MARIO DRAGHI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
La certificazione l’ha data Salvini, che tra tutti è quello che quotidianamente sforna dichiarazioni non guardando a quel che è bene per il Paese ma in base al sentiment del Paese suggeritogli dalla sua “Bestia” con le antenne sensibili: ora basta, qui non ce la si fa più, e quindi bisogna «riaprire tutto, subito dopo Pasqua». E’ inutile che Draghi e Speranza replichino appellandosi al buonsenso («se e quando riaprire lo vedremo in base ai dati»): i dati - i morti, i ricoverati, la curva dei contagi, la situazione negli ospedali - li guardano ormai soltanto i medici, il Cts e alcuni nel Governo. Ma gli italiani - o, perlomeno, gran parte di loro - vogliono solo uscire, tornare al lavoro o a scuola, ad incontrare gli amici, a viaggiare, a una possibile “normalità”. E pazienza se le terapie intensive sono al collasso e se qualcuno (ancora tanti, purtroppo) muore: qui ormai anche quelli rimasti vivi stanno sclerando, sono sempre più insofferenti alle interviste ai virologi e ai cambi di colore delle regioni, e se escono sul balcone non è per cantare ma per urlare cose irriferibili. Dopo un anno di forzata clausura la gente - soprattutto chi non ha uno stipendio fisso e garantito - non la tieni più.
I dati della pandemia in Italia in queste settimane sono, a ben guardare, peggiori di quelli della primavera 2020: quindi a rigore, se si volessero applicare le misure di contenimento suggerite dalla comunità scientifica, non ci sarebbe alcun motivo razionale per allentare le restrizioni; ma anche Draghi ha capito che arrivati a questo punto un qualche sfiato alla pentola a pressione Italia lo deve dare, ed è per questo che dopo Pasqua potranno tornare a scuola tutti gli studenti fino alla prima media, anche nelle “zone rosse” in cui fino a poco tempo fa era vietato anche solo portare a spasso il cane a due isolati da casa. Rispetto a fine 2020 o inzio 2021 non è migliorata la situazione sanitaria: è peggiorata la condizione economica e psicologica del Paese. Non è che alle elementari si torna sui banchi perché il rischio di contagio tra i bambini, dopo Pasqua, sarà minore rispetto a quello che c’era prima di Natale: si torna in aula perché le famiglie non riescono più a gestire i figli piccoli a casa in orari lavorativi, e allora scendono in piazza per far riaprire le scuole.
Ovviamente ogni piccolo e settoriale segnale di apertura scatena gli esclusi, che si vedono scavalcati nella lista delle priorità e si arrabbiano ancor di più: «e perché i teatri no?», «e perché i ristoranti solo a pranzo?», e via lamentandosi. Salvini ha capito che per non perdere ulteriori consensi non può lasciare la bandiera del generale malcontento solo alla Meloni rimasta pressoché l’unica all’opposizione, e allora cerca di cavalcarlo pur essendo leader di un partito che è al governo.
Con il nuovo Presidente del Consiglio la campagna vaccinale, va detto, per ora non presenta risultati molto diversi da quelli ottenuti dal suo predecessore: il “cambio di passo” ancora non si vede, e nemmeno il generale Figliuolo è ancora riuscito a raggiungere i numeri auspicati. Draghi insiste - anche in sede europea - su un’accelerazione dei vaccini perché ha capito che non può chiedere altro tempo e altri sacrifici alle categorie produttive, e perché si rende conto che il Paese è economicamente e psicologicamente sfinito: i tanto attesi “ristori” e “sostegni” sono tardivi e insufficienti, e l’unica strada per uscirne è una rapida vaccinazione di massa. Sperando che le multinazionali del farmaco non ci facciano aspettare troppo, e che nel frattempo la pentola a pressione non scoppi.
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