocare con le richieste dei cittadini in campagna elettorale. ..” ha più o meno risposto.

Altro non rimaneva da fare che cercare la “rissa”. Ci ha provato Perinetti, ahìlui, senza trovarla. 

Pensa te che roba... Nonostante il gran volume di pagine (centinia e centinaia) e soprattutto di cartografie, ha passato gli ultimi 10 giorni (questo il tempo che hanno avuto i consiglieri comunali di opposizione) a leggersi tutto quel che ha potuto.

“A pagina 89 - s’è lanciato lancia in resta - si definiscono case operaie le camilline che non lo sono. A pagina 19 sostenete che non volete tagliare gli alberi vicino al castello che sono già stati tagliati. A pagina 31 parlate della Dora Riparia ma è la Dora Baltea. Infine a pagina 58 vi siete dimenticati del Liceo Musicale. Chiederei infine di correggere le citazioni in latino: ce ne sono di sbagliate...!”.

Dito puntato pure sul “latinorum”, sul Decumanus e sul Cardo maximus declinati in maximu. E si faceva riferimento alle due arterie principali di epoca romana.

Insomma, pelo e contropelo...

“Credo che la discussione di questa sera sia una delle più importanti che il consiglio abbia mai affrontato in questa tornata amministrativa - ha aggiunto  Perinetti - L’organizzazione urbanistica del territorio è l’unico vero potere che ha un Comune.  Noto che l’unico vero e grosso obiettivo è la rigenerazione urbana che è un po’ pochino. La domanda è: che Ivrea vogliamo per i prossimi anni? Non si capisce qual è la visione. Ci saremmo aspettati un po’ più di coraggio ...

Davanti agli occhi una città che nasce romana, diventa importante per le miniere d’oro poi per i cavalli, poi è un marchesato, poi dà i natali al primo re d’Italia, poi nel 1800 si trasforma in centro militare con otto caserme infine si butta a capofitto dentro la rivoluziona industriale,  tessile,  meccanica e elettronica.

E adesso aldilà di quel “Venghino, signori venghino...?”

“L’unico fatto nuovo è il riconoscimento Unesco - ha puntualizzato Perinetti - Da questo punto di vista c’era un dovere di coglierlo...”.

E secondo Perinetti, considerando la presenza dell’Università, si sarebbe potuto immaginare un luogo di accoglimento degli studenti, ma soprattutto quel che proprio non riesce a digerire è che nel piano regolatore non sia stata identificata esattamente l’area in cui si vorrebbe  costruire il nuovo ospedale (“La decisione è della Regione, ma è inutile dire che ci crediamo se poi sul prgc non diciamo una parola. ...”).

Ancora più critico sul percorso partecipativo  iniziato con la precedente giunta, coinvolgendo cittadini e professionisti e che si è bloccato con l’assessore Michele Cafarelli (appena 8 riunioni in commissione, sigh).

“L’Amministrazione si è chiusa in sé stessa. Il risultato è un documento senza anima - ha stigmatizzato -  La montagna ha partorito il topolino....”

E poi sul mercato (“Resterà lì dov’è ed è una cosa scandalosa. Era il più importante del Piemonte e oggi è da strapaese. Lo si sarebbe dovuto immaginare in centro città. Lasciarlo in un’area sconquassata è una scelta sbagliata...”) ma soprattutto sulla possibilità di costruire in altezza nell’area ex Montefibre (“Si potrà arrivare fino a 25 metri e si rovinerà urbanisticamente la città!”)

Sbagliato infine per Perinetti la mancata condivisione degli obiettivi con i comuni vicini.

“Non è che dopo il cartello finisce il mondo, il mondo va anche oltre -  li ha presi per le orecchie -  Questa è una debolezza di tipo politico....”

Resta la domanda: Perchè lasciare in eredità alla prossima giunta il compito di terminare l’iter? 

Zitto come una mosca l’assessore Michele Cafarelli. Una specie di muro di gomma la maggioranza con in mano qualche foglietto scritto in precedenza peraltro letto con qualche difficoltà sia da Donato Malpede che da Fernando Pivato (il livello è veramente basso... sigh!).

La morale è tutta di Francesco Comotto di Viviamo Ivrea. Anche lui si è concentrato sulla visione di città e sulla società che sta cambiando, soprattutto invecchiando.

“La vita media si è allungata... I giovani scappano. Non è un dettaglio, ma su questo non si percepisce una strategia. Da un punto di vista tecnico urbanistico il prgc è ineccepibile, c’è la mente, manca il cuore e la prospettiva. Non riusciamo a vederla. Bravo l’architetto Paglia a cucinare con gli elementi che aveva...”.

E secondo Comotto mancano dei ragionamenti sull’area Montefibre e sul nuovo quartiere olivettiano mai nato.

“La convenzione con i costruttori - ha ricordato - è scaduta nel 2016 e non si è mai fatta un’analisi su dove ci ha portati. Parliamone! Nel prgc si dice poco e nulla salvo che qui si potrebbe fare l’ospedale….”.

Dito puntato poi sull’area canottieri non foss’altro che con una variante la si sarebbe voluta rendere edificabile e con il prgc  si va proprio in questa direzione.

“Quell’area lì non dovrebbe essere salvaguardata?” ha inforcato Comotto con il dito indice puntato sulla  nuova strada nei pressi del lago San Michele e sull’area nomadi (“E’ diventata un piccolo quartiere residenziale e c’è pure un’ordinanza di demolizione mai eseguita. Far vinta di non vedere non serve a nessuno...”).

La sintesi?

“Si era partiti da una visione eccessivamente visionaria del vigente prgc con quei 6 mila abitanti in più che già si sapeva non avrebbe potuto funzionaria, si era passati a una visione un po’ lombarda e un po’ utopista dello Studio Boeri partendo da un processo partecipativo, con i professionisti e i cittadini e si finiti con una totale assenza di strategia. Lo strumento è tecnicamente perfetto ma è un po’ da paese, con qualche terreno edificabile per chi vuol fare la casa al figlio. Se questa è la visione...”.

Anche secondo il grillino Massimo Fresc quel che è venuto meno in questi anni è stato il confronto sui temi che si stavano affrontando anche a causa della discontinuità tra il lavoro dello Studio Boeri e quello del gruppo dell’architetto Giancarlo Paglia

Questa discontinuità - ha sottolineato  - ha indebolito le precedenti osservazioni perchè riguardavano un altro documento...”.

Per esempio con Paglia l’edificabilità nell’area Montefibre è limitata a 60 mila metri quadri.

“Non ci si può non chiedere come si è evoluto il vecchio piano particolareggiato. Erano previste infrastrutture che non sono state realizzate. Più che concentrarci sulle superfici ancora libere si dovevano fare dei ragionamenti su quel che doveva essere e non è diventata e sulle mancate urbanizzazioni a cominciare dal sottopasso di via Verdi...”.

Grandi perplessità anche sull’altezza degli edifici che qui potranno arrivare a 6 / 7 piani (“Considerando l’impatto del poliambulatorio, si poteva stare più bassi...”).

Altro capitolo il lago San Michele, un argomento che a Fresc sta davvero molto a cuore. Nel nuovo prgc anzichè un miglioramento della viabilità esistente (per la quale Fresc si è speso con una petizione e più di 600 firme)  si punta tutto su una nuova strada che consuma terreni agricoli. (“Vedo contraddizioni con i principi sul consumo di suolo ai quali si ispira il prgc”)

In ogni caso secondo Fresc manca una soluzione  per il degrado che affligge via Arduino e “non si parla della nuova biblioteca, dell’ex tribunale, della sala cupola, dell’area mercatale...”.

Incarognito il consigliere comunale Fabrizio Dulla del Pd si è concentrato sul peduncolo (“Così ridimensionato se lo paga i Comune non la città metropolitana... Ergo non si farà mai...”) e sull’ospedale...

“Un errore  - ha tuonato - non esplicitare in maniera chiara e limpida la volontà di collocarlo in una determinata area. A torino nell’ufficio dell’assessore regionale Icardi si stilerà una classifica degli ospedali Abbiamo il dovere politico di non dare alcun appiglio per declassare Ivrea...”.

Teatrino finale con il sindaco che sull’ospedale non accetta critiche

Le assicuro che i contatti con l’assessorato sono continui se non quotidiani” ha risposto a Dulla

“Lei avrà rapporti con Icardi ma ce li hanno anche i sindaco di Alessandria, Savigliano, Cuneo e Vercelli...”.

Il piano regolatore vigente raccontava una città con 6 mila abitanti in più

Il vigente piano regolatore, denominato PRG 2000, venne approvato nel 2006. 

Fin da subito evidenziò dei limiti per alcune scelte strategiche palesemente sbagliate. 

Dal punto di vista demografico si prefigurava una crescita della popolazione pari a 6000 abitanti, ampiamente smentita dai fatti considerando che gli abitanti di Ivrea sono rimasti sostanzialmente gli stessi se non leggermente diminuiti. 

Ad analizzare oggi l’indice di vecchiaia cioè il rapporto percentuale tra il numero degli ultra-sessantacinquenni e dei giovani fino ai 14 anni si scopre poi fin troppo chiaramente l’incapacità degli allora amministratori di costruire un futuro per le nuove generazioni e per il territorio. 

Tanto per dire, nel 2021 l’indice è 184 a livello nazionale, 214 per il Piemonte e 270 per Ivrea. Ciò vuol dire fuga dei giovani, necessità di servizi adeguati per la popolazione anziana, calo demografico.   

E dire che nel 2006 la fine della Olivetti, azienda che aveva caratterizzato l’economia e la società degli ultimi 50 anni, era ormai cosa fatta e si sarebbe potuta e dovuta cogliere l’opportunità storica per una rivoluzione. 

“La verità - commentò il consigliere comunale Francesco Comotto - è che il precedente PRG mancava di un approfondito, quanto doveroso, studio sociologico o meglio ancora, socio-economico, in grado di restituire una reale fotografia della situazione per porre le basi, tramite un’accorta e responsabile pianificazione urbanistica, di un futuro sostenibile al nostro territorio facendo sì che la città di Ivrea riacquisisse quella leadership territoriale perduta negli ultimi decenni. Si è corso dietro a chimere quali Mediapolis e al disastroso Piano Particolareggiato dell’ex area Montefibre, al fantomatico, quanto inutile, tunnel di Montenavale, all’inutile, quanto ambientalmente disastroso, peduncolo e altre amenità del genere, ma così ci siamo anche giocati il futuro ed oggi servirebbe un miracoloso cambio di rotta e di paradigma che però proprio non si riesce ad intravedere...”.

Una storia cominciata nel 2017 sotto il segno dell’archistar Stefano Boeri

Un nuovo piano regolatore per la Ivrea del 2030. Se ne parlava da mesi anche nel dicembre del 2017. All’indice l’assegnazione dell’incarico per 100 mila euro ad un raggruppamento temporaneo che vedeva  come capofila l’architetto Massimo Giuliani di Pavia e l’archistar Stefano Boeri. Nel team, oltre a Stefano Boeri (coordinatore scientifico) e Massimo Giuliani anche Giovanni Sciuto, Lorenzo Giovenzana, Licia Morenghi, Marco Tosca, Aldo Besate, Cristiana Bernasconi, quindi il biologo Luca Bisogni,  il geologo Antonio Accotto, il sociologo Renato Cavalli e l’avvocato Giuseppe Ferrari. Tra le indicazioni della giunta guidata da Carlo Della Pepa la  “dimensione sostenibile e umanistica”. 

L'architetto Boeri

Che detta così poteva significare tutto, ma anche niente. Il pensiero stava sempre lì. Appiccicato al ricordo di Adriano Olivetti a cui si deve il primo trattato di urbanistica italiano, la “Città dell’Uomo”, pubblicato nel 1960. Mica per niente si era scelto Boeri, professore ordinario di Progettazione Urbanistica presso il Politecnico di Milano. Il suo studio ha progettato cose mai viste prima e non in ultima il Bosco Verticale di Milano, la Villa Mediterrané di Marsiglia e il Centro Polivalente di Changchun in Cina). Le linee guide generali vennero presentate da Massimo Giuliani ai cittadini il 20 marzo del 2018. E si discusse dalle aree dismesse o sottoutilizzate (pari a 177 mila metri quadrati) ma si puntò il dito anche su quel milione di metri quadri di superficie destinata a cambiare uso di cui solo 377 mila (260 all’ex Montefibre) effettivamente utilizzati  per nuove edificazioni.  

La tragedia Il 14 agosto del 2019, muore a  71 anni, stroncato da un attacco cardiaco, Aldo Besate, uno dei professionisti incaricato alla stesura del nuovo strumento urbanistico. Besate era l’unico piemontese  del team, l’unico, di fatto, a conoscere perfettamente la legislazione piemontese in materia. 

Il nuovo Prgc dello Studio Boeri identificava 5 aree strategiche: Area ex Montefibre (o Polo della Mobilità), Area Edifici Pubblici (via Cardinal Fietta), Polo della Canoa (fra via Dora Baltea 1 e lo Stadio della Canoa), Lago di Città-Risalita al Centro storico e Polo Culturale e, infine il Polo Sportivo (area ex Varzi). 

Diversamente dalle “visioni” del 2O18, dal progetto è scomparsa l’idea di spostare il mercato nel centro urbano, ma si prevede di collegare quest’area con il centro storico attraverso l’installazione di ascensori o scale mobili.  

Per l’area ex Montefibre si passava da una “visione residenziale” ad un Polo di Interscambio e di servizi, cioè ad una fotografia dell’esistente (Tribunale, Ambulatorio e Scuole). Nuova, invece, l’ipotesi di rendere gli edifici comunali di via Cardinal Fietta un Polo dell’Istruzione; idea già criticata in consiglio comunale non foss’altro che le scuole sono oggi dall’altra parte della Dora. Tra le altre cose la variante riportaav in auge il traforo di Monte Navale; ipotizzava di lasciar riemergere il Lago di Città; introduceva la possibilità  di spostare da un punto all’altra della città le capacità edificatorie e  pure un sistema di “destinazioni d’uso” al negativo (cioè per ogni area l’elenco delle cose che non si possono fare, lasciando ai proprietari tutte le altre possibilità edificatorie e di utilizzo).

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