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Ivrea
06 Dicembre 2022 - 00:37
Carcere
Due interrogazioni alla giunta comunale del sindaco Stefano Sertoli sul carcere di Ivrea anche alla luce delle notizie su di una nuova inchiesta giudiziaria che fa venire le lacrime agli occhi. E sono storie di detenuti maltrattati, picchiati, mobbizzati... Ed è quella cella che si chiude anche per reati minori e non sai mai come finirà. Ed è il freddo che ti entra nelle ossa. E’ l’attesa. E’ la speranza. E’ il vuoto...
In ogni caso, l’altra sera, in consiglio comunale, il Pd si è concentrato sul Garante che, in base al regolamento, ogni anno, dovrebbe rendere noto il suo operato attraverso una relazione al Consiglio Comunale.
L’ultima da loro “conosciuta” risale al settembre del 2019 ed è a firma di Paola Perinetto, poi sostituita da Raffaele Orso Giaccone.
“Chiediamo all’assessora Povolo - hanno inforcato Maurizio Perinetti, Fabrizio Dulla, Gabriella Colosso e Fiorella Pacetti - se si è adoperata per conoscere la situazione in cui versa la Casa Circondariale di Ivrea e se sia vero che negli ultimi 30 mesi vi sia stata una unica riunione del GOL (Gruppo Operativo Locale). Infine se si è proceduto a erogare, al Garante, quelle mille euro all’anno che il Consiglio aveva deliberato alcuni mesi fa...”.
Più o meno dello stesso tenore le richieste di Francesco Comotto di Viviamo Ivrea e del grillino Massimo Fresc.
Sgomenti per la notizia di una nuova inchiesta con 45 persone indagate per maltrattamenti che fa seguito a quelle già avviate per i gravissimi fatti del 2015 e del 2016.
“A quanto pare - hanno sottolineato - pestaggi e umiliazioni di ogni sorta sono continuati anche dal 2019 al 2022... Scopriamo di questa nuova indagine e siamo colti da un profondo senso di vergogna. Tutto questo avrebbe dovuto essere da stimolo all’Amministrazione e all’assessore al sociale.”.
Un inferno a cui si aggiungono i problemi di sovraffollamento, di mancanza di personale e di mancate manutenzioni della struttura.
Comotto e Povolo hanno poi ricordato che nel Consiglio Comunale del 20 dicembre 2018 era stata approvata all’unanimità una mozione che impegnava l’Assessore “ad attivarsi immediatamente presso tutte le Istituzioni competenti al fine di scongiurare la chiusura della casa circondariale”, quindi anche a riattivare un canale di comunicazione con l’Amministrazione Penitenziaria programmando nel tempo visite periodiche da parte di Consiglieri Comunali e assessori.
“Non si era anche detto - hanno guardato in faccia Povolo - di organizzare uno o più incontri invitando i responsabili della gestione della casa circondariale, gli operatori del settore e le associazioni di volontariato che operano nella struttura? Se non altro con la precedente Amministrazione qualche attività la si era svolta. Negli ultimi 4 anni e mezzo non sappiamo se il carcere c’è o non c’è..”.
Nulla! Non si è fatto un bel cavolo di nulla

Francesco Comotto, consigliere comunale
“Riuscite almeno a relazionarci - hanno continuato a pestare i piedi Comotto e Fresc - su quel che sapete dei gravissimi fatti appresi sui mass media che ledono fortemente l’immagine della nostra città? Abbiamo un’idea su come reagire?”
Nel rispondere l’assessora Giorgia Povolo è partita da lontano, dall’ultima relazione del garante Paola Perinetto del settembre 2019.
“Quella dell’anno successivo - ha informato - era poi stata depositata ed è disponibile. Manca la relazione del 2021 perchè la garante era stata sostituita....”.
“Abbiamo stanziato mille euro come deciso - ha continuato Povolo rispondendo al Pd - Per i rimborsi il Garante dovrà presentare delle pezze giustificative...”.
Infine è vero che il GOL è stato convocato solo una volta nel dicembre del 21, ma si sta organizzando un tavolo con l’obiettivo di coinvolgere il Garante regionale Bruno Mellano.
Su tutto il resto è “nebbia in val Padana”: la giunta non è a conoscenza di niente di più rispetto a quanto letto sui giornali.
“Tutto quel che avviene nel carcere è di competenza del Ministero di grazia e giustizia. Non abbiamo i polso sulla vita all’interno delle mura...”, si è messa sulla difensiva Povolo snocciolando una serie di progetti per l’inserimento lavorativo e abitativo, realizzati con Caritas e con la Cassa delle Ammende.

L'assessora ai servizi sociali Giorgia Povolo
Poi rispondendo a Comotto e a quella mozione sull’eventuale chiusura del carcere...
“Non si è posto il problema di chiusura - ha ribattuto - Io in carcere vado spesso. Ogni qualvolta avvengono delle rappresentazioni. L’ultima volta ci sono stata il 18 novembre con il parlamentare di zona per incontrare il Comandante. Il 12 luglio con il sindaco per un incontro con l’ex magistrato Gherardo Colombo. In ogni caso credo che come consiglio comunale laddove ci fosse veramente la volontà, una visita la si possa organizzare...”.
Per niente soddisfatto della risposto Comotto ha rinnovato l’invito a fare di più e come lui la consigliera comunale Gabriella Colosso.
“Il carcere - ha sintetizzato quest’ultima - sta diventando un corpo estraneo e non lo possiamo permettere. Le pene dovrebbero tendere alla rieducazione e un’amministrativa attenta dovrebbe lavorare per contrastare il rischio di recidiva. Il Gol deve lavorare. E’ un tavolo importante per le persone detenute e per il loro reinserimento sociale. E’ su quel tavolo che si devono trovare delle risposte alle sofferenze....”.
Colosso ha suggerito di organizzare un consiglio comunale in carcere. Vedremo...
Dall'inizio dell'anno ci sono stati 79 casi di suicidio in carcere, il numero più alto mai registrato negli ultimi 10 anni. In un rapporto il Garante delle persone private della libertà personale segnala come il dato sia ancora più allarmante se lo si rapporta al totale dei detenuti: nel 2022 sono infatti 11mila in meno rispetto al 2012, ma ci sono stati 23 suicidi in più.
Si tratta di 74 uomini e 5 donne, 33 erano riconosciute con fragilità personali o sociali, senza fissa dimora, persone con disagio psichico; circa un suicidio su 5 si verifica nei primi 10 giorni dall'ingresso.
In 10 anni in totale sono stati 583 i suicidi. Per quanto riguarda i suicidi avvenuti nel 2022, a dispetto di quanto ci si potrebbe aspettare, il rapporto del Garante nazionale sottolinea che "le condizioni della vita detentiva o la durata della pena ancora da scontare o della carcerazione preventiva spesso non sembrano risultare determinanti nella scelta di una persona detenuta di togliersi la vita. Troppo breve è stata in molti casi la permanenza all'interno del carcere, troppo frequenti sono anche i casi di persone che presto sarebbero uscite".
Secondo l'analisi del Garante, sembra piuttosto che "lo stigma" percepito dell'essere approdati in carcere costituisca l'elemento cruciale: 49 persone, pari al 62 % del totale, si sono suicidate nei primi sei mesi di detenzione; di queste, 21 nei primi tre mesi dall'ingresso in Istituto e 15 entro i primi 10 giorni, 9 delle quali addirittura entro le prime 24 ore dall'ingresso. Questo vuol dire che circa un suicidio su cinque si verifica nei primi dieci giorni dall'ingresso nel carcere. Inoltre, fra le 79 persone suicidatesi 5 avrebbero completato la pena entro l'anno in corso, 39 avevano una pena residua inferiore a 3 anni; solo 4 avevano una pena residua superiore ai 3 anni e una soltanto aveva una pena residua superiore ai 10 anni. Un picco si è registrato nel mese di agosto, quando in carcere gran parte delle attività si fermano, con ben 17 casi.
Il commento della Consigliera comunale Gabriella Colosso

Nessun uomo è un’isola. Non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te.
La questione della Casa Circondariale è una delle questioni, di questa Città, a cui tengo molto e le mie interpellanze al riguardo hanno sempre avuto come obiettivo quello di “tenere aperto il dibattito” su un luogo importante della città e accendere i riflettori sul rapporto tra il carcere e la città: la Casa Circondariale, con questa amministrazione, sta diventando un corpo estraneo rispetto a Ivrea e questo è inaccettabile.
La condizione del carcerato è una condizione transitoria, e le pene, come recita la Costituzione all’art. 27, devono tendere alla rieducazione. L’obiettivo di una amministrazione attenta è quello di contrastare il rischio di recidiva e di offrire una formazione e strumenti affinché chi ha sbagliato e ha pagato per il suo errore, abbia anche la possibilità di esercitare il diritto sacrosanto a ricostruirsi una vita, attraverso percorsi che aiutano a creare il proprio futuro all’interno della società. Che è, appunto, ciò che vuole la nostra Legge fondamentale.
Il tema dei diritti deve occupare i primi posti dell’agenda di ogni amministratore perché i detenuti non possono essere cittadini di serie B, ma devono essere considerati nelle loro esigenze e le carceri devono garantire un livello di vivibilità che non può essere negato a nessuno. L’istituzione del GOL (da quando è stato aperto il carcere di Ivrea c’è sempre stato e riuniva amministrazione comunale, con i suoi vari assessorati, direzione carcere, consorzio servizi sociali, agenzie formative, terzo settore, volontariato) va in questa direzione, una direzione disattesa da questa amministrazione che ritiene di convocarlo 1 volta ogni tanto.
Il GOL è un tavolo cittadino sul carcere, formale, dove tutti gli attori si impegnano a stabilire delle azioni e delle regole per la gestione interna delle persone detenute e per il loro reinserimento sociale. Sociale in senso lato, sociale significa lavorativo ma anche tutto quello che serve per un vero reinserimento, perché solamente il lavoro non basta. Diciamo che se una persona perde un pezzo del sostegno della propria vita facilmente poi perde anche il lavoro, allora è necessario mettere attorno ad un tavolo gli assessori, gli enti, le ASL e quanti si occupano dei detenuti, per studiare/organizzare fatti concreti che dimostrano l’esistenza di una volontà politica che concretizza le istanze.
Una volontà politica che concretizza istanze che vanno nella direzione di far star meglio la persona detenuta, che sperimenta percorsi alternativi di giustizia, ad esempio, quella riparatrice (in questo senso l’amministrazione ha perso un treno a non esserci quando la Moro e Faranda si sono raccontate), che osa proporre percorsi “altri”.
Altri ai soli cantieri di lavoro, altri ai soli inserimenti lavorativi che poi non trovano sbocco in assunzioni …
Come non è possibile, anche se forse non di competenza di una Amministrazione, conoscere lo stato (riscaldamento, la salute, lo stato delle celle) in cui stanno i detenuti fra quelle mura.
Altra parte che va ascoltata e che si deve aprire al dialogo con il territorio è l’Amministrazione Penitenziaria, accogliendo iniziative e proposte educative e proponendosi come risorsa per la collettività.
Da ciò la mia proposta (già sperimentato in alcune Città), che presenterò tramite una mozione nel prossimo Consiglio Comunale, affinché si organizzi un Consiglio Comunale all’interno dell’Istituto, finalizzato a dare elementi di conoscenza delle problematiche interne al servizio penitenziario e promuovere, quindi, l’avvio di un dialogo fra il carcere e il territorio. Primi passi, questi, per unire una Comunità, soprattutto quando fatica affermarsi l’idea che il carcere è parte importante di una più ampia comunità locale e deve per questo essere oggetto di attenzione e di cura, nella sua specificità, da parte di tutti.
Gabriella Colosso, Consigliera PD
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