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Posti letto Covid. Il Dirmei ordina ai direttori generali di fare “ammuina...”.

Qualcuno ha presente, il “facite ammuina” della Reale Marina Borbonica, utilizzato in occasione di visite a bordo delle alte autorità del Regno? In napoletano “ammuina” significa “caos” e, all’ordine “facite ammuina” “tutti chilli che stanno a prora vann ‘a poppa e chilli che stann ‘a poppa vann’a prora, chilli che stann’a ddritta vann’a sinistra e chilli che stann’a sinistra vann’a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann’n’coppa passann’tutti p’o stesso pertuso: chilli che  ce stanno n’coppa vann’abbascio, chi nun  tene nient’affa, s’aremena a ‘cca e a llà...”. Un modo semplice semplice per far vedere cose che non esistono. Bene! Questo è quel che più o meno è stato chiesto dal Dirmei (Dipartimento interaziendale Malattie infettive) a tutti i direttori generali, durante un incontro tenutosi la scorsa settimana. Di “barare”, proprio così, sui posti letto Covid. Un modo (il più becero) per evitare il passaggio in zona arancione e poi in zona rossa, legato, come tutti sappiamo, all’indice di occupazione delle terapie intensive e semi intensive.       A tutti (ai direttori generali s’intende) è addirittura stata fornita una tabella con il numero esatto da diffondere e poi da comunicare al Governo. E si leggono cose da brividi. Un totale di 6.525 posti letto che diventano 7.025 con  l’inserimento di qualche clinica privata. Dei giorni scorsi, per esempio, l’annuncio dei 40 posti letto alla  Clinica Eporediese,... Numeri campati per aria. Letti che non ci sono. Per alcuni ospedali è come se esistesse una capacita di trasformazione in totalmente Covid dalla sera alla mattina, cosa che non è. Tutto inventato a tavolino con in mano la bussola dei ricoverati il 30 novembre del 2020, epperò quel giorno, è bene dirlo, i pazienti Covid non erano così tanti. Tanto per dirne una all’ospedale di  Ivrea (che conosciamo) si è arrivati ad un massimo di 79, altro che 120 come si vorrebbe dar da bere oggi. Ma poi 120 dove li recuperano? E i 599 del San Giovanni? E i 307 a Biella? E i 182 a Ciriè. Morale? Alla fine di una discussione più che mai serrata qualche direttore si è alzato ed è andato via non prima di aver sbattuto i pugni sul tavolo  e in faccia al Direttore Dipartimento  Emilpaolo Manno e al responsabile della programmazione sanitaria Franco Ripa che l’avevano convocata. Più di tutti Giovanni La Valle della Città della salute, Maurizio Gaspare dell’Aso Mauriziano e Mario Sanò dell’Asl di Biella. Non abbiano notizie di cosa abbia pensato, soprattutto detto il direttore generale dell’Asl To4 Stefano Scarpetta, perfettamente allineato ai suoi  tanti silenzi.  “Ma come posso io dire che posso arrivare a 244 posti letto... Voi siete pazzi!” si sarebbe messo a urlare il direttore del Mauriziano. Quel che fa ridere (e ci sarebbe da mettersi a piangere) è che i numeri, essendo un dato oggettivo, significano tante cose, per esempio che in questi anni sarebbero stati portati avanti una serie di lavori peraltro richiesti più e più volte per evitare l’uso delle sale operatorie in emergenza. La verità è che non s’è mosso un bel cavolo di nulla. Tutto fermo in progetti preliminari e esecutivi. Molti ospedali continuano ad essere quasi (o senza il quasi) da terzo mondo, i pronto soccorso continuano a scoppiare e i reparti sono praticamente fermi “In queste settimane è stato fatto un lavoro di potenziamento della disponibilità di posti letto da destinare ai pazienti covid - commenta, perfettamente allineato, l’assessore alla sanità Luigi Genesio Icardi -. Questo, in condivisione con il Ministero, e in linea con quanto già fatto da altre Regioni, ci ha consentito di aggiungere in area medica altri 970 posti ai 5.824 che facevano già parte della potenzialità del Piemonte. In particolare 500 nuovi posti sono frutto della collaborazione con il sistema sanitario privato e gli altri della riorganizzazione nelle aziende sanitarie previste dal nostro piano pandemico. Restiamo in zona gialla osservando negli ultimi giorni un rallentamento della crescita dei nuovi casi, segnale positivo e indicativo dell’avvicinamento al plateau, ma questo non significa che possa calare il nostro livello d’attenzione e resta massimo l’impegno nel garantire la migliore assistenza ai cittadini che nelle prossime settimane potrebbero averne bisogno. E oggi più che mai è importante che chi non ha ancora aderito alla campagna vaccinale lo faccia, perché è l’unico modo che abbiamo per contenere le ospedalizzazioni nelle forme gravi a cui può portare il coronavirus”.

Con i vecchi conteggi il tasso di occupazione dei posti letto ordinari era del 28,4%, numeri che avrebbero portato da lunedì 17 gennaio al passaggio in zona arancione, ma con gli “aumenti” virtuali il pericolo è stato scongiurato. Se non è una presa per i fondelli questa, diteci voi che cos’è! La domanda è pressochè scontata: ma che serietà c’è in tutto questo. Che credibilità può avere una Istitituzione che mofica “pro domo suo”  i numeri di una pandemia...

Liborio La Mattina

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