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"Non si può morire in solitudine perché non c'è il green pass..."

"Non si può morire in solitudine perché non c'è il green pass..."

Salme (archivio)

"Non si può morire in solitudine perché non si ha il green pass...". E’ tornata Rosanna Spatari della “Torteria”: martedì scorso era tra i manifestanti che di fronte all’ospedale di Chivasso hanno organizzato un presidio contro il green pass e per chiedere la “riumanizzazione” dei percorsi diagnostici, terapeutici ed assistenziali negli ospedali.

Dopo la chiusura del locale di via Orti, diventato simbolo durante la pandemia della resistenza contro le restrizioni per il Covid-19, Spatari torna in prima linea.

https://www.giornalelavoce.it/chivasso-la-torteria-vince-nei-tribunali-la-citta-si-interroga-allora-aveva-ragione-spatari-456446

Insieme agli attivisti di “Coordinamento Piemonte”, “Ancora Italia”, “Italia Sovra e Popolare”, “Il popolo italiano”, “Libera Scelta Statale 590”, “CLN Comitato di Liberazione Nazionale”, “FISI Federazione Italiana Sindacati Intracategoriali”, “No Paura Day”, “Organizzazione Popolare Rivoluzionaria Di Sana e Robusta Costituzione”, ha distribuito volantini e raccolto firme sotto un gazebo allestito in corso Galileo Ferraris, di fronte all’ingresso dell’area monumentale dell’ospedale.

La persona, al momento del ricovero, è letteralmente sottratta agli affetti dei famigliari e rinchiusa nella sua camera di degenza - si legge nel volantino distribuito dagli organizzatori del presidio e indirizzato al direttore generale dell’Asl To 4 Stefano Scarpetta -; queste limitazioni fanno sì che il paziente sia completamente spersonalizzato, come se privarlo della sua dimensione relazionale fosse un normale prezzo da pagare in cambio di terapie volte alla guarigione, in tempo di post emergenza covid. Invece la presenza del parente al fianco della persona è una preziosa risorsa per le cure medico-infermieristiche, soprattutto in questo frangente, con gli organici ridotti all’osso”. 

“[…] Non garantire un adeguato fine vita, quindi prospettare la morte in solitudine per chi non è provvisto di lasciapassare verde, equivale a generare discriminazioni, compromettere la dignità degli essere umani nonché i valori millenari di un popolo che affonda le sue radici nella cultura cristiana - prosegue la nota -. Tra la legge e la sua applicazione, fa la differenza il buon senso di chi è chiamato ad applicarla. Il green pass ha dimostrato la sua fallacia scientifica, infatti il suo obbligo è decaduto ovunque, tranne che nelle strutture di cura dove il suo controllo è consuetudine innestata nella pratica assistenziale quotidiana post-covid”. 

I manifestanti chiedono quindi “il libero accesso ai famigliari, caregivers, visitatori delle categorie di pazienti cosiddetti fragili o in situazioni cliniche particolari come fine vita, presenza di barriere linguistiche, stato di agitazione psicomotoria”. Pretendono “l’omogeneizzazione delle condotte professionali circa le visite dei parenti e riumanizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali”.

Infine vogliono un “canale comunicativo preferenziale per segnalare direttamente alla direzione sanitaria qualsiasi condotta professionali non conforme a suddetto regolamenti”.

Covid: verso il reintegro di medici ed operatori sospesi

È in via di definizione un provvedimento che consente il reintegro in servizio del personale sanitario soggetto a procedimenti di sospensione per inadempienza all’obbligo vaccinale, prima del termine di scadenza della sospensione.

E’ quanto ha annunciato nei giorni scorsi il neo ministro della Salute Orazio Schillaci in un comunicato, rendendo nota anche la sospensione della pubblicazione giornaliera del bollettino dei dati relativi alla diffusione dell’epidemia, ai ricoveri e ai decessi, che sarà ora reso noto con cadenza settimanale.

Il ministro della Salute, a sei mesi dalla sospensione dello stato d’emergenza e in considerazione dell’andamento del contagio da Covid-19, ritiene “opportuno avviare un progressivo ritorno alla normalità nelle attività e nei comportamenti, ispirati a criteri di responsabilità e rispetto delle norme vigenti”.

Le direzioni sanitarie valutino l’obbligo mascherine per operatori sanitari sulla base dei rischi, reparto per reparto, a tutela dei fragili” e “serve inoltre un provvedimento per risolvere il contenzioso delle aziende sanitarie e ospedaliere con operatori no vax sospesi”.

E’ quanto sostiene la Fiaso in una nota dopo l’annuncio del ministro della Salute Orazio Schillaci. “La caduta dell’obbligo delle mascherine all’interno degli ospedali non esonera comunque le aziende sanitarie e ospedaliere dal rispetto della legge sull’igiene e la sicurezza sul lavoro che comporta una valutazione del rischio, reparto per reparto”.

I medici ospedalieri, gli Ordini e gli infermieri, intanto dicono no alla norma che abolisce l’uso delle mascherine in ospedali, Rsa e strutture sanitarie. “Troppo pericoloso - affermano -, perchè si metterebbero a rischio i soggetti più fragili”.

https://www.giornalelavoce.it/medici-contro-lo-stop-delle-mascherine-negli-ospedali-un-rischio-che-non-ci-possiamo-permettere-477629
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