Tutte le strade portano a Gavio o al Gruppo
Gavio e se non proprio tutte, quelle piemontesi di sicuro sì. Portano oggi, ma chissà che cosa succederà domani.. La notizia diramata nelle scorse ore, infatti, è qualcosa di “clamoroso”. In un comunicato di poche righe il Gruppo
ASTM (cioè Gavio) informa che il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso contro l’esclusione in sede di prequalifica adottato dalla Commissione del Ministero delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili in data 19 dicembre 2019.
Sotto la lente di ingrandimento il procedimento di aggiudicazione delle tratte autostradali
del 27 novembre scorso. E parliamo della A21 Torino-Piacenza, della A5 Torino-Quincinetto, della bretella di collegamento A4/A5 Ivrea-Santhià e del Sistema Autostradale Tangenziale Torinese.
Inutile sottolineare che il trasferimento della rete al Gruppo ASTM (cioè ai Gavio) era subordinato all’esito di questo giudizio di riforma rispetto alla precedente decisione del Tar del Lazio.
“Prendiamo atto della sentenza del Consiglio di Stato – scrive la società –
ma restiamo fermamente convinti della legittimità del nostro operato e della sua rispondenza alla legge. Valuteremo insieme ai nostri legali ogni ulteriore iniziativa in tutte le sedi competenti a tutela dei nostri diritti…”.
Morale?
Tutte queste tratte potrebbero passare dal gruppo Gavio al Consorzio Stabile Sis, gruppo italo spagnolo, controllato in misura maggioritaria dalla torinese Inc della famiglia Dogliani.
Il motivo alla base dell’esclusione del raggruppamento di imprese sarebbe da ricercare nei requisiti richiesti per l’esecuzione dei lavori, posseduti dalle imprese mandanti ma non anche dalla capofila concessionaria.
In particolare, nelle carte si legge che il Consiglio di Stato ha ‘respinto’ giudicandolo ‘infondato’ il ricorso in appello che la Salt, Società Autostrada Ligure Toscana (controllata da Astm, ndr) in qualità di mandataria del raggruppamento temporaneo di imprese con Itinera, Euroimpianti, Sinelec e Proger ”non avrebbe dimostrato il possesso di attestazione Soa (requisiti per la costruzione, ndr) necessaria per l’esecuzione (in misura maggioritaria) dei lavori oggetto della concessione”, come prescritto dal bando di gara.All’inizio del mese di dicembre, comunque, il Gruppo Astm si era aggiudicato le concessioni per le autostradali A12 Sestri Levante-Livorno, A11/A12 Viareggio-Lucca e A10 Savona-Ventimiglia.
E capitava tutto questo dopo che, a luglio, Astm aveva acquistato dalla Città di Torino e dalla Città Metropolitana il 19,347% del capitale di Sitaf, portando la sua quota al 67,22% del capitale, per un valore a base d’asta fissato a 150 milioni di euro.
Sitaf, per la cronaca, era titolare della concessione (scadenza nel 2050), per la gestione del traforo del Frejus, lungo circa 13 km, e dell’Autostrada A32 Torino-Bardonecchia della lunghezza di 73 km.
La scalata
La scalata di Gavio in Sitaf era chiara fin dall’ottobre del 2019 quando sborsò all’azionista Mattioda di Cuorgnè la bellezza di 53,6 milioni per acquistare il 10,19% salendo al 47,08% con Anas al 51,09.
Quatto quatto, zitto zitto, mentre ancora i giornali raccontavano la scandalosa gestione di Atlantia che andava avanti ininterrottamente dalla caduta del ponte di Genova, Gavio aveva continuato a fare affari come non ci fosse un domani, di fatto non subendo alcun contraccolpo per la tragedia sfiorata il 24 novembre 2019 con il crollo del viadotto sulla Torino-Savona che solo per miracolo non fece registrare vittime.
Astm è, manco a dirlo, secondo in classifica tra i mega concessionari del Belpaese con quasi 1.500 chilometri di autostrada gestita.
E 1.500 km sono davvero una cascata di denaro, così tanto da consentire per l’appunto l’acquisto di quote Sitaf per 272 milioni e, appena qualche mese prima quelle di Mattioda in Ativa per un controvolare di 48,9 milioni e, come abbiamo già detto, sempre di Mattioda in Sitaf per 53,6 milioni. Il totale (tenetevi alla sedia) fa 374 milioni abbondanti, che sono una cifra davvero da capogiro.
Il rinnovo
Limitandoci alla Torino-Quincinetto, tra gli obblighi del nuovo concessionario, oltre ad un piano finanziario della durata di 12 anni c’è anche il pagamento di circa 305 milioni di euro agli attuali concessionari (171 milioni per Ativa e 134 per Satap)
che a questo punto, dopo l’acquisto di un ulteriore 30% di Ativa da parte di Gavio diventerebbero quasi tutti soldi per il Gruppo Gavio. Ricapitolando: se Gavio dovesse perdere la gara se li farà dare da chi ha vinto.
Il nodo idraulico di Ivrea
Tra gli obblighi
indicati nel bando, oltre al nodo idraulico di Ivrea, anche l’adeguamento sismico di tutti i cavalcavia e dei sovrappassi e un piano di risanamento acustico.
Alle cifre indicate si aggiungono, infine, circa 685 milioni per la manutenzione ordinaria, più l’obbligo di mantenimento di tutto il personale, un
nuovo sistema tariffario e tutt’intorno a Torino anche un nuovo sistema di pagamento attraverso il Free-flow Multilane con eliminazione
dei caselli della Falchera, di Bruere, Settimo Tangenziale, Beinasco, Trofarello e Vadò.
Nel senso che si pagherà anche in assenza di caselli, che non è proprio quel che stanno invocando da mesi alcuni sindaci. Ancor meno si prevede l’eliminazione dei caselli sulla To5 per trasformare un pezzo di autostrada in circonvallazione di Ivrea.
Aldilà di come finirà –
e con molta probabilità resterà tutto nelle mani del Gruppo Gavio – quel che non si è ancora capito è se si siano o meno conteggiati gli utili realizzati dai privati in questi anni di proroghe, il tutto in detrazione ai conteggi per il subentro.