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Alcune considerazioni sulla guerra...

Alcune considerazioni sulla guerra...

Guerra in Ucraina

“De bello”, ovvero alcune considerazioni sulla guerra… Curioso questo conflitto, raccontato all’ora di cena, tra una forchettata e l’altra, da inviati sempre più audaci, coperti da giubbotti antiproiettile così voluminosi da farti credere che si possa stare in guerra anche senza farsi troppo male. Una guerra immortalata sui social da immagini che mi fanno venire in mente il testo di una vecchia canzone di un celebre cantautore: “E tirano certe bombe che sembrano dei giocattoli, che ammazzano le persone e risparmiano gli scoiattoli…”. Già, non vorrei perdessimo di vista che cosa è veramente la guerra e, soprattutto, lo perdessero i nostri ragazzi. La guerra è un boato assordante, il tonfo di un edificio che crolla, le urla strazianti dei tuoi vicini con cui, fino a qualche giorno prima, parlavi di calcio e di politica. La guerra è il nostro bambino che, appena ci distraiamo un attimo, tocca una macchinina trovata per strada e salta per aria, perché, appunto, “tirano bombe che sembrano giocattoli”. La guerra è nostra madre lontana di cui, improvvisamente, non sappiamo più nulla. La guerra è nostro fratello più piccolo che, fino a ieri, ti raccontava dei suoi sogni futuri ed oggi parte per fare il soldato. “In guerra non c’è nulla di romantico”, diceva un deluso soldato napoleonico, protagonista di una famosa canzone di fine anni Novanta. Proprio così. Le immagini apparse sui social di soldati russi e ucraini che si abbracciano, di anziane donne ucraine che fanno a gara per sfamare giovanissimi militari russi prigionieri o di volontari che salvano tutti i cani randagi di Kiev, sono illusorie. Pensare che l’umanità continui ad esistere anche in tempo di guerra fa certamente bene alla nostra coscienza, ma nulla ci distolga dal tenere chiaro in mente, e dall’ insegnare ai nostri ragazzi, la sacrosanta verità che sosteneva Abraham Lincoln: “Non c’è niente di buono nella guerra, eccetto la sua fine”. Per il secondo tema, disturbo Leopardi: “La guerra più terribile è quella che deriva dall’egoismo e dall’odio naturale verso altrui”. Educhiamo alla pace organizzando veglie e marce, appendendo bandiere ai balconi o cantando John Lennon a squarciagola in piazza. Ci sta, ben venga. Ma il seme dell’odio viene da più lontano. Germoglia nelle curve degli stadi, nei discorsi di politici tracotanti, nei post in cui denigriamo un avversario, nelle parole che scagliamo come pietre, nella presunzione di essere sempre nel giusto. Ed i bambini ci guardano, di sottecchi, mentre, con passione, colorano la bandiera della pace che la maestra ha dato loro da completare a casa. La terza, ed ultima, considerazione è di carattere personale. Devo, infine, fare outing e confessare la mia colpevolezza rispetto ad un crimine terribile ed odioso: sono laureato in lingua e letteratura russa… Proprio così. Ammetto le mie colpe. Ho amato lo stile oscuro di Dostoevskij; ho sognato ad occhi aperti leggendo Bulgakov; sono stato rapito dall’ironia di Gogol’ e dalla incisiva semplicità di Cechov; mi sono spesso fatto cullare dalla malinconica dolcezza dei versi di Anna Achmatova; con uno sforzo da fachiro, ho letto nello stesso mese “Guerra e Pace” ed “Anna Karenina” e, da qualche parte, conservo ancora la copia della Pravda in cui Gorbaciov parla di “trasparenza”. Ma, soprattutto, confesso di aver dato  sfogo ad una mia turpe voglia: ieri sera, infatti, al ristorante, dopo i peperoni con la bagna caoda, ho ordinato dell’insalata russa! Nientemeno! Attendo le sentenze accusatorie degli integerrimi censori da tastiera. Me le merito. Ho esagerato.
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