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Il caso

Ex Casa del Sole: fine della guerra tra la cooperativa e il Comune, l'assessore alza il trofeo

Dopo l'annullamento del debito firmato dall'ex sindaco è arrivato l'accordo sulla cifra che il Comune dovrà pagare

foto di repertorio

foto di repertorio

La lunga diatriba legale tra Comune di Favria e la cooperativa MGL Gest ha, da fine novembre, un altro volto. Nel corso del giudizio d'appello, infatti, le trattative tra le due parti si sono concluse con un notevole ridimensionamento dell'importo che il Comune dovrà corrispondere alla cooperativa che ha gestito l'ex Casa del Sole, casa di riposo favriese al centro di numerose vicende travagliate nel corso degli ultimi quindici anni.

L’amministrazione ha infatti formulato una proposta transattiva per la MGL Gest che ammonta a 500mila euro, che verranno erogati in due tranches: 390mila entro il 31 dicembre di quest'anno, e 110mila entro il 30 giugno 2023. La proposta è stata accettata. La cifra è decisamente inferiore rispetto a quell'1 milione 364mila 532,40 euro originariamente previsti dalla vecchia transazione firmata dall'ex sindaco di Favria Serafino Ferrino nel giugno 2017.

Transazione che era viziata da un difetto di legittimazione (in parole povere, Ferrino non avrebbe potuto firmarla con le modalità che ha usato) e che era già stata annullata dal tribunale di Torino un anno fa. La vicenda è lunga e complessa, e per capire come si è arrivati qui occorre riassumerla velocemente.

La rsa ex Casa del Sole che oggi si chiama Villa Nizzia

Il guaio combinato da Ferrino

Tutto comincia nel 2004, con una gara d’appalto per l’assegnazione di una struttura di proprietà del Comune. Si tratta proprio della casa del Sole, una Rsa che all'epoca esisteva da poco meno di trent’anni e che il Comune affidava periodicamente tramite bandi di gara. La Mgl Gest srl vinse l’appalto e firmò il contratto.

Nel capitolato d'appalto era stato inserito un articolo, l’articolo 8, che spiegava chiaramente che, qualora l’azienda avesse apportato delle migliorie alla struttura in cui operava e non si fosse vista rinnovare il contratto dopo cinque anni, avrebbe potuto pretendere dal Comune il rimborso di tutte le opere.

Cinque anni dopo, però, le cose per la cooperativa erano andate in malora. Mgl Gest era infatti arrivata alla scadenza del contratto in morosità, con diversi debiti. Tra gli altri, anche coi suoi dipendenti e col Comune. Che proprio per questi motivi (il sindaco all'epoca era Giorgio Cortese) non rinnovò il contratto. C'era anche una sentenza del Tribunale di Ivrea, che nel 2011 aveva accertato la morosità dell’azienda e aveva fatto partire i pignoramenti verso terzi.

Da quel momento partì un'altra vicenda, e cioè quella dell'affidamento della casa di riposo alla Eurocoop Service di Pasquale Motta. Affidamento su cui era stato aperto anche un fascicolo, ed erano finiti sotto indagine diversi amministratori, tra cui il sindaco dell'epoca e i suoi assessori. Per gli amministratori è arrivata la prescrizione, mentre per Motta e altri complici il processo si è aperto quest'anno ed è tutt'ora in corso.

Pasquale Motta

Motta, però, era stato già condannato nel febbraio 2020 per aver riciclato, attraverso la gestione della casa di riposo, 300 mila euro provenienti da tre affiliati al locale 'ndranghetista di Desio

Ad ogni modo, tornando alla contesa tra Mgl Gest e Comune di Favria, nel quinquennio in cui la cooperativa aveva gestito la Rsa, aveva avuto modo di apportare effettivamente delle modifiche alla struttura, e, impugnando il famoso articolo 8, si organizzò per presentare la fattura all’Amministrazione Comunale.

Il tribunale di Ivrea

I lavori vennero fatti valutare dal CTU (Consulente Tecnico d'Ufficio). Risultato: 2 milioni 172mila 493,85 euro. A quel punto, la prassi avrebbe previsto l’apertura di un percorso legale per comprendere chi avrebbe dovuto pagare questi soldi. Ma questo non è avvenuto, e il Comune ha iniziato a pagare a rate il debito senza che nessuno l’avesse obbligato.

Nel 2016, poi, il procuratore fallimentare, senza aver mai fatto causa al Comune, aveva chiesto la mediazione del tribunale di Ivrea per risolvere definitivamente la questione. Intanto, il Comune aveva già pagato circa 800mila euro del debito.

Così, il 6 giugno 2017, il sindaco dell'epoca Serafino Ferrino aveva sottoscritto, di fronte all’organismo di mediazione una transazione con cui impegnava l’amministrazione favriese a pagare, e a saldare così il debito, alla Mgl Gest la somma di 1 milione 364mila 532,40 euro in rate mensili di 12mila 500 euro a partire dal 1 gennaio 2018.

L'ex sindaco Serafino Ferrino

Quei 12mila500 euro sarebbero arrivati dal canone di locazione che intanto il nuovo gestore dell'Rsa pagava al Comune. Spiegando a La Voce la vicenda, l'assessore favriese Silvio Carruozzo, che della vicenda legale si è occupato più di tutti in Giunta, aveva raccontato che c'erano soprattutto due irregolarità in quell'atto politico. In primis, “la mediazione non fu messa a bilancio".

In più, Ferrino firmò in solitaria la transazione, senza che il consiglio comunale gli desse l’incarico: è un tipo di modus operandi che non è regolare. Le normative, infatti, prevedono che si passi dal voto del parlamentino. 

L'ex sindaco firmò il lodo il 6 giugno 2017, pochi giorni prima che la sua Giunta lasciasse il posto a quelle guidata da Vittorio Bellone. Perché una mossa del genere? Carruozzo dichiarava a La Voce che “Ferrino è stato per vent’anni il signore di Favria, la persona attorno alla quale ruotava tutta la vita del Comune…”. A buon intenditor, poche parole.

L'odissea di Carruozzo

Insomma, come ha affermato Carruozzo ieri in consiglio comunale, Ferrino avrebbe firmato la transazione per "bloccare il bilancio di Favria per quattro anni", e per bloccare anche gli amministratori che l'avrebbero sostituito. Che fosse Bellone o Manfredi (suo assessore nell'ultima Giunta e candidato nel 2017 proprio contro Bellone), Ferrino avrebbe solo voluto ingessare la loro attività. L'ultimo atto del "signore di Favria".

A quelle elezioni aveva vinto Vittorio Bellone, e Carruozzo, diventato intanto assessore, si era messo al lavoro sulla vicenda con l'obiettivo di annullare quella transazione irregolare per ridurre il debito sulle spalle del Comune di Favria. Secondo gli avvocati ingaggiati dal Comune, le migliorie apportate alla casa di riposo da MGL Gest furono effettuate non col fine di rendere più efficiente la struttura in sé, bensì per ragioni legate al profitto all’azienda.

Silvio Carruozzo, assessore ai lavori pubblici del Comune di Favria

“Hanno aumentato i posti letto, va bene – ammetteva Carruozzo a La Voce - ma questo è andato a vantaggio loro e non del Comune”. In più, “il perito che ha dovuto valutare le migliorie ha contato tanti beni mobili come letti, scaffali, e persino pacchetti di crakers… tutti oggetti che MGL Gest poteva portare via con sé…” spiegava poi. 

C'erano poi altre questioni legate sia al contratto che aveva portato la Mgl Gest alla gestione della struttura sia alle inadempienze della cooperativa, che non le avrebbe concesso di pretendere i soldi delle migliorie. Insomma, quando Carruozzo si è messo a lavoro sulla vicenda ha capito che gli elementi per risparmiare qualcosa c'erano tutti.

Il tribunale di Torino si era pronunciato sulla vicenda il 19 novembre del 2021. La sentenza aveva annullato la transazione firmata da Ferrino "per difetto di legittimazione del sindaco pro tempore" e aveva condannato il Comune di Favria a pagare alla Mgl Gest 781mila 893,84 euro. Una bella riduzione rispetto alla cifra originaria

Riduzione che si è fatta ancora più importante a fine novembre, con questi 500mila euro che il Comune verserà nelle casse della cooperativa al posto dei quasi 2 milioni di cui si parlava dieci anni fa. Una bella cifra risparmiata. Il risultato è stato annunciato ieri sera in consiglio comunale, e gli animi si sono accesi parecchio soprattutto tra Carruozzo e il capogruppo di minoranza Francesco Manfredi.

Tra i due non scorre buon sangue, e lo scontro è stato sempre forte soprattutto quando a saltare fuori era questo tema. In più, è in corso in questo momento un processo in cui siede come imputato proprio Carruozzo, che, secondo i legali di Manfredi, avrebbe minacciato il consigliere dopo un consiglio comunale di diversi anni fa.  

La discussione in consiglio

"Finalmente siamo arrivati all'epilogo della triste storia della casa di riposo". Lo ha annunciato Carruozzo all'inizio del consiglio comunale di ieri sera. La frase ha inaugurato la discussione. Che si preannunciava accesa, e lo è stata.

"Nel marzo 2018 chiesi a Manfredi e a D'Aloia, all'epoca della transazione vicesindaco e assessore, se sapevano che il Comune di Favria non era mai stato condannato a pagare quella cifra" ha proseguito Carruozzo. Immediata la reazione di Manfredi dalla minoranza: "Assessore, si attenga alla relazione tecnica senza andare sul personale...".

Francesco Manfredi, consigliere di minoranza

"Hai finito di parlare?" la replica di Carruozzo, mentre la tensione tra i due era visibile a qualche chilometro di distanza. "Dobbiamo approvare di consiglio questa delibera - ha poi proseguito l'assessore - perché il Testo Unico dice che un impegno di spesa che tocca almeno due esercizi va approvato di consiglio".

Insomma, la transazione di 500mila euro che Bellone firmerà deve passare in consiglio. Esattamente la procedura che avrebbe dovuto seguire Ferrino quel 6 giugno 2017. 

"Quando c'è da essere obiettivi e corretti - ha iniziato Manfredi dopo aver ascoltato la relazione di Carruozzo - e quando si risparmiano i soldi per i cittadini ben venga. Complimenti all'amministrazione che è riuscita a portare a casa questo risultato. La cosa che dispiace è che in questi anni ci sia stato un accanimento nei miei confronti quando il sottoscritto non ha mai firmato nessuna transazione. Ricordo, inoltre, che la transazione è stata vista anche dall'ex segretario comunale e dall'avvocato. Noi ci asteniamo come gruppo di minoranza in quanto non abbiamo seguito il procedimento in prima persona e non siamo mai stati interpellati".

Vittorio Bellone durante il giuramento per il suo secondo mandato

"Speriamo che una parte di questi soldi vadano ai dipendenti della Mgl Gest - ha invece detto il sindaco, Vittorio Bellone - che aspettavano dei trattamenti di fine rapporto e altri crediti e che finalmente possano vivere in pace questi soldi che gli spettano. Speriamo che per Pasqua riescano a vederli".

A intervenire è stata poi l'altra consigliera di minoranza, Ilenia Scandale (Scalise e D'Aloia erano assenti). "Voi all'inizio avevate dichiarato che non c'era niente da pagare" ha detto.

"A mio avviso - ha risposto Carruozzo - non c'era da pagare nulla. Secondo me gli 800mila euro che l'amministrazione precedente aveva pagato erano già tanti, perché loro qualche anno se la sono goduta e perché ci hanno speso sì e no un milione di euro".

"Avevi detto che avresti votato a favore!"; "Tu avevi detto che avreste pagato..."

"Tu avevi detto che se tutto fosse andato bene tu avresti votato a favore, se vuoi faccio risentire l'audio a tutti" ha detto Carruozzo a Manfredi riferendosi al famoso consiglio del 2018 in cui si discusse il tema. "E tu fai sentire - la risposta di Manfredi - anche la parte in cui dite che se il Comune avesse tirato fuori un centesimo l'avreste pagato di tasca vostra tu, il sindaco e il vicesindaco".

"Lo disse il vicesindaco scherzando" ha detto Carruozzo. Manfredi è saltato dalla sedia: "Voto a favore ma voi tirate fuori i 500mila euro!". A quel punto, Carruozzo ha tirato fuori il cellulare e si è messo a cercare l'audio del consiglio in cui Manfredi dichiarava quelle frasi riportate da Carruozzo.

Manfredi ha poi ricordato come "l'atteggiamento che tu hai avuto in questi anni nei nostri confronti non era accettabile". Per Carruozzo, invece, si è trattato solo di scontro politico. Lo scontro tra i due ha toccato diversi temi, ed è riascoltabile completamente su questo sito.

"Perché avete autorizzato Ferrino? Ha fatto la transazione per bloccare il bilancio!"

Quando Carruozzo ha detto che avrebbe voluto raccontare qualcosa "a difesa" di Manfredi, in molti si saranno chiesti che gli prendeva. "A difesa" di Manfredi l'assessore ha detto che "non sapevi che non eravate condannati, qualcuno ve l'ha detto e tu ascoltavi cosa diceva il sindaco. Tu e D'Aloia hai creduto che noi fossimo stati condannati e che fare quella transazione fosse il male minore".

La delibera con cui si autorizzava Ferrino ad andare a transare, infatti, era stata approvata di Giunta. Giunta in cui c'erano Manfredi e D'Aloia, attualmente consiglieri di minoranza.

Gianni D'Aloia

"Ferrino - ha poi detto Carruozzo - ha fatto questa transazione per bloccare il bilancio del Comune per quattro anni. Quindi qualunque fosse stata la nuova amministrazione, che fosse quella di Bellone o di Manfredi, lui avrebbe potuto dire: 'Vedete? I nuovi amministratori non sono capaci di fare niente'. Grazie alla nostra scelta di non pagare abbiamo fatto diversi lavori che mi hanno dato delle soddisfazioni".

Poi la stoccata, bella pesante, di nuovo a Manfredi: "Se non vuoi votare a favore non smentisci quello che sei". A placare gli animi è intervenuto Bellone: "Il dibattito è stato abbastanza lungo e caldo". È durato mezz'ora? Macché: quattro anni.

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