Tutto sto cancan per l’integrazione di un paio di articoli del Codice penale e, a corredo, l’istituzione dell’ennesima «giornata contro» nella quale sono organizzati cerimonie e incontri informativi nelle scuole. Va beh! Mi hanno colpito, invece, la quantità e qualità delle firme a sostegno e la conversione di molti media. Un esempio? Presto detto. «Sette», il settimanale di Corsera, nel giro di qualche settimana ha dedicato ben due copertine a Vip (Very Important Person) che, come si dice, hanno fatto outing o, meglio, hanno reso confessione pubblica del fatto che, certe mattine, si svegliano «più maschio e altre più femmina», oppure sono proprio e felicemente gay.
Il disegno di legge Zan intende ampliare la casistica dei reati di istigazione e propaganda, ricomprendendo oltre che le «idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale, etnico e religioso» anche quelle basate «sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità». Una legge Mancino ampliata, insomma.
Ora, sappiamo che il movimento femminista ha sempre diffidato «dell’eccedenza della legge», ottenendo in tal modo «buoni compromessi sul piano legislativo, per esempio nel caso della legge sull’aborto e di quella sullo stupro». Per questa ragione sono sorpresa del sostegno al disegno di legge Zan di molte donne che hanno legami con il femminismo. Il movimento femminista infatti non ha mai chiesto una legge contro la misoginia, contro la quale «il miglior antidoto si chiama pratica politica».
Entra in questione il primo articolo dal titolo «definizioni», mediante il quale si definiscono cosa si intende per sesso, per genere, per orientamento sessuale e per identità di genere. In tal modo si cristallizzano giuridicamente termini e concetti, trasformandoli in normativi. Una vera invasione di campo del giuridico, pericolosa e difficile da accettare. Mi sembra di rilievo l’obiezione di quante sostengono che, prendendo a prestito dal linguaggio femminista «identità di genere», nel disegno di legge se ne sovverta il significato. Infatti, il femminismo non ha inteso l’identità di genere come «l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione», cioè al genere a cui le persone trans sentono di appartenere a prescindere dal sesso di nascita. Piuttosto con la locuzione «identità di genere» si è inteso e si intendono ruoli e funzioni sociali che permeano e strutturano la società, vale a dire il sistema socialmente costruito intorno a quelle stesse identità (cioè il ruolo di genere).
Lo slittamento del significato fino alla sua sovversione è un punto particolarmente critico del disegno di legge, non chiarendo affatto i motivi che spingono i proponenti ad una simile declinazione, se non ammiccare ad una comunità di potenziali elettori, un po’ come per il voto ai sedicenni. Così proposta, l’identità di genere sembra un’arma brandita contro le donne, per la quale «la realtà dei corpi – in particolare quella dei corpi femminili – viene fatta sparire».È stato il pensiero della differenza, quel «noi siamo e abbiamo un corpo» che ha permesso l’emergere della soggettività femminile.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.