Le mafie stanno cercando di mettere le mani sugli oltre 191 miliardi di fondi europei destinati all’Italia e per farlo cambiano rapidamente pelle: niente più violenza ma una “silente infiltrazione” nell’economia legale, sfruttando l’emergenza Covid e soprattutto quell’ “area grigia” che si muove nel mondo della pubblica amministrazione, della politica, della finanza e delle professioni. L’ennesimo allarme sulle mosse della criminalità organizzata in tempi di pandemia arriva dalla
Relazione della Direzione investigativa antimafia relativa al secondo semestre del 2020: un’analisi ancora più dettagliata dei fenomeni già emersi nei primi sei mesi dell’anno del lockdown che a giugno indicava come ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra avessero iniziato a guardare con molto interesse ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
'ndrangheta
Una strategia criminale che segue due linee ben precise: da un lato c’è “il tentativo di rilevare le imprese” finite in difficoltà a causa dell’emergenza e dall’altro, quello di accaparrarsi “le risorse pubbliche stanziate per fronteggiare l’emergenza sanitaria”. Obiettivi per i quali le mafie continuano costantemente a modificarsi. Come ha sottolineato più volte il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho,
da tempo le organizzazioni criminali hanno capito che “l’indice non serve più per sparare ma per movimentare denaro”. La conferma è nei numeri: rispetto allo stesso periodo del 2019 si registra da un lato il calo degli omicidi di tipo mafioso e delle associazioni mafiose (passati rispettivamente da 125 a 121 e da 80 a 41) e dall’altro un aumento dei delitti connessi con la gestione illecita dell’imprenditoria, le infiltrazioni nei settori produttivi e l’accaparramento di fondi pubblici. Gli episodi di corruzione e concussione sono passati da 20 a 27, l’induzione indebita a dare o promettere utilità da 9 a 16, il traffico di influenze illecite da 28 a 32, la turbata libertà degli incanti da 28 a 32. Un’evoluzione che non sarebbe possibile senza la collaborazione dei colletti bianchi, con i quali ci sono ormai vere e proprie “sinergie”, e che è testimoniata dai nuovi settori sui quali hanno puntato le attenzioni le mafie: accanto agli interessi ‘tradizionali - usura, estorsioni, traffico di droga - ci sono il gioco d’azzardo (gaming), le scommesse (betting) e il contrabbando di prodotti energetici.
In Piemonte
Più nello specifico in Piemonte si è giunti, nel tempo, alla costi- tuzione di veri e propri locali che senza abbandonare il florido settore del narcotraffico e non disdegnando, se del caso, condotte violente e asfissianti azioni estorsive finalizzate al controllo del territorio inquinerebbero il tessuto economico anche grazie a una diffusa corruttela.
Dalle inchieste degli ultimi anni sono infatti emerse frequenti commistioni tra le consorterie criminali e i gangli della pubblica amministrazione tanto da far esprimere il Procuratore Generale della Repubblica di Torino, nel gennaio 2020, con parole di forte preoccupazione destinate a riecheggiare per lungo tempo ancora:
“...si registra, in molti casi, una certa “neutralità” del territorio e di sue componenti sociali, che hanno nei confronti di questi personaggi un atteggiamento spesso ambiguo, altre volte di soggezione, altre volte, purtroppo, come le indagini hanno dimostrato, una accettazione ed una condivisione di fini e di strumenti criminali. Pure hanno messo in luce quelle indagini, contiguità e collusione con esponenti politici...”.
Puntuale è stato il riscontro circa l’esatta riproduzione di strutturati organismi mafiosi di matrice calabrese vivacemente attivi nella gestione di affari economici illeciti e in costante contatto con la casa madre reggina a conferma del carattere unitario della ‘ndrangheta. Per la provincia di Torino è emersa l’operatività del locale di Natile di Careri a
Torino (c.d. “dei natiloti”) istituito dai CUAIETTO-PIPICELLA di Natile di Careri unitamente a esponenti delle ‘ndrine CATALDO di Locri, PELLE di San Luca e CARROZZA di Roccella Ionica; del locale di
Cuorgnè, emanazione dei locali di Grotteria (specificamente della famiglia BRUZZESE), di Mammola (i CALLÀ), di Gioiosa Jonica (con particolare riferimento al gruppo URSINO-SCALI) e di Condofuri (CASILE-RODÀ); del locale di Platì a
Volpiano originato dai BARBARO e da alcuni affiliati al cartello TRIMBOLI-MARANDO-AGRESTA di Platì; del locale di
Rivoli espressione delle consorterie di Cirella di Platì e della ‘ndrina ROMEO di San Luca; del locale di Gioiosa Jonica a
San Giusto Canavese istituito dagli SPAGNOLO-VARACALLI di Ciminà e Cirella di Platì con elementi delle cosche URSINO-SCALI di Gioiosa Ionica e RASO-ALBANESE di San Giorgio Morgeto; del locale di Siderno a
Torino fondato dai COMMISSO di Siderno e da alcuni elementi dei CORDÌ di Locri; del locale di Cassari di Nardodipace a
Chivasso costituito dai GIOFFRÈ-SANTAITI e dai SERRAINO di Reggio Calabria e Cardeto, dai PESCE-BELLOCCO di Rosarno e dai TASSONE di Cassari di Nordipace; del locale di Gioiosa Jonica a
Moncalieri istituito dagli URSINO di Gioiosa Ionica, unitamente ad alcuni affiliati agli URSINO-SCALI di Gioiosa Ionica e agli AQUINO-COLUCCIO di Marina di Gioiosa Ionica; del locale di
Giaveno impiantato dai BELLOCCO-PISANO del locale di Rosarno e da esponenti della famiglia palermitana MAGNIS; del locale di San Mauro Marchesato a
Torino riferibile alla famiglia MAGNIS di Cutro direttamente riconducibile ai GRANDE ARACRI.
Per la provincia di Vercelli risulterebbero censiti il locale di Santhià espressione della ‘ndrina RASO-GULLACE-ALBANESE e il locale di Livorno Ferraris espressione dei COMMISSO e delle consorterie vibonesi di Sorianello e Nardodipace.
Il tessuto criminale che riguarda la provincia è stato interessato nel semestre da importanti esiti giudiziari. Tra tutti di particolare rilevanze l’operazione “Carminius/Bellavita 416 bis” conclusa nel marzo 2019 dalla Guardia di finanza e dai Carabinieri nei confronti di un sodalizio contiguo alle famiglie del vibonese ARONE-DEFINA-SERRATORE collegate alla cosca BONAVOTA. L’organizzazione è attiva nel Comune di Carmagnola e nelle aree limitrofe è risultata impegnata nella commissione di delitti in materia di stupefacenti, armi, riciclaggio, estorsioni e furti, nonché nell’acquisizione del controllo di attività economiche del settore edilizio, dei trasporti, della ristorazione, del commercio di automobili e delle slot machine. Nelle mire della consorteria vi era anche l’acquisizione indebita di appalti dal Comune di Carmagnola e il procacciamento di voti durante le consultazioni elettorali. In tale contesto, il 10 novembre 2020 con rito abbreviato il GUP del Tribunale di Torino ha condannato 2 imputati per associazione di tipo mafioso e per scambio elettorale politico-mafioso.